domenica, 31 Maggio, 2020

FCA, scontro tra Calenda e Renzi. Ex Compagni di Partito e di Governo

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La fase 2 si apre con lo scontro in seno al Centrosinistra, causa della discordia il prestito richiesto da FCA, cioè il gruppo che controlla l’ex FIAT, allo Stato italiano. 6,3 miliardi di euro, a Intesa San Paolo, un prestito garantito da soldi pubblici.
La notizia ha portato al primo scontro tra i due ex ‘compagni di partito e di governo’, nonché outsider prima e fuoriusciti dal Pd poi: Matteo Renzi e Carlo Calenda.
Tutto è partito dai dubbi di Andrea Orlando, vicesegretario Pd, sull’opportunità della richiesta da parte di un gruppo industriale che ha in Olanda la sede fiscale e a Londra quella legale, un modo per ottenere agevolazioni fiscali sulla tassazione. Subito contrario il leader di Italia Viva che sostiene: “Se Fiat Chrysler chiede un prestito alle banche da 6.3 miliardi per investire in Italia e tenere aperte le fabbriche questa è una buona notizia. Evocare i ‘poteri forti’ e gli ‘interessi dei padroni’ è ridicolo. Fca chiede un prestito, alle banche, per investire, in Italia: che male c’è? Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto”.
Subito dopo arriva il dissenso di Carlo Calenda che ha lavorato come manager per varie multinazionali come Sky e proprio FCA, con un incarico in Ferrari.
“Siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda”. Così in un tweet l’ex ministro dello Sviluppo economico e leader di Azione, Carlo Calenda, replicando sul tema Fca al leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Calenda in una serie di tweet spiega “in parole semplici” a Renzi: “1) Fca non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia; 2) avrebbe la liquidità per sostenere il gruppo ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione Psa; 3) quel maxi dividendo non verrà tassato; 4) nessuna casa automobilistica Ue tranne Nissan/Renault ha sede fuori dal proprio paese; 5) il programma Sace ha rilasciato 6 garanzie per 40 milioni. Ci sono migliaia di imprese con sede in Italia che aspettano 6) non serve a finanziare i fornitori ma a pagargli il dovuto. 7) siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda, 8) Repubblica che fino a ieri sosteneva la linea Landini vs Fiat (sbagliata) da quando è stata comprata da Elkann dipinge Fca come una onlus”.
A tal proposito Maurizio Landini risponde: “Vedo che si scopre dopo sei anni questo problema che non riguarda solo Fca, c’è Mediaset, ci sono tante imprese che hanno sede all’estero, il problema è a cosa servono questi soldi, chiediamo che siano finalizzati, che ci siano condizioni precise: che non si siano delocalizzazioni, che siano garantiti i livelli occupazionali”.
Rimanendo in tema sindacale.
“Un prestito non è un regalo, i lavoratori italiani vanno aiutati anche se lavorano per società con la sede legale in altri Paesi. Per questo la polemica sulla garanzia Sace al prestito di Intesa a Fca è una polemica da salotto radical chic“. Dice invece Marco Bentivogli, leader della Fim-Cisl, in una intervista a ‘Repubblica’.
Quanto al fatto che Fca abbia sede in Olanda, Bentivogli aggiunge: “Sono due questioni diverse. Sovrapporle significa solo fare populismo da salotto. Questo autunno sarà un disastro ed è grave che esponenti del governo non conoscano l’elenco delle aziende italiane, peraltro a controllo pubblico, con sede in Olanda. E magari ritengano uno scandalo che un sindacalista difenda un’azienda”.
E spiega: “Dopo due mesi di blocco della produzione quei soldi servono a garantire lo stipendio dei dipendenti e il pagamento dei fornitori di tutta la filiera. Stiamo parlando di 400 mila italiani che lavorano in fabbriche italiane. Fca Italia chiede un prestito per fare da garante alla filiera che non riesce ad accedere alla liquidità promessa alle piccole imprese dal decreto liquidità”.
Nella polemica infine interviene a gamba tesa anche Goffredo Bettini, membro della direzione nazionale del Pd
Al di là dei sofismi, ha ragione Andrea Orlando. E ha ragione Carlo Calenda. Difendono entrambi il buonsenso, l’evidenza e, direi, un autentico spirito liberale. Che non prevede fare alternativamente gli ultrastatalisti e gli ultraliberisti e conservatori a seconda dei propri interessi e della difesa dei propri dividendi”.

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