domenica, 7 Giugno, 2020

FALCHI E SCIACALLI SOPRA IL CIELO EUROPEO

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L’Europa mostra il suo volto più cupo, quello di un Continente Vecchio e rancoroso. Ieri una riunione che ha sconvolto ogni aspettativa. Nessuno avrebbe immaginato che nell’ora più buia invece di stringersi l’Unione dei 27 avrebbe tentato di allargare ancora di più la forbice delle differenze: i falchi non ci stanno. Germania e Olanda non hanno intenzione di soccorrere Roma e Madrid alle prese con una vera e propria emergenza di tipo sanitario e quindi economica e sociale. Per i nordici il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) è fatto per le crisi.
A videoconferenza finita il presidente Conte ha chiarito che nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne. “L’Italia ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 lo abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1.6 anziché 2.2 come programmato. Qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire a una guerra che dobbiamo combattere insieme per vincerla quanto più rapidamente possibile”.
La richiesta era quella di poter calmare i mercati che a un certo punto potrebbero reagire male contro qualche Stato esposto per l’aumento del debito: chi ce l’ha già molto alto, come l’Italia, rischia grosso. Il Mes prevede una condizionalità stretta, anche se in questo caso un po’ meno. Inaccettabile usare le stesse procedure della crisi del debito sovrano (tipo Grecia), dicono Conte e Sanchez. La Francia si schiera con gli euromediterranei. Poi si pensava al coronabond, l’emissione di una obbligazione comune da parte di una istituzione Ue (probabilmente la Banca europea degli investimenti) che scarichi la pressione sui bilanci nazionali e dia il messaggio anche simbolico che la tenuta della Ue è su tutti i lati della crisi: sanitario, economico e finanziario.
In parole povere, come spiega il Corriere “uno Stato membro chiede soldi in prestito per poter finanziare le proprie opere di intervento — quelle classiche (sanità, infrastrutture, spese militari, etc) e quelle straordinarie, non programmate, com’è appunto il caso dell’emergenza coronavirus —; e il debito viene spartito tra tutti gli Stati membri. Ed è per questo che la Germania, che è considerata virtuosa, per via dei suoi conti in ordine, rispetto a Paesi come l’Italia e più in generale i Paesi del Sud dell’Europa, ancora una volta frena su questo progetto”.
Nemmeno l’invito dell’ex Governatore Mario Draghi ferma la chiusura dell’asse Germania, Olanda e Finlandia, cui si aggiungono Austria e i paesi dell’Est, gli ultimi arrivati, ma i primi pronti a schierarsi con i Falchi che sorvolano sul cielo europeo.
La notizia della riunione di eri e del mancato accordo pesa come un macigno sulle borse che oggi continuano a scendere. Gli indici si appesantiscono poi nel pomeriggio con l’apertura di Wall Street: Milano affonda a -2,9%, Londra precipita al -5,52%, Francoforte cede il 3,32% e Parigi il 4,47%. Soffre anche la Borsa Usa, nel giorno in cui è atteso l’ok della Camera al piano di aiuti da 2 mila miliardi di dollari che ha già ricevuto il via libera dal Senato: il Dow Jones perde il 3,9%, lo S&P il 3,76% e il Nasdaq il 3,53%.
Ma non manca anche chi approfitta di questo momento drammatico per tornare a cavalcare l’onda dell’eterna campagna elettorale. Il leader della Lega, Matteo Salvini, prende la palla al balzo e torna a parlare di Italexit: “Altro che `unione´, questo è un covo di serpi e sciacalli. Prima sconfiggiamo il virus, poi ripensiamo all’Europa. E, se serve, salutiamo. Senza neanche ringraziare”.
Per fortuna il Presidente Conte è consapevole che non è il momento di fare guerre e dà 10 giorni all’Europa per battere un colpo e trovare una soluzione adeguata alla grave emergenza che tutti i Paesi stanno vivendo. “Affidiamo ai 5 Presidenti il compito di tornare con una proposta in 10 giorni, d’accordo con Sanchez” ha detto.
All’interno dell’Ue c’è consenso per assegnare ad alcuni paesi deboli come l’Italia risorse più sostanziose, ma con una destinazione precisa e sotto il controllo dell’Europa (come avviene per i fondi strutturali) secondo quanto stabilito nei Trattati, sottoscritti da tutti i paesi e votati da tutti i Parlamenti. Inoltre non è solo l’Italia a scontrarsi con l’incubo Covid-19. La Spagna ed altri paesi potrebbero trovarsi in emergenze e ristrettezze addirittura più gravi. E tutti (non esclusa la Germania) il Day After avranno mastodontiche esigenze di cassa, per cui nessuno si svena per un paese che crede di imporre ricatti.
Il presidente della PSE Sergei Stanishev ha scritto ai leader del Partito socialista europeo per presentare la proposta della PSE per un piano di risanamento per l’Europa.
PES ha tenuto due videoconferenze presiedute da Stanishev – con i leader dei partiti membri e con primi ministri progressisti, vice primi ministri, commissari europei progressisti e leader del gruppo S&D.
“Il Covid-19 – ha detto Stanishev – ci ricorda con forza della necessità di una maggiore solidarietà all’interno delle nostre società e tra gli stati membri. Un piano di ripresa progressivo necessita un coordinamento europeo più forte e Stati. Allo stesso tempo combattere un’epidemia richiede forti sistemi sanitari. Così come combattere le conseguenze economiche di una epidemia richiede forti reti di sicurezza sociale, forti servizi pubblici e investimenti pubblici audaci”.

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Riguardo l'Autore

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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