lunedì, 30 Marzo, 2020

FGS, solidarietà internazionale e modello europeo federativo

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Nel panorama politico italiano sta emergendo progressivamente la Federazione dei Giovani Socialisti italiani (FGS). Una forza politica, che oltre alle tante questioni sociali ed economiche, sembra anche occuparsi con attenzione di questioni internazionali. Come dimostrano, d’altra parte, i comunicati sul sito e sulla pagina facebook del circolo romano FGS “Carlo Alberto Rosselli”.

Infatti, negli ultimi mesi i giovani socialisti romani si sono espressi sulla rivolta popolare scoppiata a fine ottobre 2019 in Venezuela, manifestando solidarietà al popolo cileno mediante una manifestazione avvenuta in piazza del Popolo a Roma, Sabato 2 Novembre. In seguito, si sono pure occupati della questione boliviana preoccupandosi della situazione politica e sociale del Paese sudamericano come recita un comunicato del circolo Rosselli “Il golpe boliviano è l’ennesimo attacco al sistema progressista che aveva conquistato il potere democratico in America Latina all’inizio del millennio, e che aveva permesso a milioni di indigenti, sfruttati ed emarginati di uscire dal cono d’ombra sociale ed economico in cui erano stati relegati per secoli dalle élites sudamericane”. E più recentemente il Circolo dei Giovani Socialisti Carlo Alberto Rosselli ha speso parole sul caso di Patrick George Zaiki, lo studente dell’università di Bologna tenuto prigioniero in Egitto così come sull’epidemia del coronavirus proveniente dalla Cina.

Evidentemente le crisi e i problemi mondiali tengono banco tra i giovani socialisti come ci conferma, nell’intervista che ci ha rilasciato, Antonio Musmeci Catania, primo segretario romano della FGS ed oggi Responsabile dei rapporti istituzionali del Circolo Rosselli.

Antonio, cosa vi ha spinto a scendere in piazza e a manifestare solidarietà al popolo cileno?

Per l’ideale di fraternità che unisce i popoli, non a caso, noi giovani socialisti riteniamo che l’umanità sia una e ad oggi affronti delle sfide globali ma per affrontarle in senso partecipato c’è necessità che i processi democratici si manifestino. Il Cile, come anche la Bolivia, così come molti altri Stati nel mondo soffrono di questa carenza di democrazia e partecipazione del popolo. In particolare, in Cile il presidente Pinera ha affidato ai militari il compito di difendere le istituzioni e questi l’hanno fatto reprimendo le rivolte con rappresaglie armate e quindi incidendo materialmente sulla libertà di autodeterminazione del popolo.

Quindi si può dire che il vostro movimento politico ha una spiccata sensibilità per le questioni internazionali e ciò emerge anche dai vostri comunicati ufficiali. Per cui, vi presentate come una forza politica internazionale e non soltanto come una forza politica italiana?

Certamente, l’aspirazione del socialismo, in generale, è internazionalistica. Noi di FGS, che ci riconosciamo nel socialismo liberale, rifiutiamo il marxismo e il leninismo, quindi il materialismo storico, riteniamo che le entità umane si riconoscano nelle patrie, quindi, in una comunanza di usi, costumi e tradizioni. Per cui, crediamo che le singole patrie debbano cooperare insieme per questa grande casa comune che è la Terra. Di conseguenza, si, noi siamo improntati sull’internazionalismo, fa parte della nostra cultura ma dovrebbe essere cultura di tutti i popoli, cioè riconoscersi nell’idea più grande di umanità.

Essendo la vostra un’aspirazione mondiale, sognate una rivoluzione socialista globale?

Rivoluzione socialista a livello mondiale è una prospettiva idealista, potrebbe risultare un’utopia. In realtà, nella pragmaticità, pensiamo che l’unione dei popoli, come l’Unione Europea auspicandone un’evoluzione in senso federale, gli Stati Uniti, così come le Repubbliche Federate Russe, siano ottimi modelli per riuscire a gestire le necessità di oltre 7 miliardi di persone. Più governi che s’uniscono insieme razionalizzando le risorse, secondo noi sono una svolta.

Non una forza rivoluzionaria, in senso tradizionale, ma una forza che persegue profondi mutamenti a livello politico e sociale, con uno sguardo anche al modello americano. Quindi, che tipo di cambiamento vuole essere il vostro?

Quando si parla di rivoluzione, dobbiamo fare attenzione, in quanto esistono tante rivoluzioni. La nostra, sicuramente, non è una rivoluzione sanguinaria e di conseguenza non riteniamo che una violenza per buoni propositi possa essere giustificata. Parliamo di una rivoluzione culturale dove ognuno è consapevole del ruolo che svolge nella società e di conseguenza del ruolo che ognuno ha nell’umanità e nel mondo.

A quale modello politico- economico vi ispirate o aspirate? In quanto, da un lato guardate al modello federale americano ma dall’altro affermate la necessità di trovare alleanze sociali e politiche per cercare di contrastare il capitalismo mondiale, però allo stesso tempo non vi ponete come una forza rivoluzionaria in termini marxistici. Guardate, forse, a metà strada tra questi due modelli estremi, cioè, quello del capitalismo mondiale, da una parte, e quello del socialismo rivoluzionario d’ispirazione marxista, dall’altra?

Un modello ideale è da costruire, nel senso che conosciamo i limiti del capitalismo come quelli del comunismo. Il metodo capitalista, cioè la distribuzione delle risorse per bisogno e necessità degli individui, è qualcosa d’insopprimibile secondo noi, non se ne può fare a meno. È pur vero, però, che la finanza globale e tutto quello che non riguarda l’economia reale, secondo noi, dovrebbe essere gestito da un punto di vista politico. È, infatti, notorio che gli speculatori che sfruttano queste risorse hanno un grande impatto sulla vita delle nazioni ma questo impatto economico non c’è nella vita della gente comune. Dal punto di vista puramente politico, noi vogliamo riportare l’attenzione sugli ideali della socialdemocrazia e auspichiamo nel giro di pochi anni di ritornare all’interno delle Istituzioni.

Vi proponete, quindi, in prospettiva come una forza istituzionale. Ad oggi, siete una forza extraparlamentare, per cui, evidentemente, aspirate ad incrementare il vostro consenso. Ecco, alla luce delle difficoltà del mondo della sinistra, le continue sconfitte subite nelle tornate elettorali, in ultimo le elezioni regionali umbre, come pensate di riottenere consenso dal mondo degli operai, da quel mondo che sembra, ormai, sempre più rivolgersi a destra piuttosto che a sinistra?

Noi vogliamo fare presa cosciente sull’elettorato. Non vogliamo parlare soltanto a chi va votare ma a quegli elettori che oggi non vanno più a votare, che sono la maggioranza. È giusto che ognuno abbia le proprie idee, però, la disciplina deve essere comune, nel senso che facciamo tutti parte di una comunità, prima ce ne accorgiamo e meglio sarà per il nostro futuro in quanto oggi abbiamo carenza demografica, mancanza di lavoro e soprattutto i giovani hanno difficoltà a trovare delle prospettive che siano una risposta vera al proprio futuro.

 

Vincenzo Roberto Cassaro

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