domenica, 15 Dicembre, 2019

Falcone e Borsellino 27 anni dopo la strage

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Oltre settantamila studenti in corteo per ricordare la strage di Capaci avvenuta il 23 maggio 1992 nell’autostrada Trapani-Palermo per assassinare il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta.
Per l’anniversario, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno reso omaggio alle vittime della strage deponendo una corona di alloro davanti alla stele che ricorda l’eccidio.
Palermo ha accolto la ‘Nave della Legalità’ con un lungo applauso, i palloncini con i colori del tricolore, i nomi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Francesca Morvillo e degli agenti delle scorte, l’inno di Mameli e gli striscioni per ribadire che ‘Le loro idee camminano sulle nostre gambe’. La nave, salpata ieri dal porto di Civitavecchia con a bordo 1.500 studenti provenienti da tutta Italia, è attraccata intorno alle 8 al porto del capoluogo siciliano. Sulla poppa dell’imbarcazione come ogni anno è stata srotolata la gigantografia che ritrae i giudici Falcone e Borsellino in un sorriso complice.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato: “A ventisette anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, legate dalla medesima, orrenda strategia criminale, la Repubblica si inchina nel ricordo delle vittime e si stringe ai familiari. Vanno ringraziati quanti da una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l’indifferenza che le sono complici. I nomi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina sono indimenticabili. Nella loro disumanità gli assassini li hanno colpiti anche come simboli, a loro avversi, delle istituzioni democratiche e della legalità. Il loro sacrificio è divenuto motore di una riscossa di civiltà, che ha dato forza allo Stato nell’azione di contrasto e ha reso ancor più esigente il dovere dei cittadini e delle comunità di fare la propria parte per prosciugare i bacini in cui vivono le mafie. Questa riscossa, ha già prodotto risultati importanti. Ma deve proseguire. Fino alla sconfitta definitiva della mafia, che Falcone e Borsellino hanno cominciato a battere con il loro lavoro coraggioso, con innovativi metodi di indagine, con l’azione nei processi, con il dialogo nella società, nelle scuole, soprattutto con una speciale attenzione all’educazione dei giovani. Giovanni Falcone avrebbe da pochi giorni festeggiato i suoi 80 anni. La mafia sanguinaria ha spezzato la sua vita, ma non il suo esempio di magistrato, il suo insegnamento di uomo delle istituzioni, la sua testimonianza civile. Falcone, come Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rocco Chinnici, non era mai arretrato davanti alla minaccia criminale. Anzi, è stato determinante nel costruire strumenti più idonei di contrasto alla mafia, istruendo il primo maxi-processo, svelando aspetti non conosciuti dell’organizzazione criminale, contribuendo a far nascere la Procura nazionale e le Direzioni distrettuali antimafia. L’eredità costituita dalle sue conoscenze, dalla sua tenacia, dal suo rigore etico, è un patrimonio preziosissimo”.

Il premier Giuseppe Conte, a Capaci, al Giardino della memoria, parlando davanti a rappresentanti istituzionali ed agli atudenti, ha detto: “Oggi siamo qui in un clima di festa, che potrebbe essere una contraddizione. Oggi è l’anniversario di una tragedia, ricordiamo questa giornata, anche con la mia presenza, come un giorno di dolore. Però è anche una festa. Questa è la nostra forza. Questa commemorazione è diventata la festa della legalità e questo è un colpo dal punto di vista culturale”.

L’anniversario è stato costellato di polemiche e defezioni con fratture nel fronte antimafia. All’appuntamento annuale nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, organizzato dalla Fondazione Falcone, assenti quest’anno molti leader di associazioni note per l’impegno antimafia come pure il governatore Nello Musumeci e il presidente dell’Antimafia all’Ars Claudio Fava. Al centro della polemica la presenza del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Tra i volti storici dell’antimafia c’è chi ha invitato apertamente a boicottare l’evento, come il fratello di Peppino Impastato, Giovanni. Anpi e Arci Palermo hanno così organizzato una sorta di contromanifestazione alla Casina No mafia di Capaci. Giovanni Ferro, tra i promotori dell’appello, ha detto: “Siamo stanchi di questa parata istituzionale quando sappiamo che tutte le stragi che ci sono state hanno visto pezzi dello Stato coinvolti”.
Su un lenzuolo appeso a un balcone nei pressi del carcere dell’Ucciardone si è letta la scritta: “Noi non ti vogliamo”. La protesta dei lenzuoli è arrivata così anche nel capoluogo siciliano, dove da ieri sera in pieno centro sono apparsi alcuni volantini con su scritto: “Un siciliano che vota Lega è un siciliano che non conosce o non rispetta la propria storia. Un siciliano che vota Salvini è un siciliano senza dignità”.

Maria Falcone, la sorella del giudice antimafia ucciso nella strage di Capaci ha detto: “Le polemiche non devono esistere perché dividono e creano isolamento. La cosa bella di cui parlare sono questi giovani che vengono a Palermo per ricordare Giovanni, Paolo e per parlare di legalità e lotta alla mafia. Non devono esserci distinzioni nel fronte antimafia, perché le polemiche creano grossissimi problemi all’antimafia e sono un premio alla mafia”.
Anche Leoluca Orlando ha disertato la cerimonia al bunker. Il sindaco di Palermo, accogliendo all’ingresso dell’Aula bunker il presidente della Camera, Roberto Fico, ed il premier Conte, ha detto: “Mi ero augurato che qualsiasi presenza istituzionale oggi a Palermo e all’Aula bunker non si trasformasse in occasione per comizi pre-elettorali. Ho appreso che purtroppo non sarà così col previsto intervento di chi solo tre giorni fa ha attaccato i magistrati siciliani. Il dovere di rispettare la memoria di quell’Aula, del Pool antimafia che vi realizzò il primo maxi processo, del Comune di Palermo che a quel processo per la prima volta si costituì Parte Civile; soprattutto il dovere del rispetto della memoria di chi si è battuto a costo della vita contro ogni violenza e violazione dei diritti e del diritto, quel dovere mi impone di non essere presente all’Aula bunker purtroppo trasformata in piazza per comizi. Sarò oggi nelle piazze della città con i cittadini di Palermo e con gli studenti di tutta Italia, sarò lì dove si renderà doveroso omaggio istituzionale e umano alla memoria delle vittime”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, intervenendo a Radio Anch’io su Radio Rai 1, ha detto: “Chi si divide sulla lotta alla mafia sbaglia. Chiunque usi una giornata come questa per attacchi politici non fa un torto a Salvini ma al Paese”. Poi, a Palermo, nell’Aula bunker per ricordare Giovanni Falcone, Salvini ha sottolineato: “L’Italia vincerà contro tutte le mafie. I ragazzi che ho incontrato stamattina sono il segno che l’Italia vincerà contro mafia, ‘ndrangheta e camorra. Quella bomba ha portato dolore ma anche speranza. Grazie a chi si è sacrificato in quegli anni. Alla mafia gli stiamo portando via tutto, anche l’ultimo dei negozi, le forze dell’ordine li stanno inseguendo, non ci sono più lupara e coppola ma noi siamo più avanti e li andiamo a inseguire. Stiamo togliendo a colpi di forze dell’ordine e magistratura il terreno su cui prospera questa gente”.
Luigi Di Maio è intervenuto su face book: “Commemorare il giudice Falcone è, prima di tutto, per chi come me si ritrova a rappresentare lo Stato, una responsabilità. Lo dico perché, anche al governo, il nostro messaggio è sempre stato chiaro: le Istituzioni devono essere sempre intransigenti nei confronti di mafie e corruzione. Perché girarsi dall’altra parte, o tollerare questi fenomeni, significa essere complici! Siamo grati al giudice Falcone e alle sue intuizioni nel contrasto alla criminalità organizzata. Dobbiamo rendere giustizia ogni giorno a chi ha lottato e lotta contro la criminalità per la libertà degli italiani. Ma dobbiamo anche ricordarci che le commemorazioni servono solo se seguite da azioni coerenti. Il nostro impegno è difendere sempre i valori e la cultura della trasparenza e della legalità. Oggi, come sempre, è doveroso ricordare l’esempio di uomini e donne che hanno dato la vita per lo Stato. Questo, più di ogni altra cosa, significa far camminare le loro idee sulle nostre gambe”.

Il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, ha dichiarato: “Oggi, non deve essere solo la giornata del ricordo in memoria di Giovanni Falcone, della moglie Francesca e degli agenti della scorta assassinati 27 anni fa, la Uil assume l’impegno di essere sempre in prima linea per affermare i valori della legalità e dello sviluppo. Il contrasto alle mafie, infatti, non può essere attribuito solo al preziosissimo e insostituibile lavoro della Magistratura e delle forze dell’ordine, ma deve passare anche attraverso il radicamento, in tutto il tessuto sociale, di
una cultura del rispetto della giustizia. In tale quadro, per affermare questi principi, bisogna iniziare dalle scuole e dall’educazione dei giovani. Così si onora la memoria di Falcone e di coloro a cui è stata strappata la vita, ma il cui insegnamento resterà vivo per sempre”.

In Sicilia, il sindacato ed i socialisti hanno combattuto sempre la mafia. Sono numerosi i socialisti ed i sindacalisti assassinati dalla mafia. Dai ‘fasci siciliani’fino alla strage di Portella della Ginestra, da Sebastiano Bonfiglio a Placido Rizzotto, i socialisti ed i lavoratori sono stati bersaglio della mafia siciliana che ha sempre avuto connivenze politiche con la destra più conservatrice e retrograda del Paese. Su proposta dei senatori Ferruccio Parri e Simone Gatto, la legge per l’istituzione della prima commissione parlamentare antimafia fu approvata il 20 dicembre 1962 e si insediò il 13 febbraio del 1963 per indagare sui rapporti tra mafia e politica: ne fecero parte diversi parlamentari siciliani della sinistra tra cui Michele Pantaleoni (Pci) e Simone Gatto (Psi).

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