sabato, 4 Luglio, 2020

FCA, la pandemia e l’italianità come valore aggiunto

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FCA è un’azienda italo-statunitense di diritto olandese, assai prossima alla fusione col gruppo industriale francese PSA.Ma in questi giorno ha rispolverato l’italianità del marchio FIAT.
Elkann pensa di utilizzare il decreto liquidità emanato dal gover no Conte, dato che ha stabilimenti in Italia. Le garanzie sui prestiti permetterebbero di risparmiare in termini di oneri finanziari e di aumentare le riserve di liquidità: un bel regalo in occasione del matrimonio con PSA.
FCA ha realizzato in questi giorni due video pubblicitari rivolti al pubblico brasiliano e statunitense. Entrambi richiamano il legame che la nostra emigrazione ha stretto tra l’America del nord e del Sud e la Penisola.

Per il pubblico del Brasile, in cui è presente dal 1976, FCA ha confezionato un accattivante spot con immagini di splendidi panorami brasiliani alternati ad auto della marca su strade vuote di cittàecampagnahttps://www.youtube.com/watch?v=nppfAM0Vyg
Il testo ricorda che, nata in Italia, Fiat ha il Brasile come seconda casa e augura ai fratelli brasiliani di riuscire a superare più rapidamente e con meno danni l’epidemia, per poter di nuovo uscire in strada con la loro automobili Fiat.
Testo e immagini sono ottimistici.Contrastano col dramma del Covid-19 nel paese dove le vittime crescono (ormai 5000) nelle grandi città e nell’Amazzonia dove si scavano fosse comuni.
Il Presidente Bolsonaro, convinto “negazionista”, ha sottovalutato l’impatto del virus mentre i suoi sostenitori, a un recente comizio, hanno inneggiato al colpo di stato militare. Fiat in Brasile era arrivata negli anni Settanta grazie ai militari e con la dittatura aveva stretto una partnership che comprendeva anche la collaborazione nel controllo e nella repressione della forza lavoro.
Per il pubblico nordamericano FCA, insieme all’Ambasciata italiana di Washington, ha fatto realizzare un video “Ciao Italia”, con la voce di Francis Ford Coppola. https://youtu.be/z3evwgnJvj4
Al centro è anche qui la fratellanza tra Italia e Stati Uniti: dalla guerra all’emigrazione, dai carri armati alle navi sovraffollate di migranti. Queste immagini si alternano a quelle di un’icona Fiat, la vecchia 500. L’italianità è invocata col saluto delle Little Italy alla Grande Italia, non mancano le frecce tricolori, patria e azienda sono accomunate. Non si tratta ovviamente di una strategia nuova. Fiat l’ha ampiamente praticata fin dal dopoguerra quando si è insediata in Argentina e poi nel resto dell’America latina e quando ha stretto, nel 2014, l’accordo con l’azienda americana di Detroit, la Chrysler.

Dai raid aerei degli anni Cinquanta, mutuati dalla retorica fascista, al sostegno delle feste e celebrazioni degli emigranti, alla proposta di fare “soci” i lavoratori di origine italiana nei suoi stabilimenti oltreoceano, Fiat ha giocato una carta, quella dell’identificazione dell’azienda con il patriottismo dell’emigrazione che oggi, come sempre, torna utile ai profitti.

La Prof. Eugenia Scarzanella ha insegnato Storia dell’America Latina presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. In questi giorni è in libreria il suo ultimo saggio, La Fiat in America latina (1946-2014), Goware, Firenze 2020, pp.256, Euro 19,99.


Eugenia Scarzanella
Università di Bologna

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