venerdì, 21 Febbraio, 2020

Chi di #Facebook ferisce
di Facebook perisce

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Doina Matei

Doina Matei

Violato l’obbligo di “continenza”, una sorta di codice etico cui ogni magistrato dovrebbe attenersi mentre segue un’indagine. Galeotti furono gli occhi spauriti di Gabriel Garko, sentito dopo l’esplosione della villa in cui alloggiava in vista della sua partecipazione al festival di Sanremo. I commenti ammiccanti sul bel “valletto”, postati in bella vista sul profilo Facebook del pubblico ministero Barbara Bresci, l’hanno inguaiata. E non poco.

Come per Doina Matei si è riaperta la cella del carcere di Venezia, così la procuratrice è stata sollevata dall’incarico affidatole.

Ovviamente dal suo profilo social sono stati cancellati tutti i commenti ammiccanti, frutto di una visione dell’indagine ritenuta puberale, anche se in rete si trovano facilmente in forma di screenshot (ovvero dei fermo immagine di schermate). Un presente ingombrante che secerne scherno e ferocia.

Che siano foto di vita comune di persone condannate per reati efferati o commenti sdolcinati su personaggi pubblici, la rete non perdona. Le reazioni si espandono a macchia d’olio, con un contagio mediatico che – quasi sempre – punisce l’autore. Una rivoluzione di costumi e di valori che necessita di un proprio retroterra culturale, di una scala di regole. Il web si evolve come un magma dove parole semplici e ingenue possono traghettare verso le lacrime. Bisognerebbe inventare una grammatica del cloud felice, perché Internet pare un giudice impossibile da contestare. Chi di Facebook ferisce, di Facebook perisce.

Alessia Chinellato

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