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	<title>Avanti</title>
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	<description>Avanti OnLine Quotidiano Socialista</description>
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		<title>Il Vallese, un angolo di Svizzera da scoprire fra baite e natura incontaminata</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 15:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Sgherza</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50203" alt="Belalp-mucche" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/VIAGGI-Belalp-mucche.jpg" width="348" height="254" />Il verde di un pascolo incontaminato. La pace di vette spoglie della consueta, invernale coltre bianca. Le baite di legno, i ruscelli fragorosi che trascinano l’acqua a valle. Scene dell’iconografia svizzera, il panorama un po stereotipato del mondo bucolico che ci attende non appena superate le Alpi. Eppure, c’è un posto, in questo mondo che siamo abituati a considerare uguale a se stesso da secoli, che riesce a sorprendere e sovvertire il nostro immaginario. Che ne direste, per esempio, se vi dicessimo che negli alpeggi estivi, le mucche non sono affatto quegli animali mansueti che pensiamo? Che vige un matriarcato rigido e in qualche modo feroce, capace di ricorrere alla violenza per il possesso del maschio? Benvenuti nel Vallese, il cantone elvetico nel quale le signore dei bovini fanno a cornate per disputarsi il toro.<span id="more-50189"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutt’altro rispetto alla spietata corrida spagnola, visto che qui l’intervento degli uomini si limita ad “organizzare” in qualche modo una naturale propensione “femminile” a regolare i propri conti senza tante moine. Quasi una danza a suon di corna, senza spargimento di sangue per fortuna, che le “matrone” maculate sanno mettere in scena per assicurarsi una progenie all’altezza. Femmine competitive, che hanno ritualizzato la misurazione delle proprie forze, e gara che da queste parti viene vista con orgoglio, fino ad averla trasformata in una festa di uomini e bovini, uno degli appuntamenti più attesi della pur intensa stagione estiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La kermesse comincia fin dal mese di giugno, quando i contadini portano le loro mucche a Belalp, meta nota per lo più agli amanti dello sci. Già la salita per raggiungere il picco più alto mostra le mucche in voluttuosa avanzata “ondeggiante”, quasi fossero dive in passerella. Una volta arrivate a destinazione, inizia la competizione. Per sapere chi conquista la corona di “regina dell’alpe” si deve trascorre qui tutta l’estate. Solo a settembre inoltrato, infatti, dopo un campionato a eliminazione, la “regina” tornerà a valle per l’agognato premio, in compagnia delle avversarie battute, ma tutte ben nutrite dall’alpeggio estivo. Un “rituale” d’altri tempi che in realtà testimonia come, da queste parti, si viva ancora nel rispetto della natura e degli animali. I padroni di casa ammettono che non potrebbero abitare altrove, soprattutto in una metropoli. Come biasimarli, del resto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre cammini lungo i sentieri, sembra di essere in una stampa dell’Ottocento. Tutto attorno il paesaggio mozzafiato delle diciassette vette da quattromila metri che, man mano che sali, quasi ti sembra di poter sfiorare. Per poi rimanere abbagliati dai 24 km del grande ghiacciao dell’Aletsch, il più lungo delle Alpi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ghiacciaio dell’Aletsch, patrimonio mondiale Unesco. Per migliaia di anni le imponenti masse di ghiaccio dell‘Aletsch si sono infiltrate tra la roccia. Successivamente quest‘opera erosiva è stata rifinita dall‘acqua di disgelo, lasciando un granito bianco levigato. Si è così formata l‘imponente gola della Massa. Nel 1980 è stato scoperto il fascino di questo monumento rupestre, e ben presto si è resa accessibile la gola. Nel 1991 la guida alpina Peter Schwitter ha piantato l‘ultimo gancio per assicurare le cordate. E la gola di Massa è diventata percorribile, arricchendo la regione di un‘ennesima attrazione turistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraversate la bianca Massa con le guide locali dell‘ Alpin Center Belalp: una volta indossata la tuta di neoprene, gettatevi nei bacini d‘acqua cristallina, arrampicatevi sui blocchi di roccia e scoprite le caverne sotterranee. Tutto attorno al fiume di ghiaccio vive una grande varietà di flora e fauna. Sulla morena, apparentemente arida, alcune piante pioniere preparano il suolo al rimboschimento futuro. Il bosco dell’Aletsch è protetto dal 1933 e solo a 100 m di altezza si trovano i più vecchi alberi della Svizzera come i pini cembri che hanno ottocento anni o forse più. Nel 2008 è stato inaugurato il nuovo ponte sospeso (124 km) ai piedi del ghiacciaio dell’Aletsch che collega Belalp con Riederalp e che è stato attraversato già da 16mila escursionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo il sentiero alto del Sempione. Un’escursione sul sentiero alto richiede scarpe da montagna e un passo sicuro. Dalla stazione della cabinovia di Rosswald si cammina lungo il sentiero della forestale in direzione Stafel. Più avanti il sentiero prosegue all’ombra del bosco di larici fino alla Steinutal, quindi con una ripida salita si arriva a Bortelalp. Il sentiero continua per l’alpe Schrickbode, sale a Heitrich e attraversa il Wintrimatte. Con una facile salita si arriva a Rothwald.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giretto col “Piccolo Sempione Express“ e poi relax alle terme di Brigerdad. Se non potete fare a meno della “città” e ne avete abbastanza di arrampicate, allora salite sul trenino Piccolo Sempione Express. Così potrete comodamente scoprire i bellissimi scorci del centro storico di Briga (la città delle Alpi) e di Naters, e magari conoscere qualche particolare in più della storia del Vallese. Il nome Briga deriva da “Brigga” e significa ponte. Fu Napoleone a far costruire la strada che valica il Sempione e questo passo, il più bello delle Alpi, è una redditizia rotta mercantile verso sud. Interessante da visitare, oltre all’imponente castello di Stockalper, è l’ossario di Naters con i suoi 30.000 teschi impilati con cura. In poco tempo, è poi possibile raggiungere le più grandi piscine termali delle Alpi del vecchio villaggio di Brigerbad. E’ il più rande bagno termale all‘aperto delle Alpi con un campeggio facilmente raggiungibile da tutta la regione. Potete scegliere se nuotare nella grotta, nelle piscine all‘aperto, nel canale a fiume o nella vasca olimpica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’oro di Mund. E’ l’unico luogo in Svizzera dove cresce ancora oggi lo zafferano. Il tempo della raccolta a Mund è tra ottobre e novembre. Tanta pioggia e nebbia fredda nel mese di settembre, come pure un sacco di sole in ottobre favoriscono la sua crescita. E secondo un vecchio detto contadino, le chiare notti di luna accelerano la crescita e l’apertura dei fiori.</p>
<p>Info:<strong> </strong><br />
www.brig-belalp.ch/it/index.php<br />
www.alpincenterbelalp.ch.it<br />
www.facebook.com/leukerbadfan</p>
<p><strong>Cecilia Sgherza</strong></p>
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		<title>ESCLUSIVO AVANTI! &#8211; IL REPORTER ITALIANO A ISTANBUL: «IL TELEFONO DEL COLLEGA ARRESTATO, DA ORE E&#8217; SEMPRE SPENTO»</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 15:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Capocelli</dc:creator>
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Non accennano a placarsi le violenze in Turchia, un paese ormai, da tre settimane, stretto nel braccio di ferro tra minifestanti e governo del primo ministro Erdogan che, proprio oggi, ha minacciato di mobilitare l&#8217;esercito per mettere fine alle proteste &#8230; ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-50179" alt="APERTURA-Turchia-scontri-Erdogan" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/APERTURA-Turchia-scontri-Erdogan.jpg" width="960" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non accennano a placarsi le violenze in Turchia, un paese ormai, da tre settimane, stretto nel braccio di ferro tra minifestanti e governo del primo ministro Erdogan che, proprio oggi, ha minacciato di mobilitare l&#8217;esercito per mettere fine alle proteste che continuano a riempire le piazze delle principali città turche. «Da circa tre settimane stiamo assistendo ad uno scontro tra due turchie, due concezioni, due modelli di paese contrapposti in maniera sempre più aspra», dice all’<strong>Avanti!</strong> Patrick Tombola, reporter italiano che ha coperto le Primavere arabe e il conflitto siriano che, oggi, vive a Istanbul e lavora per la Tv tedesca. Quanto si sta consumando al di là del Bosforo rappresenta, infatti, il primo momento di messa in discussione forte del potere che Erdogan ha esercitato, in maniera quasi assoluta, sin dalla sua elezione, nel 2002, motivo per cui si è guadagnato l’appellativo “il sultano”. Un potere basato su una commistione di politiche economiche neoliberliste, una congiuntura favorevole, che fa crescere la Turchia a tassi impensabili per qualunque paese europeo, e la riscoperta di un Islam &#8220;moderato&#8221; come elemento di coesione politica e sociale. Moderato almeno nelle intenzioni visto che, a piccoli passi, il premier ha fatto approvare una serie di leggi che allontanano sempre di più la Turchia moderna da quell’idea di laicità alla base della sua fondazione. Una situazione che si fa difficile anche per i giornalisti che, nel paese che vanta il primato negativo del maggior numero di cronisti in prigione, sono sempre più finiti nel mirino delle forze di sicurezza, come testimonia l’arresto proprio a piazza Taksim, del fotoreporter italiano 29enne, Daniele Stefanini<b>.<span id="more-50178"></span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Patrick, un fotoreporter italiano è stato arrestato, hai notizie? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questio giorni non l&#8217;ho incrociato, ma da ore provo a chiamarlo, da quando ho saputo che era nelle mani della polizia. Il telefono era spento e non sono riuscito a raggiungerlo. So solo che è stato arrestato all&#8217;uscita dell&#8217;ospedale subito dopo aver ricevuto cure mediche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la situazione a Istanbul? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vivo in Turchia da un po’ è ho la netta sensazione che quello a cui sto assistendo altro non sia che uno scontro tra due turchie. Una contrapposizione che è diventata violenta da circa tre settimane, ma che in realtà covava sotto la cenere: semplicemente c’è una parte del popolo turco che vuole far sentire la propria voce sempre più silenziata negli ultimi anni, e che, soprattutto, reclama riforme. L’altra parte del Paese è invece con il primo ministro Erdogan, lo considera l’idolo di una Turchia che vuole imporsi sia come modello politico, che come potenza regionale e gigante economico, riscoprendo la sua radice islamica. Tutto questo si riflette nel fatto che l’escalation di violenza di questi giorni è stata accompagnata da un inasprirsi della retorica tra le parti. I giornalisti, soprattutto, sono stati tra le prime vittime di questa deriva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si è parlato molto di Ghezi Park. Cosa rappresenta questa battaglia? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ghezi park, come intuibile, è stata solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche le persone più profondamente animate dalla causa ambientalista dicono che si tratta di un simbolo della richiesta di riforme più aderenti a quel modello si società che aveva creato Ataturk, una società secolare. La parte più laica del paese, infatti, si è trovata di fronte al tentativo, messo in atto da Erdogan e ormai palesatosi, di introdurre sempre più pesantemente nei gangli dello Stato un Islam che si fa ogni giorno più conservatore. A Ghezi park si è radunata una moltitudine che racchiude un insieme di forze politiche e sociali molto variegata: ci si trova dall’anticapitalista islamico al socialdemocratico, accomunati tutti dall’antitesi nei confronti dell’escalation religiosa e antidemocratica e, anche, dalla volontà di opporsi alla figura di Erdogan visto come un accentratore di potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi c’è dall’altra parte invece? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ero alla manifestazione pro-Erdogan e ho potuto vedere una massa di persone che rappresentano, appunto, l’altra Turchia, quella che considera il primo ministro appunto come un idolo che incarna per loro i valori di una Turchia forte, dinamica e che è stato in grado, attraverso la riscoperta dell’Islam come ideologia, di rilanciare e riaccendere il sogno ottomano. Una visione che, naturalmente, non va per il sottile verso chi rappresenta la richiesta di riforme in senso democratico</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erdogan ha agitato lo spauracchio delle “forze straniere” che agiscono alimentando la protesta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La situazione turca nelle piazze è molto confusa, ma una delle poche cose su cui posso mettere la mano sul fuoco è che il movimento nato a seguito dei fatti di Ghezi Park è assolutamente autoctono. Credo che il tentativo di Erdogan di far passare quanto accade come il risultato di un complotto, ordito per mano di non meglio precisati poteri stranieri, sia, oltre che maldestro, anche molto pericoloso. E lo dico da reporter, perché questo tipo di discorsi mettono a rischio innanzitutto noi giornalisti stranieri. Inoltre, affermazioni di questa natura finiscono per non dare legittimità alle richieste che vengono dalla gente, innescando meccanismi di estremizzazione del conflitto. Alimentano l’idea che, di fronte a sé, non ci siano cittadini con opinioni differenti, ma nemici. È la stessa dinamica che ho visto in Egitto, quella della delegittimizzazione. Escludo assolutamente che la gente che oggi protesta in Turchia sia manipolata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Capocelli</strong></p>
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		<title>L&#8217;economia reale affonda, ma le ecomafie fatturano miliardi. Allarme di Legambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 13:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Capocelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50157" alt="Ecomafie" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Ecomafie.jpg" width="280" height="195" />È come un incontro di pugilato tra un atleta che rispetta le regole e un delinquente che usa solo colpi bassi e armi illegali. La cosa più grave è che sembra mancare l’arbitro che dovrebbe non permetterlo. E già, perché mentre l’economia legale sembra sprofondare ogni giorno di più nel gorgo nero della  crisi, quella illegale delle “ecomafie” sembra essere in pieno boom. «Quella delle Ecomafie è l&#8217;unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale» ha detto ha detto, infatti, il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza in occasione della presentazione di “Ecomafia 2013”, il rapporto annuale che Legambiente realizza grazie al contributo delle Forze dell&#8217;ordine. E i numeri degli illeciti ambientali sono desolanti: sono 34.120 i reati, 28.132 le persone denunciate, 161 le ordinanze di custodia cautelare, 8.286 i sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. Un&#8217;economia criminale, continua Vittorio Cogliati Dezza, che «si regge sull&#8217;intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l&#8217;evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti».<span id="more-50154"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SANZIONI BLANDE</strong> &#8211; E la cosa più grave è che le ecomafie avanzano come un cancro «semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi». Lo Stato, l’arbitro che dovrebbe vigilare, garantire il rispetto della legge e sanzionare i criminali e i loro collaboratori, latita. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere «quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l&#8217;abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CIRCOLO VIZIOSO </strong>– Il settore che più incarna questa piaga del Paese è quello dell’edilizia. E la maglia nera va al Meridione. In particolare, dal rapporto emerge che il 45,7 per cento dei reati è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa  cioè Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011, +13,2 per cento e dalla Toscana che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti, più 15,4 per cento. Prima regione del Nord Italia per numero di reati è la Liguria, ma c’è da segnalare per l&#8217;incremento degli illeciti accertati anche il Veneto, con un +18,9 per cento, e l&#8217;Umbria, passata dal sedicesimo posto del 2011 all&#8217;undicesimo del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>REATI CONTRO GLI ANIMALI E INCENDI BOSCHIVI</strong><b> -</b> Crescono nel 2012 anche gli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica, +6,4 per cento rispetto al 2011, sfiorando quota 8mila, una media di quasi 22 reati al giorno e ha il segno più anche il numero di incendi boschivi che hanno colpito il nostro paese: esattamente +4,6 per cento rispetto al 2011, un anno orribile per il nostro patrimonio boschivo dato che aveva fatto registrare un picco del 62,5 per cento rispetto al 2010. Anche in questo caso è la Campania a guidare anche quest&#8217;anno la classifica dell&#8217;illegalità&#8217; ambientale nel nostro paese, con 4.777 infrazioni accertate (nonostante la riduzione rispetto al 2011 del 10,3 per cento), 3.394 persone denunciate e 34 arresti. E il discorso vale sia per il ciclo illegale del cemento sia per quello dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL MINISTRO ORLANDO, SU ABUSIVISMO NON CI SARANNO SANATORIE</strong> &#8211; No a sanatorie sull&#8217;abusivismo. «Qualunque iniziativa che va nella direzione di forme di<br />
sanatoria è un segnale sbagliato che non possiamo permetterci». Questa la posizione del ministro dell&#8217;Ambiente, Andrea Orlando, intervenuto alla presentazione del rapporto di Legambiente sulle ecomafie. «Sto costituendo &#8211; ha aggiunto il ministro &#8211; un fondo a carattere rotativo che consenta ai Comuni di intervenire sulle aree a dissesto idrogeologico in cui sono stati compiuti abusi e sugli alvei dei fiumi».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Capocelli</strong></p>
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		<title>Il governo del cambiamento e il cambiamento del governo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 12:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Del Bue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Del Bue]]></category>
		<category><![CDATA[Adele Gambaro]]></category>
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		<description><![CDATA[In un&#8217;interessante intervista pubblicata da Repubblica l&#8217;ex segretario del Pd Pierluigi Bersani rilancia il progetto del governo di cambiamento. Che dovrebbe portare in premessa altri due cambiamenti: quello di una parte di grillini che si dovrebbero distaccare dal loro gruppo &#8230; ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un&#8217;interessante intervista pubblicata da Repubblica l&#8217;ex segretario del Pd Pierluigi Bersani rilancia il progetto del governo di cambiamento. Che dovrebbe portare in premessa altri due cambiamenti: quello di una parte di grillini che si dovrebbero distaccare dal loro gruppo e quello del governo Letta, che dovrebbe andarsene a casa. A giudizio di Bersani potrebbe essere messo in crisi addirittura dallo stesso Berlusconi. Il primo cambiamento, di casacca, si sta già consumando. Già due parlamentari dei Cinque stelle, in polemica col loro tandem di guru Grillo-Casaleggio, hanno aderito al gruppo misto.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c&#8217;è l&#8217;affare Adele Gambaro, accusata di lesa maestà e in odore di espulsione, ma difesa a spada tratta da decine di parlamentari che minacciano una vera e propria scissione. Sono trascorsi solo quattro mesi e dall&#8217;altare delle politiche il movimento di Grillo sta già conoscendo la polvere della possibile dissoluzione, dopo il tragico bilancio delle amministrative. Se le cose avranno un&#8217;accelerazione potrebbe determinarsi una situazione nuova, quella auspicata da Bersani subito dopo il voto, anzi, quella che lui stesso dava per certa qualora Napolitano avesse deciso di incaricarlo di formare il governo e di inviarlo alle Camere. Bastava infatti la dissociazione di una ventina di senatori tra i Cinque stelle per rendere possibile il suo governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile affermare con sicurezza che quel che potrebbe verificarsi adesso si sarebbe verificato anche a marzo. Tuttavia una maggioranza alternativa al centro-destra, capace di contare sul voto del Pd, di Sel, del centro di Monti, e dei grillini dissidenti, potrebbe davvero proiettarsi in un orizzonte nemmeno tanto remoto, anche se dalla matematica alla politica, ad esempio la possibilità di conciliare Monti con Sel, ci passa il mare. A quel punto, sostiene Bersani, si dovrebbe far fronte alle pretese di Berlusconi con molta fermezza e sapendo di poter contare su una maggioranza numerica alternativa che renderebbe evitabile il ricorso alle urne.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si capisce, però, perché mai dovrebbe essere Berlusconi, alla luce di una tale eventualità, a tirare la corda, a far fallire il governo Letta e a mandarlo in crisi, per finire diritto all&#8217;opposizione. Neanche fosse Comunardo Nicolai, l&#8217;uomo simbolo dl tutti gli autogol. Potrebbe essere invece il Pd, una sua parte, magari lo stesso Bersani, a tentare il ribaltone, visto che potrà disporre di una soluzione diversa. Ma a quel punto, ammesso che questa, e non lo credo, sia la linea maggioritaria del Pd, sarà necessario un terzo cambiamento. E cioè quello del candidato premier, che non sarà più Bersani. Il cambiamento del segretario implicherà anche un cambiamento del candidato&#8230;</p>
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		<title>&#8220;Decreto del fare&#8221;, apprezzamento bipartisan: «L&#8217;esecutivo proceda in questa direzione»</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 12:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Sequi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esaminato e approvato ieri pomeriggio dal Consiglio dei ministri, il cosiddetto “decreto del fare” piace sia a destra che a sinistra. Commenti di apprezzamento sono infatti stati espressi sia dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sia dal segretario del Pd, Gugliemo Epifani. Il decreto, che prevede misure urgenti per il rilancio economico del Paese, è stato definito dal Cavaliere un «grande risultato» e un «fatto epocale: l’intesa tra destra e sinistra dopo decenni di contrasti, che io spero... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50139" alt="Berlusconi-larghe intese" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA.Berlusconi-larghe-intese.jpg" width="280" height="195" />Esaminato e approvato ieri pomeriggio dal Consiglio dei ministri, il cosiddetto “decreto del fare” piace sia a destra che a sinistra. Commenti di apprezzamento sono infatti stati espressi sia dal leader del Pdl, Silvio Berlusconi, sia dal segretario del Pd, Gugliemo Epifani. Il decreto, che prevede misure urgenti per il rilancio economico del Paese, è stato definito dal Cavaliere un «grande risultato» e un «fatto epocale: l’intesa tra destra e sinistra dopo decenni di contrasti, che io spero possa durare». Durante un’intervista a &#8220;Studio Aperto&#8221;, Berlusconi ha dunque colto l’occasione per benedire nuovamente il governo delle larghe intese. Soddisfazione è stata espressa anche dal segretario democratico Epifani secondo cui i provvedimenti adottati dall&#8217;esecutivo «procedono verso la direzione giusta».<span id="more-50138"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BERLUSCONI: ORA PROCEDERE A CANCELLAZIONE IMU -</strong> Durante l’intervista al telegiornale di ItaliaUno Berlusconi ha spronato perché l’attuale governo proceda verso la cancellazione dell’Imu e il blocco degli aumenti dell’Iva, previsti a partire dal prossimo primo luglio. Sul fronte delle risorse il Cavaliere si è limitato a dichiarare che «si devono trovare», senza specificarne la modalità, ma a suo dire è «impossibile che non si trovino gli otto miliardi» (4 per l’Imu e 4 per l’Iva, ndr) tra le componenti della spesa pubblica che va tagliata. Il leader del centrodestra ha voluto poi rivendicare che l’esecutivo sta attuando le misure previste nel Programma del Pdl, ma soprattutto il Governo sta realizzando misure proclamate in campagna elettorale: «Tutti cambiamenti da noi indicati come necessari». Il Cavaliere ha poi concluso auspicando che la collaborazione tra destra e sinistra continui, e che il governo perseveri «su questa strada a cominciare dall&#8217;Iva e dall&#8217;Imu, e ricordo che il rispetto delle promesse fatte ai cittadini è il primo comandamento della buona politica».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>EPIFANI: PROVVEDIMENTI ESECUTIVO VERSO DIREZIONE GIUSTA</strong> &#8211; Apprezzamento è stato espresso anche dal leader del Pd Epifani secondo cui «i provvedimenti approvati  dal governo vanno nella direzione giusta e meritano apprezzamento. Pur in un contesto di ristrettezze finanziarie, il governo è riuscito a varare misure di semplificazione e di sostegno all’economia». In modo particolare sono ritenuti «positivi gli interventi per l&#8217;università, gli investimenti produttivi e le infrastrutture».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvia Sequi</strong></p>
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		<title>I giovani europei da Letta: rilanciare l&#8217;occupazione giovanile per la rinascita d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 06:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50136" alt="Jobs for Youth" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/LETTA-Jobs-for-Youth.jpg" width="280" height="195" />Il futuro di un continente “vecchio” come l’Europa non puo’ non essere affidato nelle mani dei suoi figli più giovani. &#8220;Jobs for Youth – Building Opportunities, Opening Paths&#8221;, questo il nome dell’incontro, tenutosi a Roma, organizzato dai Consigli Nazionali della Gioventù di quattro Paesi Europei. Costruire opportunità e aprire percorsi che possano rimettere l’occupazione giovanile giovani al centro del futuro dell’Europa: con questo proposito il Forum Nazionale dei Giovani, il Consejo de la Juventud de España  (CJE), il Comité pour les relations Nationales et internationales des Associations de Jeunesse et d&#8217;Education Populaire (CNAJEP) e il Deutsches Nationalkomitee für Internationale Jugendarbeit (DNK) si sono incontrati, in concomitanza con il Summit tra i Ministri delle Finanze e del Lavoro di Francia, Germania, Spagna e Italia. Era la prima volta che i Consigli Nazionali della Gioventù di quattro paesi europei discutevano insieme mettendo a punto una road map sinergica rispetto alla strategia di contrasto della disoccupazione giovanile e trasmettendo le loro istanze e le loro proposte ai rispettivi governi. Il Forum Nazionale dei Giovani e le delegazioni dei Consigli Europei hanno, infatti, consegnato al Presidente del Consiglio Enrico Letta il documento finale. Il “Paper” redatto durante l’incontro e consegnato Premier contiene le misure programmatiche proposte dai Consigli Giovanili e costituisce l’ossatura per le prossime iniziative nazionali ed internazionali sul tema dell’occupazione giovanile, come ad esempio il prossimo Consiglio Europeo.<span id="more-50123"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IORIO (PSI), UN INCONTRO FORTEMENTE VOLUTO DALLA PIATTAFORMA ITALIANA</strong> &#8211; Luigi Iorio, responsabile Diritti del Psi e Presidente dell&#8217;Assemblea nazionale si è detto pienamente soddisfatto della riuscita dell&#8217;iniziativa, sottolineando come il meeting sia stato promosso dal Forum Nazionale dei giovani. «Un incontro fortemente voluto e concertato da tutte le associazioni della nostra piattaforma, &#8211; ha detto Iorio &#8211; che dimostra la centralità e l&#8217;attenzione che quotidianamente il Forum attribuisce al tema dell&#8217;occupazione ed in particolar modo al dramma della disoccupazione giovanile. Un meeting che giunge al termine di un lungo lavoro di studio e di approfondimento svolto negli ultimi mesi in particolar modo dal Consiglio direttivo e dalle commissioni tematiche lavoro ed affari esteri».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL PORTAVOCE DEL FORUM NAZIONALE FAILLA, UN’AZIONE FORTE E INCISIVA</strong> &#8211; Entusiasta anche Giuseppe Failla, Portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, che ha espresso soddisfazione per l’esito dell’incontro che ha posto le basi per quella che descrive come «un’azione forte e incisiva per fare capire che i giovani di tutta Europa sono uniti e allineati nella presentazione di istanze e iniziative rivolte alla riorganizzazione e ripresa del mercato del lavoro giovanile». Failla ha sottolineato l’importanza dell’incontro con il premier Letta definendolo come «un segno di grande apertura e raccoglie l’invito esplicito del Fng a dare priorità al lavoro, affinché si collabori insieme per risolvere un problema quale quello dell’occupazione giovanile che ha oramai raggiunto dimensioni tali da costringere un giovane su 4 in Europa a restare fuori dal mondo del lavoro».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE STRATEGIE CONDIVISE</strong> – Il portavoce del Forum Nazionale ha anche precisato che l’importanza dell’incontro risiede proprio nella sua capacità di valicare i confini nazionali concertando un’azione in grado di inquadrare il problema nella sua corretta prospettiva: quella europea. Failla ha infatti ribadito che  si è «lavorato in accordo con i Consigli Nazionali della Gioventù di Francia, Germania e Spagna, per trovare strategie condivise e in linea con l’azione congiunta che i nostri Governi intendono avviare nei confronti dell’UE. Esistono, infatti, fatte salve alcune specificità, delle variabili comuni che – continua Failla &#8211; caratterizzano la situazione dei Giovani Europei in questo contesto di crisi e di aumento della disoccupazione diffusa. Per tale ragione l’associazionismo giovanile ha deciso di superare le differenze specifiche dei contesti di provenienza e focalizzarsi sulle esigenze comuni invitando i rispettivi rappresentanti istituzionali a fare lo stesso – conclude- al fine di continuare la costituzione della grande casa europea».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL PAPER</strong> &#8211; Il primo punto in agenda riguarda la necessità di creare opportunità di lavoro proseguendo sulla strada intrapresa con lo Youth Employment Package e lo Youth Employment Inititative incentrati sulla lotta alla disoccupazione giovanile. In particolare, è emersa forte durante la discussione, la necessità attivare gli strumenti quali la Carta europea degli stage di qualità e l’Alleanza europea per l’apprendistato. Misure che, i giovani dei 4 paesi europei, identificano come necessarie a regolamentare il passaggio tra la formazione e il lavoro, valorizzando le competenze professionali acquisite. In parallelo è emersa anche l’importanza di attivare di un fondo specifico per favorire l’autoimprenditorialità e l’autoimpiego, con l’utilizzo degli strumenti propri della microfinanza e del microcredito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL RAPPORTO TRA FORMAZIONE E LAVORO</strong> – Lavoro vuol dire anche formazione in grado di preparare personale altamente specializzato capace di proiettarsi nella realtà produttiva con un livello avanzato di know how che gli permetta di proporsi in maniera competitiva rispetto al mercato globale. Per questo, per un’Europa che punti davvero a uno sviluppo sostenibile basato sulla conoscenza, è necessario intervenire sui servizi di orientamento che partano dalla formazione secondaria e assistano nel passaggio ai percorsi di alta specializzazione, nella formazione professionalizzante e in quella continua, affinché le politiche attive per il lavoro siano sempre più convergenti verso l’obiettivo di un’occupazione diffusa e di qualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AFFACCIARSI AL LAVORO</strong> &#8211; Il Forum Nazionale dei Giovani e le delegazioni dei Consigli Europei hanno identificato negli stage e nei tirocini degli strumenti di grande importanza per lo sviluppo personale e professionale di ogni giovane, a condizione che rispettino dei requisiti inderogabili. Riprendendo il progetto della &#8220;Carta Europea per la qualità di stage e praticantato&#8221; del Forum Europeo dei Giovani, in particolare, è fondamentale che questi siano trattati come strumenti regolamentati, adeguatamente remunerati e riconosciuti nelle competenze che consentono di acquisire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>YOUTH GUARANTEE</strong> – Infine, l’introduzione della Youth Guarantee deve essere una priorità per tutti i Paesi. Tale raccomandazione approvata dalla Commissione Europea è un percorso atto a garantire a tutti gli under25 un’offerta qualitativamente adeguata di lavoro, un proseguimento degli studi o l’accesso ad un percorso di formazione entro quattro mesi dall’inattività, al fine di facilitare ai giovani l’ingresso nel mondo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>M5S, LA GAMBARO A GIUDIZIO, IL MOVIMENTO A RISCHIO SCISSIONE E GRILLO DA&#8217; ANCORA LA COLPA ALLA STAMPA</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 06:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Filipponio</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-50132" alt="GAMBARO-M5s" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/GAMBARO-M5s.jpg" width="960" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno del giudizio è arrivato. Oggi si deciderà se espellere o meno la “dissidente” senatrice Adele Gambaro, l’ennesima prova di forza con un onorevole cinque stelle che ha avuto l’ardire di pensare con la propria testa e dire chiaro e tondo che la linea politica dettata da Grillo non funziona, anzi che Grillo non funziona e che, peggio ancora, è lui il vero responsabile del flop clamoroso del Movimento alle amministrative.  C’è aria di bufera in casa cinque stelle e alla rabbia si aggiunge anche il timore che con l’ennesima espulsione “finisca un sogno che coltiviamo da anni”. Perché oltre a quella della Gambaro in gioco ci saranno anche “le scommesse di vita”, non solo politiche, di molti grillini.<span id="more-50126"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL BALLETTO TRA ‘MALPANCISTI’, CONCILIANTI E ‘POMPIERI’</strong> &#8211; Il balletto tra giovani malpancisti alla Camera e i più concilianti “attempati” senatori è smussato, come da copione, dai &#8216;pompieri&#8217; di turno, pronti a ricucire strappi: il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, invita apertamente a “stare uniti”. Insomma pericolo che il Movimento si spacchi in due sta per avverarsi, il consenso è drammaticamente calato e con maggiori picchi nelle regioni dove erano più forti, Grillo fiuta che il suo giocattolo rischia seriamente di andare a scatafascio e da eccelso stratega mancato “riciccia” una delle più trite exit strategy: il nemico è esterno al Movimento, il nemico sono i giornalisti. Insomma nel tentativo disperato di ricucire un gruppo ormai lacerato da problematiche non risolte e di spostare l’attenzione (dei grillini, dei cittadini e dei media) al di fuori del loro recinto la “butta in caciara” e sul suo blog pubblica una nota del gruppo del Senato dal titolo “La stampa fa schifo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“LA STAMPA FA SCHIFO”</strong> &#8211; I senatori che oggi voteranno l’espulsione della Gambaro  accusano i giornalisti di aver dato voce e sfogo ai dissidenti. Forse i grillini con il “vizietto dell’epurazione” vorrebbero che la stessa stampa da loro screditata quotidianamente chiudesse un occhio sul dibattito politico, anche il più acceso, in casa cinque stelle. Poi la nota passa alle smentite di rito: smentisce che vi siano 12 senatori pronti “ad andar via”. Sono gli stessi interessati a garantire che non hanno alcuna intenzione di lasciare il M5S, diversamente da quanto riportato da alcuni articoli. La smentita dei senatori, alcuni da tempo indicati come “dissidenti”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CAMPAGNA ACQUISTI E’ APERTA</strong> &#8211; Il secondo “nemico” sono quelle “persone esterne al M5S” che il capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, venerdì ha definito responsabili di una operazione di “compravendita morale e politica”. Nelle discussioni interne si farebbero i nomi: l&#8217;ex Giovanni Favia, Sonia Alfano, Luigi de Magistris, l&#8217;ex pm Antonio Ingroia (quest&#8217;ultimo invita apertamente “i dissidenti a fare gruppo insieme”). Nomi che hanno una radice comune: di sinistra e, nel caso della Alfano e di Ingroia, siciliani. I cinque stelle temono un assalto di Pd e Sel ai senatori dissidenti. Più difficile la strada che porta al Pd (per molti significherebbe passare alla maggioranza e tradire il mandato “mai con il Pdl e il Pd-L”); nel secondo caso, invece, questo ostacolo sarebbe rimosso perché la pattuglia parlamentare di Nichi Vendola é alla opposizione. Inoltre, M5S e Sel conducono battaglie politiche in comune: il no alla Tav (all&#8217;ultima manifestazione in Val Susa hanno sfilato insieme) e il no ai caccia F35 (hanno lavorato ad una mozione comune). Da sottolineare, infine, che al Senato Sel non ha un gruppo proprio ma ha nove parlamentari in quello Misto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TONI DURI ALLA CAMERA E VENTURINO CI RIPROVA</strong> &#8211; Diversa, però, la musica alla Camera, dove tra l&#8217;altro le accuse di scouting non avrebbero senso in quanto il Pd ha già la maggioranza. I deputati non hanno intenzione di “perdonare” i dissidenti. Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, riferendosi al voto sulla Gambaro parla di “prova di lealtà” ed invita a stanare “i traditori”; la deputata Vega Colonnese sottolinea la concomitanza tra polemiche e “restituzione della diaria”; il capogruppo Nuti chiama in causa “i militanti sul web”. E proprio oggi su facebook è nato un gruppo dal nome più che espliciti: &#8216;Dissidenti M5S dimettetevi&#8217;. I &#8216;dissidenti&#8217; tengono duro e provano ad allargare il numero di adesioni con il proposito di dar vita ad un nuovo gruppo per il quale hanno quasi completato lo statuto. Dalla Sicilia, intanto, si fa risentire l&#8217;espulso Antonio Venturino, vice presidente della Regione: “Non andate con il Pd &#8211; è il suo appello ai &#8216;ribelli&#8217; &#8211; Aderite al mio movimento”.</p>
<p><strong>Lucio Filipponio</strong></p>
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		<title>Youth Guarantee: ecco come favorire l&#8217;inserimento dei giovani nel mondo del lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 00:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Cristina Pisani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fine 2012,  i disoccupati in Europa erano quasi 19 milioni, con la perdita di un ulteriore milione e ottocentomila posti di lavoro nel corso dell’ultimo anno. Ciò che preoccupa è che a  febbraio 2013, il tasso di disoccupazione giovanile nell'Unione Europea ha raggiunto il 23,5%. Circa 5,7 milioni di giovani sotto i 25 anni sono disoccupati, 196.000 in più rispetto all'anno scorso. Nel tentativo di affrontare l’incremento della crisi occupazionale dei giovani, la Commissione Europea  con...
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50150" alt="UE-Psi-Youth Guarantee" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Youth-Guarantee1.jpg" width="280" height="195" />A fine 2012,  i disoccupati in Europa erano quasi 19 milioni, con la perdita di un ulteriore milione e ottocentomila posti di lavoro nel corso dell’ultimo anno. Ciò che preoccupa è che a  febbraio 2013, il tasso di disoccupazione giovanile nell&#8217;Unione Europea ha raggiunto il 23,5%. Circa 5,7 milioni di giovani sotto i 25 anni sono disoccupati, 196.000 in più rispetto all&#8217;anno scorso.<span id="more-50145"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SISTEMI NAZIONALI DI GARANZIA DEI GIOVANI</strong> &#8211; Nel tentativo di affrontare l’incremento della crisi occupazionale dei giovani, la Commissione Europea  con una proposta di nuove misure per rilanciare l&#8217;occupazione giovanile e il Parlamento Europeo, con una risoluzione nella plenaria del 16 gennaio, hanno richiesto una raccomandazione in sede di Consiglio Europeo per impegnare i Governi nella realizzazione di sistemi nazionali di Garanzia Giovani. Nella riunione del Consiglio Europeo, nell’ambito dell’accordo generale sul quadro finanziario pluriennale, sono stati destinati 6 miliardi di euro a tale scopo. Per affrontare il nodo della disoccupazione giovanile dunque, anche alla luce della relazione già adottata l’11 Maggio del 2012 dalla Presidenza del PSE, della priorità data ieri a Roma dal vertice tra i Ministri di Lavoro e Finanze di Italia, Francia, Germania e Spagna e della attività svolta dai Consigli Nazionali dei Giovani di alcuni Paesi europei tra cui l’Italia, il primo passo da fare,  in vista del Consiglio UE del 27 Giugno, è chiedere all&#8217;Europa che si anticipi a quest&#8217;anno l&#8217;avvio del piano europeo &#8216;Youth Guarantee&#8217;, sbloccando i 6 miliardi di euro destinati ai Paesi degli stati membri. Quattrocento milioni per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro non sono molti, ma a fronte della scarsità delle risorse nazionali, rappresentano un buon punto di partenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NEL PROGRAMMA LA CENTRALITA&#8217; DEI CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO</strong> &#8211; Il programma europeo è però legato a un progetto che prevede la centralità dei Centri per l’impiego. La difficoltà nella attuazione della proposta è proprio questa. I nostri centri per l’impiego non sono come quelli svedesi o come quelli finlandesi, intermediano, rileva un recente rapporto dell’Isfol, poco più di 3 persone su 100. Per questo, come ha recentemente ricordato il segretario e senatore del Psi Riccardo Nencini, come partito socialista abbiamo consegnato al Ministro Giovannini alcuni punti del piano europeo che riteniamo importanti per integrare una strategia più ampia ed efficace di riforma delle politiche attive del mercato del lavoro. La proposta da presentare per  contrastare l’incessante incremento della disoccupazione giovanile deve ripercorrere il programma elaborato lo scorso 5 dicembre dalla Commissione Europea, prevedendo l&#8217;adozione di una serie di azioni di sistema per ridurre il costo del lavoro e per incentivare nuove assunzioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE PROPOSTE A RIGUARDO DEI PARLAMENTARI DEL PSI</strong> &#8211; I nostri parlamentari hanno presentato sin dai primi giorni di legislatura, delle proposte di legge,  per agevolare l’assunzione di giovani e donne attraverso la riduzione degli oneri fiscali per le imprese, per favorire il riconoscimento delle tutele elementari per quelle donne e quegli uomini, milioni di ragazze e ragazzi, che svolgono lavori a tempo determinato, precari e ‘atipici’. A questi interventi vanno però accompagnate politiche di medio e lungo termine per il rilancio della economia reale, avviando incisive riforme, non solo politiche di bilancio, che consentano all’Italia, di recuperare il lungo tempo perso. Un grande sforzo dunque, in direzione della produzione e del lavoro, al quale tutti siamo  chiamati a contribuire: forze politiche economiche e sociali in un ritrovato spirito di unità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria Cristina Pisani</strong></p>
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		<title>“La seconda natura”, ritratto di un filosofo napoletano straordinario: Gerardo Marotta</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 20:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La seconda natura]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincitore del primo premio della giuria alla terza  edizione del festival “Contest – Il documentario in sala”, “La seconda natura” di Marcello Sannino si allinea al tema generale della rassegna, i territori, focalizzando l’attenzione su un personaggio che ha tenuto viva la cultura partenopea (e quella italiana tout court) a partire dal secondo dopoguerra: Gerardo Marotta. Avvocato e filosofo, fu presidente dell’associazione “Cultura Nuova” e tra i fondatori dell’Istituto italiano per gli... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50096" alt="La seconda natura" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/SPETTACOLO-La-seconda-natura.jpg" width="280" height="100" /></p>
<p style="text-align: justify;"><b></b>Vincitore del primo premio della giuria alla terza  edizione del festival “Contest – Il documentario in sala”, “La seconda natura” di Marcello Sannino si allinea al tema generale della rassegna, i territori, focalizzando l’attenzione su un personaggio che ha tenuto viva la cultura partenopea (e quella italiana tout court) a partire dal secondo dopoguerra: Gerardo Marotta. Avvocato e filosofo, fu presidente dell’associazione “Cultura Nuova” e tra i fondatori dell’Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli assieme ad Elena, figlia di Benedetto Croce. Oggi ottantaquattrenne, continua a spendersi in molteplici battaglie culturali a favore della filosofia e della diffusione del sapere rappresentando un punto di riferimento per le istituzioni e i giovani intellettuali suoi seguaci.<span id="more-50094"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UN RITRATTO PARZIALE: IL PERSONAGGIO OFFUSCA LA PERSONA</strong> &#8211; Il documentario mostra esclusivamente la sua figura pubblica, il Marotta “ufficiale” che rilascia dichiarazioni e interviste di fronte alle telecamere e che concede perle di saggezza ai suoi ascoltatori; così procedendo “La seconda natura” si chiude negli spazi sicuri ancorché angusti della celebrazione, dell’omaggio ad personam che punta tutto sull’esteriorità del protagonista nascondendone i conflitti e le zone d’ombra. E il rischio di adottare tale soluzione, soprattutto se si sceglie di raccontare un personaggio non facente parte di un immaginario collettivo condiviso, è quello di restituirne un’immagine poco chiara, ambigua, quando non propriamente “falsata”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA DUREZZA DI UN UOMO D’ALTRI TEMPI</strong> &#8211; Ambiguità da cui non è immune questo medio metraggio, che presenta l’icona di un uomo che può apparire tanto saggio quanto retorico, tanto progressista e illuminato quanto conservatore e addirittura reazionario, severo e intellettualmente onesto quanto cinico e incattivito. Inoltre anche il pensiero filosofico di Marotta sembra subire lo stesso scotto patito dalla sua immagine risultando nel complesso eccessivamente frammentario, dunque  poco intellegibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>QUELLE IDEE RADICALI SULLE ORIGINI DEL DEGRADO ETICO</strong> &#8211; Così come discutibili appaiono, ad esempio, le sue prese di posizione circa le origini del degrado etico della società italiana, fatte risalire alle ideologie del secolo breve, in cui la DC, il Partito Comunista e quello Socialista avrebbero avuto pari responsabilità nell’allontanare i cittadini dallo Stato proclamandone il superamento. Sannino si pone diligentemente sempre un passo indietro rispetto al Maestro, quasi annullandosi nei suo compiti di regia, finendo col dare l’impressione di aver realizzato un tema in classe molto pulito, senza lodi né sbavature. C’è troppa amorosa ansia di racconto in questo documentario e poca riflessione, molta reverenza e poca rielaborazione critica. Un omaggio agiografico che non illumina sul nostro presente.</p>
<p><strong>Nicola Cordone</strong></p>
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		<title>Un patto con i cittadini europei e un candidato scelto da loro</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 09:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Nencini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siccome la crisi economica e finanziaria ha raggiunto proporzioni sovranazionali, le politiche da mettere in campo per superarla devono essere europee. Il primo provvedimento da adottare sono gli eurobond. Si crei una rete attorno al movimento socialista europeo che si dia i medesimi obiettivi da raggiungere con gli stessi strumenti. Inoltre, bisogna stringere un patto con i cittadini dell'Unione Europea, che preveda, al primo punto, l'indicazione di un nome condiviso alla guida della... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siccome la crisi economica e finanziaria ha raggiunto proporzioni sovranazionali, le politiche da mettere in campo per superarla devono essere europee. Il primo provvedimento da adottare sono gli eurobond. Si crei una rete attorno al movimento socialista europeo che si dia i medesimi obiettivi da raggiungere con gli stessi strumenti. Inoltre, bisogna stringere un patto con i cittadini dell&#8217;Unione Europea, che preveda, al primo punto, l&#8217;indicazione di un nome condiviso alla guida della Commissione Europea, che sia scelto con procedure che prevedono forme di partecipazione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro il candidato, che noi abbiamo già indicato nel nome di Martin Schultz, un programma e una nuova idea per l&#8217;Europa, che succeda alla prima, quella nata nel primo dopoguerra &#8211; l&#8217;Europa del carbone, dell&#8217;acciaio e della lotta al comunismo sovietico &#8211; e alla seconda, quella di Maastricht e dell&#8217;euro. L&#8217;idea di un &#8216;terzo tempo&#8217; per l&#8217;Europa dovrà fondarsi su una politica estera condivisa, un esercito europeo, politiche fiscali coordinate, eurobond ed  una più forte unità politica.<span id="more-50121"></span></p>
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		<title>&#8216;Suicidio Italia – Storie di estrema dignità&#8217;: viaggio tra le vittime della crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 08:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ottocentocinquantadue persone in Italia, nel solo 2012, si sono tolte la vita a causa delle difficoltà esistenziali provocate dalla grande crisi economica che stiamo attraversando: a darne testimonianza è il documentario di Filippo Soldi “Suicidio Italia – Storie di estrema dignità”, film fuori concorso alla terza edizione del festival Contest – Documentario in sala. Si tratta di un’opera profondamente pessimista, forte e al tempo stesso toccante, ma priva di quella carica rivoluzionaria che... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50086" alt="Suicidio Italia" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/SPETTACOLO-Suicidio-Italia.jpg" width="280" height="100" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ottocentocinquantadue persone in Italia, nel solo 2012, si sono tolte la vita a causa delle difficoltà esistenziali provocate dalla grande crisi economica che stiamo attraversando: a darne testimonianza è il documentario di Filippo Soldi “Suicidio Italia – Storie di estrema dignità”, film fuori concorso alla terza edizione del festival <i>Contest – Documentario in sala</i>. Si tratta di un’opera profondamente pessimista, forte e al tempo stesso toccante, ma priva di quella carica rivoluzionaria che, probabilmente, rimane ancorata alle intenzioni di partenza. C’è nel racconto tanto angoscioso sdegno e altrettanta comprensibile disperazione per le sorti del nostro malandato Paese, eppure l’intero discorso cinematografico sembra esaurirsi di fronte al nudo dato cronachistico e pare indietreggiare di fronte a qualunque ipotesi propositiva: l’unica “soluzione” possibile viene affidata, per bocca di uno degli intervistati, ad una violenta rivolta di massa per sovvertire l’ordine costituito, ma a questa generica provocazione si giunge senza aver ordito, fin dall’inizio, alcuna trama di natura politica, senza cioè aver dimostrato la maturità espressiva di un punto di vista ben definito.<span id="more-50085"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I DATI E IL PUDORE</strong> &#8211; In questo senso l’intervento giornalistico di Gianni Dragoni, che mette sotto accusa i grandi gruppi finanziari addossando soprattutto a loro le responsabilità del tracollo economico dell’Italia, e la complessa analisi storica di Paolo Barnard, ricoprono unicamente funzioni illustrative, risultano semplici dati di fatto con cui però si evita di fare i conti all’interno di un’operazione che vorrebbe proporsi, al contrario, come progetto “militante”, rivoluzionario. Molto corretto, sul piano etico, è invece il pudore con cui il film si accosta al dolore dei familiari delle vittime senza mai indugiare su particolari pietistici, effettuando una lunga e accurata selezione di storie fra le molte ascoltate in sede di preparazione (settantacinque interviste per ottanta ore complessive di girato, poi ridotte ad una, in circa quattordici mesi di lavoro).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COSTRETTI A RIFLETTERE</strong> &#8211; Di importante valore informativo è inoltre lo studio del dato cronachistico che attraverso la sua completezza restituisce un quadro sociale allarmante: dal numerosissimo elenco delle generalità dei suicidi nel 2012 emerge l’inquietante trasversalità del fenomeno, una vera e propria maledizione abbattutasi su imprenditori, artigiani, commercianti, insegnanti, disoccupati, pensionati, quasi tutti annegati nella disperazione a causa di problemi connessi più o meno direttamente al mondo del lavoro. Una statistica impressionante che costringe, da sola, alla riflessione. E che obbliga la migliore politica, quella in cui ancora crediamo, a rispondere con l’ immediatezza degli interventi e con la forza democratica delle istituzioni. Perché la dignità torni ad essere un titolo associabile alla vita, alla gioventù e alla speranza.</p>
<p><strong>Nicola Cordone</strong></p>
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		<title>Imu-Iva, Di Lello (Psi): «Serve il coraggio di scegliere: tassare i redditi più alti oppure la patrimoniale»</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 08:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Capocelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[casa]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando arrivano i conti finiscono le discussioni e arriva il tempo di scegliere dove. Una scelta politica. Il titolare del dicastero dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha chiaramente invitato i partiti della maggioranza a stabilire le priorità visto che la contemporanea abrogazione dell'Imu, chiesta dal Pdl, e lo stop all'aumento dell'Iva, voluto da tutte le forze politiche costerebbero 8 miliardi l’anno. Soldi che, afferma il ministro, non ci sono. La conseguenza è che la realizzazione di... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50083" alt="Marco Di Lello-Psi-Iva" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Marco-Di-Lello-Iva.jpg" width="280" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivano i conti finiscono le discussioni e arriva il tempo di scegliere. Il titolare del dicastero dell&#8217;Economia, Fabrizio Saccomanni, ha chiaramente invitato i partiti della maggioranza a stabilire le priorità visto che la contemporanea abrogazione dell&#8217;Imu, chiesta dal Pdl, e lo stop all&#8217;aumento dell&#8217;Iva, voluto da tutte le forze politiche costerebbero 8 miliardi l’anno. Soldi che, afferma il ministro, non ci sono. La conseguenza è che la realizzazione di queste richieste metterebbe in discussione la priorità delle priorità, sollecitata da imprenditori e sindacati, cioè il taglio delle tasse su lavoro e imprese. Ma, sulla cifra del ministro Saccomanni interviene l’onorevole Marco di Lello, capogruppo del Psi alla Camera, che all’<strong>Avanti!</strong> ha detto: «intanto gli 8 miliardi sono tutti da verificare. Per fare una stima reale si dovrebbero calcolare gli impatti che un eventuale aumento di un punto dell’Iva, dal 21 al 22, avrebbe sui consumi. È dimostrato che aumentare l’Iva ha un effetto depressivo proprio sui consumi, l’esatto contrario di quello di cui abbiamo bisogno per rilanciare la nostra economia».<span id="more-50029"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL NODO DELL’ IMU. DI LELLO, BASTA PROPAGANDA DEVE PAGARE CHI HA DI PIU’ </strong>-  «Io sulla prima casa la abolirei, mantenendola però sulle abitazioni di lusso. E la abolirei sui beni strumentali delle imprese: come sui capannoni e i magazzini», ha detto il ministro dell’Economia. Nuvole nere, insomma, sulla maggioranza rispetto ad un nodo che, oltre che aritmetico, è senza dubbio alcun politico visto che, sull’intervento di Saccomanni, vanno ad inserirsi le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, che ammette l&#8217;impossibilità di far slittare l&#8217;aumento dell’Iva: «Se potessi evitare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva sarei l&#8217;uomo più felice del mondo, ma ad oggi non sono in grado di prometterlo», ha detto Zanonato che punzecchia il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, ostinato sostenitore dello slittamento, invitandolo «ad accettare il principio dell&#8217;aritmetica». L&#8217;abrogazione totale dell&#8217;Imu sulla prima casa, infatti, costa 4 miliardi l&#8217;anno, tanto quanto il blocco dell&#8217;aumento dell&#8217;Iva. Divisioni in seno alla maggioranza che, per Marco Di Lello, confondono senza cogliere l’essenza del problema: «io credo che sulla questione dell’Imu si faccia molta propaganda che finisce per fare il gioco di Belrusconi. Se si vuole affrontare seriamente la questione si deve iniziare a parlare di una tassa sui grandi patrimoni».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«FAVORIRE I CETI MEDIO BASSI PER RILANCIARE LA CRESCITA» </strong>- Il deputato socialista continua sottolineando che «è necessario favorire i ceti medio bassi per far ripartire i consumi e le risorse vanno prese dagli unici che ce le hanno. Dobbiamo entrare nell’ottica che i figli più fortunati di questo paese debbano dare un contributo». Di Lello sottolinea, infatti, che «l’Iva è la negazione di un fisco equo e progressivo perché si spalma indiscriminatamente su tutti. Anzi, di fatto, grava e incide di più su chi ha di meno. Dobbiamo evitare che questo accada, non solo per giustizia e senso civico, ma anche perché sarebbe disastroso per l’economia del Paese».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«TASSARE I REDDITI PIU’ ALTI O PATRIMONIALE»</strong> &#8211; «È venuto il momento di fare scelte coraggiose: o si decide di alzare di un punto il prelievo sui redditi più alti, o si introduce una patrimoniale, e comunque credo si debba evitare l’esenzione dell’Imu sulle case di pregio», ha detto Di Lello che evidenzia come «il pagamento dell’Imu vada legato, oltre che al patrimonio, anche al reddito». Del resto, conclude il capogruppo Psi alla camera,  «è già stato fatto uno scempio della scuola pubblica, dei tribunali, della sanità e continuare a gravare sui cittadini mi sembra davvero troppo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Capocelli</strong></p>
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		<title>G8, 7 condanne e oltre 30 assoluzioni per prescrizione. E i risarcimenti si allontanano</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 19:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[Bolzaneto]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo dodici anni la Cassazione mette la parola fine su quello che accadde a Genova nei giorni del G8. E lo fa con una sentenza che conferma la responsabilità penale di chi ha operato in nome dello Stato in quei giorni di luglio del 2001 nella Caserma di Bolzaneto. Ma che lascia l'amaro in bocca, perché fa un passo indietro rispetto a quella che fu giudicata una vittoria in Appello: sono più lontani i risarcimenti per alcuni dei ragazzi, tra le 155 parti civili, perché dovranno affrontare un... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50100" alt="G8-Bolzaneto-risarcimenti" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Bolzaneto-risarcimenti.jpg" width="280" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo dodici anni la Cassazione mette la parola fine su quello che accadde a Genova nei giorni del G8. E lo fa con una sentenza che conferma la responsabilità penale di chi ha operato in nome dello Stato in quei giorni di luglio del 2001 nella Caserma di Bolzaneto. Ma che lascia l&#8217;amaro in bocca, perché fa un passo indietro rispetto a quella che fu giudicata una vittoria in Appello: sono più lontani i risarcimenti per alcuni dei ragazzi, tra le 155 parti civili, perché dovranno affrontare un processo civile, con il rischio che vengano rideterminate al ribasso le provvisionali stabilite dalla Corte d&#8217;Appello di Genova.<span id="more-50099"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VITTIME, ASPETTIAMO LE SCUSE DELLO STATO</strong> &#8211; Ora le vittime chiedono che lo Stato faccia ammenda: “Dopo due sentenze su quello che e&#8217; successo a Genova ci aspettiamo le scuse da parte dello Stato”, ha detto Enrica Bartesaghi, madre di una delle vittime, che aggiunge: “Chi è stato coinvolto in questa vicenda faccia un passo indietro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE CONDANNE</strong> &#8211; La Quinta Sezione penale, la stessa che aveva giudicato sul caso Diaz, dopo il rinvio del mese scorso e otto ore di camera di consiglio, ha reso definitive le sette condanne per appartenenti a forze dell&#8217;ordine e medici. La pena più severa (3 anni e due mesi) è stata inflitta all&#8217;assistente capo della Polizia di Stato Massimo Luigi Pigozzi, che divaricò le dita di una mano, strappandone i legamenti, a uno dei fermati; condanna a un anno per gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia; due anni e due mesi sono stati inflitti al medico Sonia Sciandra, condannata per falso ideologico, ma assolta dalla Cassazione per il reato di minacce. Infine ad un anno ciascuno sono stati condannati gli ispettori della Polizia di Stato Mario Turco, Paolo Ubaldi e Matilde Arecco, che avevano rinunciato alla prescrizione convinti di essere innocenti e quindi assolti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OLTRE TRENTA ASSOLUZIONI PER PRESCRIZIONE: E’ POLEMICA</strong> &#8211; La Corte ha concesso quattro assoluzione ad agenti e dirigenti della polizia penitenziaria per reati dichiarati invece prescritti in appello, tra loro l&#8217;ex colonnello, ora generale della Polizia Penitenziaria Oronzo Doria. E confermato le prescrizioni per tutti gli altri imputati, una trentina. Prescrizioni che riaprono il dibattito sull&#8217;introduzione del reato di tortura. Lo sollecita il leader di Sel, Nichi Vendola: “Solo così potremo evitare altre vergogne come Bolzaneto e la Diaz”. Come Rifondazione Comunista che il 26 giugno inizierà una raccolta firme. Le pene divenute oggi definitive sono per lo più coperte da indulto, nessuno finirà in carcere, ma condannati e prescritti rischiano una sanzione disciplinare da parte della pubblica amministrazione. Come sollecita Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum nel 2001: “Ora i vertici della polizia e dei carabinieri devono rimuovere tutti i condannati, indipendentemente dalla prescrizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Lavoro, Letta a ministri Ue: «Non c&#8217;e&#8217; tempo, dobbiamo agire subito»</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 17:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Non abbiamo più tempo, dobbiamo agire subito per contrastare l'emergenza disoccupazione e in particolare la disoccupazione giovanile". Così il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento al vertice europeo sull'occupazione giovanile in corso a palazzo Chigi. Dopo la colazione di lavoro, Letta ha introdotto i lavori del vertice. Nei suoi interventi, spiegano da Palazzo Chigi, ha sottolineato come sia una novità fondamentale lo stesso formato dei lavori di oggi, ovvero far... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50092" alt="Vertice-economia-Letta" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Vertice-economia-Letta.jpg" width="280" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non abbiamo più tempo, dobbiamo agire subito per contrastare l&#8217;emergenza disoccupazione e in particolare la disoccupazione giovanile&#8221;. Così il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento al vertice europeo sull&#8217;occupazione giovanile in corso a palazzo Chigi. Dopo la colazione di lavoro, Letta ha introdotto i lavori del vertice. Nei suoi interventi, spiegano da Palazzo Chigi, ha sottolineato come sia una novità fondamentale lo stesso formato dei lavori di oggi, ovvero far ritrovare attorno a un tavolo i ministri del Lavoro e delle Finanze, binomio chiave, ha rimarcato, per affrontare la disoccupazione. Attorno allo stesso tavolo a palazzo Chigi per un vertice europeo sull&#8217;occupazione giovanile &#8211; preparatorio al vertice europeo di fine mese &#8211; i ministri di Finanze e Lavoro di Italia, Francia, Germania e Spagna. A contribuire attivamente nella ricerca di soluzioni possibili e concordate per debellare il fenomeno drammatico della disoccupazione sono stati per l&#8217;Italia il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini e quello dell&#8217;Economia, Fabrizio Saccomanni, per la Francia i ministri Michel Sapin (Lavoro, Occupazione e Dialogo sociale) e Pierre Moscovici (Finanze), per la Germania Ursula Von der Leyen (Lavoro e Affari sociali) e Wolfgang Schaeuble (Finanze), e per la Spagna Luis de Guindos Jurado (Economia e Competitivita&#8217;) e Maria Fatima Banezz Garcia (Occupazione e Sicurezza sociale).<span id="more-50091"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I DUE RISULTATI ATTESI DA LETTA AL VERTICE UE DI FINE MESE</strong> &#8211; Quanto all&#8217;atteso Consiglio Ue di fine mese, Letta ha spiegato ai ministri degli altri Paesi che l&#8217;Italia si attende due risultati: il completamento dell&#8217;Unione bancaria e, appunto, misure concrete di contrasto alla disoccupazione giovanile. Inoltre, ha ribadito che il Governo presenterà prima del vertice di fine mese un piano nazionale in tema di lavoro. In un altro passaggio, il presidente del Consiglio ha ricordato l&#8217;importanza delle elezioni europee del prossimo anno, le quali, se l&#8217;Ue da subito &#8220;non inizia a cambiare passo&#8221;, potrebbero &#8220;regalarci il Parlamento più euroscettico della storia e sarebbe senz&#8217;altro un disastro per tutti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOMANI COLLOQUIO TELEFONICO LETTA-VAN ROMPUY POI INCONTRO CON BARROSO</strong> &#8211; Domani il presidente del Consiglio, Enrico Letta, avra&#8217; un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, prima di vedere il presidente della Commissione Ue, Jose&#8217; Barroso, che sara&#8217; a Palazzo Chigi alle 12,30. Lo riferiscono fonti di Governo. Al centro dei due colloqui ci sara&#8217; l&#8217;iniziativa di oggi con i ministri di Finanze e Lavoro di Italia, Francia, Germania e Spagna dedicata all&#8217;occupazione giovanile, tema forte del Vertice Ue del 27 e 28 giugno. L&#8217;iniziativa di oggi e le proposte per il contrasto alla disoccupazione giovanile, ha sottolineato Letta parlando ai ministri, vanno inquadrate nel &#8220;fondamentale rapporto con Consiglio Ue e Commissione&#8221;.</p>
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		<title>Femminicidio. Locatelli (Psi): “Dietro la violenza la non accettazione dell&#8217;autonomia delle donne&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 16:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Sequi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimento]]></category>
		<category><![CDATA[centri anti-violenza]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[mozione]]></category>
		<category><![CDATA[Pia Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[psi]]></category>
		<category><![CDATA[violenza donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Una giovane albanese, ritrovata in fin di vita, giovedì sera, a Napoli. Ieri a Foligno, una donna romena di 38 anni sgozzata dal marito, che poi si è ucciso per sfuggire alla cattura. Sono gli ultimi ed estremi casi di una catena senza fine. Fatta di nomi, volti. Di donne. Di esistenze nella loro piena espressione. Interrotte. Per mano di un'altra persona. Quasi sempre una persona cara, vicina. Un compagno, un marito o fidanzato. Attuale o passato. Avanti! ha intervistato Pia Locatelli... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50176" alt="Femminicidio-Locatelli-Psi" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Femminicidio-Locatelli-Psi.jpg" width="348" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una giovane albanese, ritrovata in fin di vita, giovedì sera, a Napoli. Ieri a Foligno, una donna romena di 38 anni sgozzata dal marito, che poi si è ucciso per sfuggire alla cattura. Sono gli ultimi ed estremi casi di una catena senza fine. Fatta di nomi, volti. Di donne. Di esistenze nella loro piena espressione. Interrotte. Per mano di un&#8217;altra persona. Quasi sempre una persona cara, vicina. Un compagno, un marito o fidanzato. Attuale o passato. <strong>Avanti!</strong> ha intervistato Pia Locatelli, deputato Psi nonché presidente onoraria dell&#8217;Internazionale Socialista Donne che non ha dubbi: «Dietro questi omicidi c&#8217;è l&#8217;incapacità e l&#8217;impossibilità di accettare l&#8217;autonomia delle donne da parte degli uomini».</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-50072"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Locatelli, lo scorso 4 giugno è stata approvata all&#8217;unanimità una mozione unitaria per il contrasto di ogni forma di violenza nei confronti delle donne. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì. Io ho presentato una mozione per il gruppo Misto, e sono la prima firmataria. Anche altri parlamentari hanno proceduto in tale direzione. Alla fine siamo riusciti ad accordarci su una mozione unitaria che porta i cognomi dei primi firmatari (Locatelli, Speranza, Binetti, Locatelli, Brunetta, Migliore, Rondini e Meloni, ndr). E noi come socialisti siamo stati i protagonisti di questa vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può parlare di emergenza femminicidio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In termini numerici non sono aumentati i casi di femminicidio, è però aumentata l&#8217;efferatezza delle violenze. Soprattutto è aumentata la caratterizzazione di donne uccise in quanto donne. Non sono omicidi casuali: si tratta di uccisioni di donne soprattutto per mano di persone molto vicine a loro, come per esempio l&#8217;ex marito o l&#8217;ex compagno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo lei, cosa c&#8217;è dietro queste uccisioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quasi sempre c&#8217;è l&#8217;incapacità e l&#8217;impossibilità di accettare l&#8217;autonomia delle donne da parte degli uomini. La violenza è la forma più estrema dei rapporti di discriminazione che assume questi toni esasperati non perché ci sia stata la liberalizzazione dei costumi. Ma perché le donne sono cresciute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa intende per “cresciute”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le donne hanno rivendicato la loro autonomia. E gli uomini non sono capaci di prescindere da un rapporto in cui la figura dell&#8217;uomo è dominante e in un atteggiamento di possesso nei confronti della sua donna. Le donne invece hanno scoperto il valore della loro autonomia, e aspirano a rapporti che siano paritetici. Tutto questo, però, una consistente percentuale di uomini non è in grado di sostenerlo. Alla base della violenza c&#8217;è dunque questa incapacità di reggere rapporti paritari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Locatelli, si tratta di un fenomeno trasversale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì. Il fenomeno del femminicidio riguarda tutti gli ambienti, e tutte le classi sociali. Questo perché le donne stanno crescendo, ripeto, e non vogliono più rapporti diseguali. Le donne da qualche tempo si stanno affermando come personalità, e al contempo vi è una sempre maggiore sottrazione alla subordinazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E gli uomini?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini hanno difficoltà ad affrontare questo tema. Non è un caso che loro stessi non ne parlino. Secondo me le donne hanno parlato troppo, e troppo tra di loro. La maggior parte degli uomini ha difficoltà a riconoscere che questa violenza ha radici nella loro non accettazione di rapporti paritetici. Ma se non si affronta il problema non si riuscirà né a estirparlo, né a risolverlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali secondo lei le azioni di prevenzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me bisogna educare i bambini ai sentimenti. È necessario dunque iniziare a concepire un&#8217;educazione sentimentale che dia  valore alla dignità e alla parità tra le persone. Serve quindi un&#8217;azione di educazione e prevenzione ai sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E per quanto concerne i colpevoli?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Senz&#8217;altro i responsabili devono essere puniti, ma è necessaria anche un&#8217;azione di recupero nei loro confronti. Una forma di rieducazione perché possano comprendere la gravità del loro gesto. In questi casi la recidiva è forte, ma se rieduchi questi colpevoli, attui un&#8217;azione di prevenzione per il futuro. Secondo me punizione e rieducazione sono dunque gli strumenti necessari per prevenire la recidiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sette casi su dieci rilevano che le vittime, prima di morire, avevano lanciato un allarme o una forma di richiesta di aiuto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esatto. E in questi casi non c&#8217;è stata nessuna protezione o preparazione dei servizi pronti a intervenire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia i centri anti-violenza sono pochi e distribuiti a macchia di leopardo sul territorio nazionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, e dispongono di risorse scarse. Prima l&#8217;uccisione della donna per mano di una persona cara veniva messa nel “calderone”. La consapevolezza che si tratta di femminicidio è giunta quando si è arrivati a parlare di femminicidio. Il tema però è ancora tutto da affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvia Sequi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Bersanic</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 14:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Del Bue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Del Bue]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicono che l&#8217;ex segretario del Pd si sia messo alla guida del fronte antirenziano. E che la sua parola d&#8217;ordine sia: &#8220;Mai un uomo solo al comando&#8221;. Più tifoso di Bevilacqua che di Coppi, Pierluigi Bersani non si rassegna all&#8217;idea &#8230; ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dicono che l&#8217;ex segretario del Pd si sia messo alla guida del fronte antirenziano. E che la sua parola d&#8217;ordine sia: &#8220;Mai un uomo solo al comando&#8221;. Più tifoso di Bevilacqua che di Coppi, Pierluigi Bersani non si rassegna all&#8217;idea dello sconfitto di successo. E sembra propenso a prendere le distanze da un possibile vincitore, visto che lui non ha vinto. Quel che non stupisce è che si siano assottigliate le sue truppe. Succede sempre così quando un capo non vince. I suoi sottomessi capiscono che ha sbagliato tutto e si alleano col pretendente che avanza. In molti hanno già lasciato la barca bersaniana, con canotti e materassini. Il primo, il più intelligente, è stato Massimo D&#8217;Alema, che senza farsene scrupolo, ha già chiesto asilo nell&#8217;imbarcazione di Matteo Renzi, il quale, prima di farlo salire, vuole capirne bene le intenzioni. Visto che Massimo è il più astuto e, da vero ex comunista, non ha alcun problema a trasformarsi da nemico numero uno ad alleato, con un triplo salto carpiato, come quello di Togliatti quando nel 1944 scelse la monarchia e scartò la Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;Alema non chiede nulla per sé, ma la sola sua presenza nel fronte dei rinnovatori, lui simbolo della rottamazione, può provocare qualche scompenso. Veltroni, l&#8217;africano mancato, è più etereo e parla di Renzi con chiare allusioni a se stesso. Il sindaco di Firenze dovrebbe approfondire di più i temi, ma anche apprezzare di più il cinema, le figurine Panini e la Juventus. Più che un Veltroni che diventa renziano egli auspica un Renzi veltroniano. Anche i giovani turchi sono ormai convertiti. Perfino la più bersaniana di tutti, la bella Alessandra Moretti, la portavoce ufficiale dell&#8217;ex segretario, la donna di fiducia che tutto deve a Bersani, senza il quale mai sarebbe arrivata in Parlamento e a Porta a Porta, ha clamorosamente preso le distanze dal suo benefattore, si è tuffata come una sirena dalla sempre più povera imbarcazione bersaniana dirigendosi anche lei verso l&#8217;ormeggio renziano.</p>
<p style="text-align: justify;">E così pure l&#8217;altro Matteo, quell&#8217;Orfini che fino a poco fa non sopportava Renzi, come Fassina e Orlando, e che adesso sostiene addirittura che Bersani è sul Titanic, e precisa, &#8220;ma dopo e non prima dell&#8217;urto&#8221;. Lui dall&#8217;urto è stato sbalzato fuori e adesso nuota tra i marosi convinto di essere tra i pochi sopravvissuti. Fra un pò, c&#8217;è da scommetterci, a Bersani, anzi a Bersanic, resteranno solo i fidi scudieri Errani e Migliavacca. Anche se, dicono, nella cerchia del tortello magico si stanno infiltrando nuove tendenze gastronomiche alla bistecca. Se la mettiamo in politica, visto che qualcuno ha definito la riunione dei bersaniani come un&#8217;assemblea di comunisti, non si può che prendere atto che gli ex diesse sono ormai fuori gioco. Coloro che provengono dal Pci si sono ormai volatilizzati. Nel 1989 rifiutarono di diventare socialisti. Adesso hanno ceduto il timone agli ex democristiani. Ben gli sta.</p>
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		<title>Venerdì nero per i trasporti: sciopero nazionale di 24 ore</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 10:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Avanti!</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un venerdì di sole e caldo, ma anche di possibili disagi a causa dello sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico locale, dei naviganti, del personale di terra dell'Alitalia,  dei lavoratori della Sea negli aeroporti di Milano Linate e Malpensa, e di quelli della società AdF all'aeroporto di Firenze. La mobilitazione nazionale - indetta dall'Unione sindacale di base (Usb) - sta avendo luogo nel rispetto delle fasce di garanzia e con orari e modalità diverse da città a città. Oltre... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50027" alt="Sciopero trasporti" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Sciopero-trasporti.jpg" width="280" height="195" />Un venerdì di sole e caldo, ma anche di possibili disagi a causa dello sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico locale, dei naviganti, del personale di terra dell&#8217;Alitalia,  dei lavoratori della Sea negli aeroporti di Milano Linate e Malpensa, e di quelli della società AdF all&#8217;aeroporto di Firenze. La mobilitazione nazionale &#8211; indetta dall&#8217;Unione sindacale di base (Usb) &#8211; sta avendo luogo nel rispetto delle fasce di garanzia e con orari e modalità diverse da città a città. Oltre all&#8217;astensione dal lavoro per protestare contro l&#8217;accordo sul rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri raggiunto il 26 aprile scorso, l&#8217;Usb ha annunciato manifestazioni e assemblee nelle principali città e puntualizza <span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span>Vertenze con problemi e rivendicazioni diverse trovano un denominatore comune nella lotta contro il degrado complessivo del sistema dei trasporti del nostro Paese<span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-50026"></span>LA SITUAZIONE A ROMA  E MILANO</strong><b> &#8211; </b>L&#8217;Agenzia per la Mobilità ha ricordato che nella Capitale. tra le 8.30 e le 17 e dalle 20 a fine servizio sono a rischio le corse di autobus, tram, filobus, metropolitane e ferrovie Roma-Lido, Termini-Giardinetti e Roma-Viterbo. Nella nota viene inoltre spiegato che saranno rispettate le fasce di garanzia, per i lavoratori Atac e Roma Tpl: da inizio servizio alle 8.30 e dalle 17 alle 20. In occasione dello sciopero nazionale del trasporto pubblico, il provvedimento Area C sarà sospeso per tutta la giornata. A renderlo noto è il Comune di Milano. Resta attivo il divieto di accesso e circolazione all&#8217;interno della Ztl Cerchia dei Bastioni per i veicoli di lunghezza superiore a 7,5 metri. A Milano possibili disagi sono previsti dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TORINO E NAPOLI</strong> &#8211; A Torino il servizio sarà garantito dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15 per metro e trasporto urbano e suburbano, da inizio servizio alle 8 e dalle 14.30 alle 17.30 per le autolinee extraurbane, ferrovia canavesana e Torino-Ceres, mentre a Napoli il servizio sarà garantito nelle fasce orarie: 5:30 &#8211; 8:30 e 17:00 &#8211; 20:00.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>NOVELLO ROBESPIERRE, GRILLO &#8220;MANDA A GIUDIZIO&#8221; LA GAMBARO</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 08:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Filipponio</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Gambaro]]></category>
		<category><![CDATA[Grillini]]></category>
		<category><![CDATA[Maximilien de Robespierre]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento 5 stelle]]></category>
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		<description><![CDATA[«La libertà consiste nell'obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell'essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea». Così diceva Maximilien de Robespierre per giustificare le tante esecuzioni di quelli additati come nemici della Rivoluzione. Novello Robespierre, Grillo “l’Incorruttibile” anche questa volta sceglie la “ghigliottina” mediatica e politica e mette a giudizio (l’appuntamento è fissato per lunedì prossimo) la grillina che ha osato dire che la linea politica... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-50015" alt="M5S-Grillo-Robespierre" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/APERTURA-Grillo-Robespierre.jpg" width="960" height="350" /></p>
<p style="text-align: justify;">«La libertà consiste nell&#8217;obbedire alle leggi che ci si è date e la servitù nell&#8217;essere costretti a sottomettersi ad una volontà estranea». Così diceva Maximilien de Robespierre per giustificare le tante esecuzioni di quelli additati come nemici della Rivoluzione. Novello Robespierre, Grillo “l’Incorruttibile” anche questa volta sceglie la “ghigliottina” mediatica e politica e mette a giudizio (l’appuntamento è fissato per lunedì prossimo) la grillina che ha osato dire che la linea politica del M5S non funziona e che la vera causa del flop alle amministrative è Grillo. Adele Gambaro è ufficialmente sotto accusa. La senatrice aveva &#8220;messo in atto un&#8217;azione lesiva dell&#8217;immagine e dell&#8217;attività del MoVimento 5 Stelle&#8221;, si legge nel post serale del blog di Beppe Grillo. In particolare, aveva dichiarato la sua opinione ad una televisione additando come &#8220;problema&#8221; lo stesso comico genovese suscitandone l&#8217;ira.  Insomma come Robespierre, Grillo colloca la sua politica all&#8217;interno di un&#8217;emergenza rivoluzionaria che richiede anche atti estremi per salvare la nuova Repubblica della decrescita, la sua Rivoluzione del Vaffa.<span id="more-49993"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IN SERATA RIUNIONE DI FUOCO. C’E’ CHI URLA: “ORA BASTA” </strong>- Tra repliche e controrepliche, il dibattito di questa settimana tra i membri del Movimento cinque stelle è incentrato sulla senatrice e sulle sue dimissioni. Al Senato si è tenuta nella serata di ieri una riunione dei senatori grillini per discutere di Gambaro e della sua messa in stato di accusa. Assemblea di fuoco, dove il gruppo del M5s apprende dal post di Beppe Grillo l&#8217;intenzione del movimento di procedere alla valutazione dell&#8217;espulsione della senatrice. Dalla riunione si sentono urla e alcuni lasciano l&#8217;Aula. Il primo ad andarsene è Lorenzo Battista con Paola De Pinna; poi anche Rosetta Blundo. Cristina De Pietro e Ivana Simeoni aprono la porta proprio dopo che si era sentito urlare un: “ora basta”. La riunione, è confermato, si è tenuta senza la senatrice Adele Gambaro. Il dissenso insomma sarebbe nato dopo la pubblicazione del post (chiamato minipost dal blog di Grillo) in cui l&#8217;ex capogruppo al Senato, Vito Crimi, e il suo successore, Nicola Morra, chiedono di fatto ad Adele Gambaro di dimettersi da parlamentare. Oggi &#8220;non si tratta di espulsioni, si valuta la procedura, si parla. Se uno sta male è libero di uscire dal movimento&#8221;, dice la questore del M5s al Senato, Laura Bottici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GRUPPO M5S SPACCATO ANCHE IN RETE</strong> &#8211; Ma il gruppo non è così unito e univoco come lo è stata la rete. &#8220;La senatrice Adele Gambaro &#8211; dichiara il deputato Tommaso Curro&#8217; &#8211; ha esercitato un suo legittimo diritto, quello di esprimere un dissenso. Posso avere qualche dubbio sui toni, ma sui contenuti condivido, non ci può essere una verità  espressa in modo unilaterale&#8221;. Di tutt&#8217;altra opinione è il capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti: &#8220;Certo che sono per l&#8217;espulsione. Dobbiamo rispettare la sua volontà (della Gambaro ndr), quello che ha detto durante la campagna elettorale&#8221;, e ha poi riaffermato: &#8220;Beppe non e&#8217; un problema. E&#8217; il nostro garante&#8221;, ha concluso. Il caso si chiuderà lunedì pomeriggio con &#8220;l&#8217;assemblea congiunta dei gruppi parlamentari Movimento 5 Stelle per valutare la proposta di cessazione dell&#8217;appartenenza al gruppo parlamentare, da sottoporre successivamente al voto decisivo della rete, cui spetta l&#8217;ultima parola&#8221;, si legge nel post di Crimi e Morra. Alla rete, dunque, l&#8217;ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I SOCIAL NETWORK NON CI STANNO</strong> &#8211; La rete, però, non risparmia critiche all&#8217;atteggiamento dei vertici del M5S. Su Twitter la cosa fa discutere e non mancano, anche fra i grillini, severi osservatori: &#8220;La pazzia in politica è una malattia trasmissibile. Crimi scrive come Grillo ma, non avendo fatto il comico, non fa ridere&#8221;, puntualizza un utente. Un altro la butta sul ridere: &#8220;M5S, la dissidente Gambaro sarà espulsa: Ha leso l&#8217;immagine del movimento. Quattro mesi in Parlamento e neanche una parolaccia&#8221;. Non mancano simpatizzanti grillini iscritti al sito e, quindi, con diritto di voto: &#8220;Se la votazione arriverà in rete, io voterò no all&#8217;espulsione della senatrice Gambaro&#8221;, twitta lapidario un utente, così come un altro che scrive: &#8220;Lo dico subito: io voterò no all&#8217;espulsione della Gambaro ma non perché non abbia sbagliato ma perché rimanere sarebbe la giusta punizione&#8221;. Molti considerano la procedura antidemocratica: &#8220;Credo che o si abusi del termine &#8216;democrazia&#8217; o non se ne conosca il significato, la vicenda Gambaro è eloquente&#8230;&#8221;; &#8220;I soldatini M5S sull&#8217;attenti verso l&#8217;espulsione della senatrice Gambaro. Capo Grillo ordina, i &#8216;liberi&#8217; cittadini eseguono&#8221;; &#8220;La votazione sulla Gambaro è una scelta fra M5S e Grillo&#8230; fra l&#8217;evoluzione a movimento democratico e lo Statuto quo inconcludente&#8221;. Ma non manca chi mette sotto accusa la senatrice ribelle: &#8220;Adele Gambaro aveva promesso che nel caso di disaccordo con la linea M5S,avrebbe dato le sue dimissioni dal Parlamento. E&#8217; colpa di Grillo?&#8221;, scrive una grillina, mentre un&#8217;altra le fa eco: &#8220;Se è colpa di Grillo aver perso le elezioni amministrative forse è sempre colpa di Grillo se ora lei lavora in Parlamento. No?&#8221;. Beh visti i precedenti storici e le reazioni della piazza digitale, attenzione alla testa ben fissa sul capo.</p>
<p><strong>Lucio Filipponio</strong></p>
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		<title>Grecia e Turchia, le due frontiere dell&#8217;Europa e della democrazia negata</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 08:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Capocelli</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50018" alt="EVIDENZA-Grecia-Turchia" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-Grecia-Turchia.jpg" width="280" height="195" />Sono due facce di una medaglia. Da un lato la Grecia, paese che ha dato i natali alla democrazia, membro dell’Europa che oggi, schiacciato dalla crisi e dalle politiche di austerity senza crescita retrocede proprio sul terreno della democrazia. Dall’altro la Turchia, paese che con i suoi tassi di crescita rappresenta il “lato buono” della brutta storia neoliberista che ha condotto l’Europa sull’orlo del baratro. Un’Europa che, in passato aveva respinto la Turchia proprio per le sue “carenze” in fatto di democrazia, oltre che per la paura di confrontarsi con un colosso, e che oggi vede ribaltati i ruoli con percentuali altissime di turchi non proprio allettati dall’idea di entrare in quello che temono possa essere un pantano per la loro crescita.<span id="more-49998"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ERDOGAN, INCAPACE DI GESTIRE IL DISSENSO, RISPOLVERA IL “NEMICO ESTERNO”</strong> &#8211; Erdogan ha lanciato l’ennesimo ultimatum, addirittura rivolgendosi, con un becero populismo, alle «madri e ai padri», quasi che i ragazzi del parco “pomo della discordia” non fossero davvero in grado di scegliere: «fate allontanare i vostri figli da quel luogo», ha detto. Come da manuale del satrapo, di fronte all’incapacità di gestire il proprio sistema, il “sultano” Recep Tayyip Erdogan ha spolverato la più classica versione del “nemico esterno”: ne sarebbero convinti lui e i membri del suo partito, contro il potere turco è in atto un “complotto” pilotato dall&#8217;estero, che punta a destabilizzare un paese la cui forte crescita economica e politica “neo-ottomana” dà fastidio. In particolare, secondo Erdogan, sarebbero le “lobby finanziarie” al centro della cospirazione con l’intento di speculare sul debito turco. Ma, come nel più classico dei discorsi da “balcone” «alla fine li faremo pagare», promette. Insomma un «vincere e vinceremo»: sappiamo come è andata a finire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA STAMPA NEL MIRINO</strong> &#8211; E, come seguisse passo a passo lo schema del “manuale del satrapo”, Erdogan non manca di scagliarsi contro la stampa. Secondo il premier turco la colpa sarebbe anche della «stampa straniera, che mente e dà una visione distorta della protesta dei giovani», secondo il premier semplici «vandali» e «terroristi». L&#8217;altra parte della  colpa ricade invece su non meglio precisate «potenze estere» tanto che, avverte, «i servizi segreti stanno indagando». E, come in un copione, “il sultano” ha duramente reagito all&#8217;ultima condanna, arrivata dall&#8217;Europa, quella dei deputati di Strasburgo, dicendo di «non riconoscere alcuna decisione sulla Turchia del Europarlamento». Una posizione curiosa da parte del leader di un paese candidato all&#8217;adesione all&#8217;Ue. La risoluzione dei deputati europei denuncia, fra l&#8217;altro, «l&#8217;uso sproporzionato ed eccessivo della forza», «le reazioni del governo turco e del premier Erdogan», la censura dei media turchi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AUSTERITY CONTRO LA STAMPA</strong> &#8211; Come ad Istanbul, intanto, nella capitale dello storico nemico della Turchia, ad Atene, migliaia di persone scendono in piazza a difesa della tv pubblica. Le manifestazioni coincidono con lo sciopero generale indetto dai maggiori sindacati del Paese a sostegno dei circa 2.700 dipendenti dell&#8217;azienda radiotelevisiva statale Ert che martedì, con un decreto legge, il governo del premier conservatore Antonis Samaras ha deciso di chiudere per sostituirla con una più moderna, con meno personale e soprattutto più economica. Le politiche di austerity imposte dall&#8217;Europa a tutti i costi producono dunque i loro effetti. E lo fanno nel paese più debole, oggi, d’Europa. Un monito, e forse un presagio se si pensa che i media sono il cuore pulsante della democrazia, quell’anello di congiunzione tra classe politica e cittadini, quel guardiano delle libertà che, in Turchia si vuole mettere a tacere. Un servizio pubblico radiotelevisivo in un delicato momento per la Grecia, rischia di venir meno. Il messaggio che passa fa paura: sull’altare dell’austerity si può sacrificare anche l&#8217;informazione pubblica. Gli storici nemici, Grecia e Turchia, sono, oggi, due immagini con le quali l’Europa dovrà fare i conti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Capocelli</strong></p>
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		<title>Lega, espulso dal Carroccio la consigliera per la frase choc contro il ministro Kyenge. Solidarietà dai socialisti</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 21:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Sequi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style=' float: left; padding: 4px; margin: 0 7px 2px 0;'  class="alignleft size-full wp-image-50013" alt="Kyenge-valandro" src="http://www.avantionline.it/wp-content/uploads/2013/06/EVIDENZA-kyenge-valandro.jpg" width="280" height="195" />Era stata recentemente sospesa, per contrasti interni. E ieri sera esplusa. Per un commento dai contorni inquietanti: un&#8217;incitazione alla violenza sessuale nei suoi confronti. Un &#8220;pugno allo stomaco&#8221; da una donna a un’altra donna. Il bersaglio è stato il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, la provocatrice ha il volto di Dolores Valandro, consigliere di quartiere della Lega Nord-Liga Veneta, a Padova. Il motivo è stato l’incontenibile spinta della seconda nel commentare la recente notizia di un africano che a Genova aveva tentato di stuprare due ragazze. E ha deciso di farlo scrivendo su un noto social network, una frase in maiuscolo, accanto alla foto del ministro Kyenge, di note origini congolesi. Che non lascia spazio al minimo dubbio se non alla bufera, pronta, dietro l’angolo. Come dietro l’angolo deve stare per travolgere chi si scusa dietro un blando «era solo una battuta. È stato un momento di rabbia». E la consigliera ne è rimasto travolta, tanto da eliminare non solo il commento choc, ma anche il suo stesso profilo. Parole di solidarietà sono state prontamente espresse dal mondo politico, dal premier Enrico Letta al presidente della Camera, Laura Boldrini. Anche il segretario del Psi, nonché senatore Riccardo Nencini, e Pia Locatelli, deputato socialista e presidente onoraria dell&#8217;Internazionale socialista Donne hanno voluto manifestare la loro vicinanza al ministro Kyenge che non ha voluto rispondere alla militante leghista «perché ognuno di noi dovrebbe sentirsi offeso».<span id="more-49996"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA LEGA ESPELLE IL CONSIGLIERE</strong><b> &#8211; </b>Sul fronte delle reazioni all’interno del Carroccio, già ieri &#8211; a polemica scoppiata &#8211; il segretario federale della Lega Roberto Maroni si è limitato a dichiarare di non conoscere Valandro, ma che «sarà espulsa». Il vice segretario della Lega Nord &#8211; Liga Flavio Tosi aveva promesso l’espulsione del consigliere, essendosi trattato di una «cosa inqualificabile». Il governatore Luca Zaia ha reso noto che la condanna deve essere «senza se e senza ma», e ha voluto ricordare che «il Veneto è uno dei migliori esempi di un&#8217;integrazione possibile». La decisione di espulsione è stata confermata ieri sera, durante il consiglio nazionale della Lega Nord-Lega Veneta, presieduto da Tosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NENCINI: PAROLE VOLGARI E RIPROVEVOLI </strong>- «Le parole indirizzate dalla consigliera leghista al Ministro Kyenge sono volgari e riprovevoli. Sono affermazioni che lasciano interdetti, ancor più se provengono da un rappresentante delle Istituzioni». Questo il commento di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi. «Un “momento di rabbia”, come l&#8217;ha definito la signora Valandro, non giustifica offese simili. La toppa è peggio del buco. Esprimo la mia personale solidarietà e quella dei socialisti al ministro Kyenge» ha concluso il senatore socialista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LOCATELLI (PSI): ATTONITA, NON CI SONO PAROLE &#8211; </strong> «Di fronte a una donna che invita a stuprare un&#8217;altra donna non ci sono parole nemmeno per esprimere l&#8217;entità della nostra condanna» ha dichiarato Pia Locatelli, aggiungendo che una notizia del genere non può che lasciare «attoniti». Il deputato socialista ha poi aggiunto che nessun momento di rabbia «può giustificare un simile atteggiamento. Siamo accanto alla ministra Kyenge alla quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto». Locatelli ha poi concluso che è stato preso atto «dell&#8217;immediata presa di posizione della Lega che ha annunciato l&#8217;espulsione della consigliera Valandro. Forse, se questa stessa severità fosse stata applicata in precedenza di fronte ai numerosi attacchi razzisti di dirigenti della Lega nei confronti della stessa Ministra, come quelli dell&#8217;eurodeputato Borghezio, non si sarebbe arrivati a questo inaccettabile livello di aggressività».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvia Sequi </strong></p>
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