sabato, 31 Ottobre, 2020

Anomalie e memoria corta

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È anomalo porre la fiducia sulla legge elettorale. Lo abbiamo detto fuori dai microfoni e pubblicamente, in ultimo oggi alla Camera.
Due questioni politiche, una riguarda il Pd, l’altra Forza Italia. Compatti, entrambi votarono contro la nostra proposta di convocare un’Assemblea Costituente, la sede più opportuna per discutere assieme di riforma elettorale e di riforme istituzionali. Correva la primavera 2013 e Letta era a capo del governo. Le fondamenta della legge in discussione vengono gettate nel Comitato dei Saggi coordinato dal ministro Quagliariello. Bersani consenziente. Un anno dopo, e siamo al governo Renzi, presentiamo emendamenti, in parte accolti ( soglia del 40% per godere del premio di maggioranza, abbassamento della soglia per eleggere parlamentari) al nuovo testo. Vengono respinti quelli relativi alla parità di genere e al conflitto di interessi. Ma soprattutto c’è un no secco a conferire il premio di maggioranza alla coalizione. Bloccato dai grandi partiti. E quello è il nodo. Il nodo vero. Il resto è storia recente. Forza Italia che cambia opinione su un testo – lo stesso – già votato al Senato, il Pd che perde parte della sua minoranza interna, solo pochi mesi fa decisamente meno riottosa. Una banalità: le scelte politiche, e si vede, prescindono del tutto dal contenuto della legge. Sono tramontati sia la tregua nel partito del Presidente del Consiglio che il patto del Nazareno. Avessero seguito la strada indicata due anni fa avremmo di fronte un quadro ben diverso. Ma tant’è. I ‘se’ e i ‘ma’ non fanno la storia.

Riccardo Nencini

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