venerdì, 23 Ottobre, 2020

Finalmente la nostra Europa

1

Credo non sia presto per gridare vittoria. Parlo della trasformazione dell’Europa da fautrice di rigore e di vincoli, a grande continente unito dalla solidarietà e dallo sviluppo. C’é voluto il Covid, ma questa svolta é arrivata. Mettiamo in fila le decisioni assunte: il superamento del patto di stabilità, l’eliminazione del vincolo del 3 per cento nel rapporto tra Pil e deficit, nonché dei successivi vincoli imposti dal Fiscal compact, l’emissione da parte della Bce di 750 miliardi per comprare titoli e controllare lo spread, che diverranno di più, e che hanno permesso soprattutto all’Italia di mantenere gli interessi sul debito ad un livello accettabile, altrimenti sarebbero schizzati in alto e avrebbero ulteriormente incrementato il nostro già alto debito, l’istituzione del Sure per sostenere l’occupazione, e all’Italia arrivano dai 4 ai 6 miliardi di euro, la costituzione del Recovery found, con 80 miliardi a fondo perduto all’Italia e 90 a interessi vicini allo zero, vincolati a piani di sviluppo e di riforme, 36 miliardi del Mes allo 0.07 negativo, cioè io do indietro meno soldi di quelli che ricevo, vincolati a interventi sulla sanità e l’assistenza. Teniamo presente che l’Italia nelle sue aste per la vendita dei suoi titoli di stato paga interessi tra l’1,4 e l’1.8%. Dunque i 36 miliardi del Mes ci fanno risparmiare 700-800 milioni all’anno e solo qualche deficiente autentico o qualche intelligente in malafede può rifiutarli. Se proprio vogliamo fare i conti l’Europa mette a disposizione per l’Italia 80 miliardi a fondo perduto, 36 a tasso negativo e 95 a tasso vicino allo zero. Il governo italiano, che ha stanziato complessivamente per la sua ripresa neanche un quarto di quello stanziato dall’Europa, deve dirci più che come (questo é già sostanzialmente stabilito in sede europea) se e quando é intenzionato a spendere queste ingenti risorse. Teniamo presente che ad oggi non sono ancora stati utilizzati i 36 miliardi già stanziati per le infrastrutture e che ancora non sono arrivati a chi li ha chiesti i 600 euro dei mesi di aprile e maggio (a qualcuno non sono arrivati neanche a marzo), mentre la cassa integrazione in deroga ancora non si vede e meno male che in molte aziende é stata anticipata. Quello che serve é un decreto omnibus di semplificazione (maledetta sia quella demagogica e iper leghista riforma del titolo V della Costituzione voluta dall’Ulivo). Prima la semplificazione e poi i progetti, perché il programma é già definito in sede europea e verrà verificato semestralmente (poi abbiamo anche il piano Colao). Si mettano pure a a Villa Pamphili in conclave, a porte chiuse come gli stadi, ma non parlino di questioni già risolte. Affrontino e risolvano con una proposta legislativa l’assurda anomalia italiana. Unico paese al mondo che anche se ha i soldi non riesce a spenderli. Altro che parole.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Avatar
    Paolo Bolognesi on

    Innanzitutto, volendo essere un pò obiettivi e “neutrali”, a me sembra che se adesso siamo finalmente arrivati alla “nostra Europa”, come qui scrive il Direttore, un qualche merito vada riconosciuto anche a chi non ha risparmiato critiche e rilievi all’Europa di prima, ossia al suo modo di procedere ritenuto insoddisfacente e troppo “tecnocratico”, e non è dunque da escludere che l’Europa abbia poi ritenuto di dover “cambiare passo” anche sull’onda di tali spinte e “contestazioni”.

    Dopo di che, si può essere totalmente a favore del “centralismo” oppure, all’opposto, tifare accesamente per il “decentramento” dei poteri – anche quello di segno iper leghista, prendendo a prestito le parole del Direttore – ma qui il problema sembra essere di tutt’altro genere, nel senso che è chiamata in causa la legislazione c.d. concorrente, segnatamente laddove non risulti sufficientemente chiara l’attribuzione o suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni.

    Proprio in questi giorni abbiamo infatti assistito a differenti vedute circa i livelli di responsabilità, in campo sanitario, tra Governo centrale e quelli regionali, e c’è da auspicare che le odierne questioni preludano ad un chiarimento normativo riguardo alle reciproche “potestà”, e sempre seguendo i fatti dell’oggi mi sono ripetutamente chiesto dove sia il confine tra le decisioni politiche che godono dell’insindacabilità e quelle per le quali la politica può essere invece chiamata a risponderne.

    Paolo B. 13.06.2020

Leave A Reply