venerdì, 24 Gennaio, 2020

FGR, Spina: “Senza i giovani la democrazia muore”

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Napoli. Una chiacchierata piacevole quella avuta con il segretario della Federazione dei Giovani Repubblicani questo pomeriggio. Due ore molto interessanti in cui con Marco Spina abbiamo affrontato vari temi, tra i quali la storia (italiana e non), questioni politiche, aperture ai diritti civili e tutele dei diritti sociali. Ventenne, risulta essere una personalità molto preparata e pronta al confronto ideologico e di contenuti senza alcuna preclusione.

Innanzitutto, cos’è la Federazione dei Giovani Repubblicani e cosa vi accomuna e cosa vi distingue dalla Federazione dei Giovani Socialisti?
La FGR è una delle giovanili più antiche d’Italia, poiché bisogna considerare che esisteva già all’inizio del novecento. Paradossalmente, uno dei segretari nazionali della FGR fu Pietro Nenni, nel 1915, che poi diventerà il leader dei socialisti. Ci fu anche l’onorevole Martelli, che poi fu affascinato dalla figura di Craxi. Ma Martelli nasce repubblicano, tra le fila della FGR, e fu anche vicesegretario nazionale della federazione.

Abbiamo iniziato un discorso con l’amico Enrico (Enrico Maria Pedrelli, segretario della FGS. Ndr) e sicuramente possiamo dialogare sul campo economico, perché siamo con un tronco senza sé e senza ma a sinistra su questo piano. Noi siamo keynesiani e, soprattutto, siamo molto critici verso il liberismo imperante. Questo neoliberismo che va avanti da trenta-quarant’anni a questa parte, accentuato dall’entrata in vigore dei parametri di Maastricht e dell’ingresso nell’euro. Diciamo che dalla caduta del muro di Berlino in poi si è instaurata quella mentalità globalista e mercatista che vuole gli individuiscontrarsi all’interno del libero mercato per assecondare i propri impulsi egoistici e pensando che in questi termini si possa favorire il benessere dei cittadini, di un paese o come se i cittadini potessero averne un qualche beneficio. In questo senso, lo Stato ha abdicato al ruolo del mercato, perché la politica non ha più il primato su economia e mercato. Anzi, è l’esatto opposto. Quando tu hai un commissario europeo tedesco di prestigio che dice “I mercati insegneranno agli italiani come votare”, allora qui nasce un problema di natura economica, politica e sociale. E questo tipo di uscite “ultra limina” fanno si che nasca un impulso anti-europeo.

In questo senso come fai a creare un’Europa dei popoli e delle nazioni se hai una UE a traino franco-tedesco? Con una Germania peraltro che se ne frega dei parametri europei, sforando costantemente il tetto del 3% annualmente, basti vedere la bilancia commerciale teutonica a titolo esemplificativo. Citando La Malfa, quando tu non hai una moneta nazionale e non puoi ricorrere al debito come puoi applicare delle politiche di sviluppo? Basti anche pensare ai compiti attribuiti alla BCE, articoli 105 e 107 dello Statuto. Gli Stati non possono chiedere ala BCE di muovere risorse.

Noi siamo dell’idea che si debbano rivedere, da questo punto di vista, i trattati europei, anche perché se la BCE non pensa minimamente al problema della disoccupazione, che è un dramma europeo, ma pensa solo a frenare debito e inflazione, bloccando investimenti e sussidi, diventa un grave problema. Questo blocca la crescita soprattutto nei paesi con un grande debito pubblico.

Il ruolo della FGR in questo senso deve pensare primariamente non ai diritti civili, cioè i diritti moderni arcobaleno, ma ai diritti delle classi sociali meno agiate, al ceto medio che si sta “proletarizzando”. Da qui si può partire anche pensando ad un’Europa dei popoli sovrani. È da lì che dobbiamo partire per costruire un’Europa mazziniana.

Il repubblicanesimo in Italia ha vissuto diverse fasi: a partire dal radicalismo di sinistra alternativo al marxismo d’inizio secolo, per poi passare all’organicismo di centro-sinistra per, poi, avere posizioni alternanti negli ultimi venticinque anni, come l’adesione al Patto Segni, poi all’Ulivo, poi alla Casa delle Libertà, poi di nuovo al Centrosinistra, poi l’alleanza con ALA alle politiche del 2018 ed alla fine la candidatura nelle file liberiste di +Europa alle Europee. In quale fase repubblicana ritenete di potervi collocare, ad oggi?
Noi come Giovani Repubblicani non possiamo non dialogare coi Giovani Socialisti. Ci stiamo ponendo come anime dialoganti, perché chiaramente siamo politicamente laici. Siamo disposti a stare sul tavolo con tutti. Poi chiaramente abbiamo le nostre posizioni. Abbiamo, complessivamente, intenzione di aprire un campo di dialogo sia con le federazioni del centrosinistra sia con quelle del centrodestra. Ci vogliamo porre come terza linea, come terza via.

È una forma di “centrismo” non geometrica, come fu quella della DC, ma poniamo al centro i contenuti, i programmi. Ed è per questo che noi giovani abbiamo scelto non di porci di qua o di là, ma abbiamo scelto di collocarci su un piano di dialogo che non chiuda né alle forze giovanili di sinistra e alle forze giovanili di destra.

Ciò posto, l’attuale segretario nazionale del PRI (Corrado de Rinaldis Saponaro, ndr) ha avuto l’incarico quando già l’alleanza con ALA era consolidata. La linea politica in ogni caso, posto che ci proponiamo con una ispirazione liberaldemocratica, è dettata dalla segreteria del partito. Anche se, come diceva Ugo La Malfa, la giovanile deve avere anche un ruolo preminente e dire quello che il PRI e la segreteria non può dire, questo perché spesso – diceva La Malfa – i giovani vedono più lontano e più profondamente degli “adulti”, proprio per la spinta e la capacità di sognare che spesso con la maturità si tende a perdere.

In ogni caso, il partito è politicamente laico, e la dimostrazione è stato il voto contrario al governo Berlusconi IV da parte di Giorgio La Malfa qualche anno fa. Cosa che comunque comportò un provvedimento da parte del collegio dei probiviri, ma che comunque dimostrò che i parlamentari agiscono per un mandato più ampio di quello politico. Quella “espulsione” dei probiviri fu a prescindere sbagliata, nell’ottica di chi è giurista, perché il provvedimento agiva nei confronti di un parlamentare che agiva in costanza di insindacabilità del mandato elettorale, e la norma statutaria di un partito comunque non poté derogare alla norma di rango costituzionale.

Siete la giovanile dell’unico partito superstite immutato dai tempi della monarchia e della prima Repubblica. Ritieni che questo sia un pregio, perché magari avete mantenuto la barra dritta su un’identità ormai ben strutturata, oppure un difetto, perché magari non vi siete – anche voi – attrezzati per la politica di questo XXI secolo avendo un sistema partitico ancora saldamente novecentesco?
Il partito non si è mai sciolto, e questo ha permesso di mantenere una struttura diversa rispetto ad altri partiti.

La politica è dialogo, e quindi siamo legati a vecchi meccanismi di fare politica. Noi vogliamo sederci al tavolo con tutti e confrontarci sui programmi con tutti. Abbiamo le nostre posizioni che sono chiare e precise, che provengono dalla nostra storia di oltre centoventi anni.

Questo forse è quello che manca ai partiti di oggi, che vedono tutto o bianco o nero. Non c’è capacità di dibattimento e sintesi tra varie anime. C’è poca caratura politica nei leader e nei politici di oggi. Basti pensare che molti politici d’oggi impallidirebbero e sarebbero nulla rispetto ad un vostro storico esponente, Di Vittorio, che pur non essendo titolato ed avendo passato una vita nei campi come bracciante aveva una caratura politica ed intellettuale elevatissima.

Queste capacità ormai mancano. È ritornata quella cultura del leader politico arruffapopoli carismatico, mentre noi siamo ancora ancorati ad una cultura politica “correntista”, con tante anime spesso conflittuali che cercano una sintesi. La differenza tra noi e, per esempio, il PD ed i grandi partiti di massa di questo secolo, è che quando ci sono tante correnti in quegli altri partiti le correnti sono poste all’angolino e costrette al silenzio rispetto alla corrente momentaneamente egemone, e per questo nascono le varie fuoriuscite. Si pensi agli ex Liberi e Uguali ed a Possibile, usciti dal PD, a Toti, al Nuovo Centro Destra ed ai responsabili, usciti dal PdL.

Ti riservo una domanda squisitamente politica che riguarda non solamente le giovanili ma anche il quadro politico, e per farlo partirò da alcuni dati. I repubblicani hanno tante sedi censite nel vostro sito ma pochissimi iscritti – i repubblicani italiani sia come giovanile in Italia hanno meno tesserati rispetto alla giovanile della Lega in Sicilia – e dopo l’alleanza con ALA alle scorse elezioni hanno cessato di “farsi sentire” tramite i media. I socialisti hanno tante sedi ma pochi iscritti, ed alle ultime elezioni sono rimasti falcidiati quasi totalmente. I post-comunisti ed i cristiano-sociali del PD alle ultime elezioni hanno preso delle batoste allucinanti. La neoplasia parlamentare composta da “né carne né pesce” fuoriusciti dal PD hanno già disertato il primo appuntamento elettorale umbro e si preparano a disertare anche l’Emilia-Romagna. In tutto ciò, il centrodestra continua a crescere con un’espansione senza precedenti soprattutto per quanto riguarda forze regressive e populiste. La soluzione quale può essere secondo voi? Quale può essere la risposta di contenuti che può esser data all’Italia? Non so, ad esempio una coalizione che veda collaborare l’intero arco delle forze non conservatrici e progressiste che vada dal PD all’ex “galassia LeU” passando per PSI, PRI e coinvolgendo magari anche la metastasi renziana, per esempio…

Posso parlare per noi. Noi repubblicani dobbiamo andare, come diceva La Malfa, avanti. Avanti per una terza via che deve avere una chiara connotazione che guardi al sociale. Dobbiamo anche guardare all’Europa, ma dobbiamo capire a quale Europa si guarda. Se si vuole continuare a costruire un’Europa che guarda primariamente ai mercati, rendendoli primari rispetto alla politica ed alla sovranità, non possiamo che porci in contrasto, visto che siamo per un’Europa dei popoli sovrani di stampo mazziniano. Dobbiamo stare affianco al ceto medio per prevenirne la proletarizzazione.

Siamo come già detto un partito laico, e da questo punto di vista non abbiamo dogmi politici. Questo consente di dialogare con tutti sui programmi. Scegliere di dialogare primariamente con l’una o l’altra parte vuol dire tutto e non vuol dire niente. Non significa risolvere i problemi del paese.

Servono riforme e investimenti sul piano istituzionale, sanitario e così via. Riforme che mancano da venti-trent’anni almeno in questo paese. Noi repubblicani stiamo con la ragione. La ragione politica è appunto a porsi al centro come terza via capace di ascoltare tutti. Diceva Spadolini che in politica non si va al potere, ma si va al governo con le valigie pronte. Chi è ammalato di potere come Renzi, Salvini e Berlusconi, noi rispondiamo così. I repubblicani vogliono servire l’Italia, perché l’Italia ha bisogno di servitori. Anche perché noi intendiamo così la politica e la Repubblica, in spirito di amor di Patria e della Costituzione.

Le giovanili, secondo te, cosa devono fare? Qual è il compito che hanno le giovanili e come devono agire per risvegliare intelletto e coscienze politiche anzitutto dei rispettivi partiti, ma poi anche del resto degli italiani?

Anzitutto noi giovani abbiamo il dovere di dialogare. Questo penso sia chiaro: se noi giovani non manifestiamo il nostro pensiero, se non dialoghiamo, possiamo celebrare il funerale alla democrazia. Senza questo non possiamo svegliare il paese.

Mazzini affermava che il fallimento di un movimento politico e di un cambiamento sociale è la carenza di giovani. Solo i giovani non sono compromessi dalla vita, perciò maturano un occhio critico e maturano una visione diversa rispetto agli adulti. Questo pensiero fu anche ripreso da Ugo La Malfa, peraltro, che garantì una autonomia politica rispetto al partito.

Questo perché i giovani, noi tutti giovani, anche noi repubblicani, siamo un po’ tutti rivoluzionari. È grave quanto un giovane non ha il fuoco del cambiamento dentro.

Mattia G. M. Carramusa
Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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