mercoledì, 5 Agosto, 2020

Facebook ti aiuta a togliere le mutande al cervello

0

Sembra solo ieri mattina che il mai abbastanza compianto Prof. Stefano Rodotà svolgeva il suo ruolo di severo garante della privacy; invece, sono già passati 13 anni da quel 2007, quando terminò il suo incarico, perché la riservatezza finisse nell’oblio.
Ancora oggi, però, il suo segno indelebile è incessantemente presente nella nostra vita. Accade, ad esempio, quando ci viene chiesto di firmare una montagna di carte affinché ogni azienda pubblica o privata rispetti la legge sulla privacy.

Accade poi che neanche abbiamo terminato di apporre la nostra firma su quei fogli che, in maniera solenne, difendono la riservatezza dei nostri dati personali, che il nostro telefonino squilla incessantemente. Alla linea troviamo una voce rassicurante e persuasiva che vuole proporci una tariffa migliore sul consumo di energia. Agganciamo e notiamo che abbiamo ricevuto una serie di mail con le quali un importatore di olio africano pubblicizza la qualità del suo prodotto inondando la memoria del nostro telefono oltre che appesantendo la casella mail. Ma come facevano a sapere che la scorsa sera, mentre ero collegato via rete con dei colleghi, stavamo per l’appunto parlando dell’olio del frantoio che faceva mio nonno e di cui ero un grande estimatore? Che ci sia un grande fratello, un micro-chip nel mio telefono che spia le mie ricerche e persino le mie riunioni da remoto?

Cosi, lamentiamo incessantemente questa continua violazione della nostra vita, criticando un sistema che, a nostro avviso, non ci difende adeguatamente.
Poi, zitti zitti, boni boni, nel buio della notte, approfittiamo del profilo che ci siamo appena creati su Instagram e Facebook, per inondare di immagini e raccontare la nostra vita ai nostri nuovi compagni cui abbiamo chiesto amicizia.

Altro che quei chiacchieroni da bar i quali appena esci, dopo aver preso il caffè, chiacchierano e chiacchierano sul tuo conto, persino a proposito del colore delle mutande che indossi. Ma che vogliono questi ficcanaso? – pensi, origliando per caso i loro pettegolezzi. E appena ci rifletti, realizzi che la notte prima tu stesso avevi confidato quel particolare delle mutande colorate a mamma Instagram con tanto di immagine. Te ne eri dimenticato?

È nella natura dell’uomo quella di raccontarsi al mondo e l’avvento dei social ci ha liberato dai pregiudizi e dalle paure. Infatti, tutte quelle donne e tutti quegli uomini che avevano sempre desiderato di stendersi su un lettino per raccontare all’analista i problemi irrisolti dell’infanzia, ora hanno una nuova occasione per dar libero sfogo alla libera associazione di idee (e di immagini, non piu mentali).
Santo Facebook e Santa Instagram che gratuitamente hanno permesso a noi, popolo dei social, di toglierci le mutande che avevamo indossato al cervello e mostrare le nostre nudità più intime e recondite del pensiero.

Angelo Santoro

Condividi.

Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

Leave A Reply