sabato, 22 Febbraio, 2020

LINEA DI CHIAREZZA

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“Nel ’77 il presidente Aldo Moro alla Camera utilizzò parole notevoli nei confronti di altre forze politiche e di chi voleva processare nelle piazze il suo partito, ‘non ci lasceremo processare nelle piazze’. Le ripetiamo e ce le diciamo”. Così Matteo Renzi nel dibattito al Senato sul finanziamento ai partiti nel corso della quale ha parlato delle indagini alla Fondazione Open. Per l’ex premier è stata fatta “una retata che descrive come criminale qualsiasi tipo di finanziamento privato fatto con forme regolari. Questo è il punto”, ha affermato Renzi sottolineando che “c’è un reato in questa vicenda che nessuno vuole vedere, ex art 326, la violazione del segreto d’ufficio e riguarda vicende personali. Se nelle stesse ore della perquisizione c’è la pubblicazione di dati sensibili che solo la banca d’Italia, la Procura e la Guardia di finanza hanno c’è un corto circuito”.

Per il leader di Italia Viva, “è accaduta una cosa semplice: contributi regolarmente dati alla fondazione sono stati improvvisamente trasformati in contributi irregolari. Se questo non è chiaro, il punto è che può accadere a ciascuno di voi”. “Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare la copertina di qualche settimanale, ma per ricostruire quella reputazione servono anni e anni”, ha tuonato Renzi, .Servono soldi regolari, puliti e trasparenti per fare politica. Io non ci sto nello Stato etico di chi vuole trasformare in un processo il principio di opportunità della politica”.

“Dopo quasi 30 anni da Tangentopoli – è il ragionamento del segretario del Psi Enzo Maraio affidato alle pagine di Facebook riferendosi all’intervento di Matteo Renzi durante il dibattito in Aula al Senato sul finanziamento pubblico dei partiti – la politica si interroga di nuovo sul fatto che sia stato giusta o sbagliata l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. È già un buon segnale”. Maraio aggiunge: “È giunto il momento di tracciare una linea di chiarezza per evitare di lasciare il campo al giustizialismo sfrenato e alla condanna sommaria di un intero sistema politico. Il richiamo al discorso di Craxi del ‘92 – ha sottolineato il segretario del Psi – è giusto ma non basta per eliminare decenni di bugie e di falsificazioni. Ora bisogna mettere ordine, una volta per tutte, alla regolamentazione del sistema del finanziamento ai partiti. Senza ipocrisia” ha concluso Maraio.

Parole alle quali il presidente del Partito Riccardo Nencini ha aggiunto che “il dibattito al Senato sul finanziamento della politica, quindi della democrazia, si è rivelato giusto. Finalmente una discussione lontana dalle basse polemiche e dall’ipocrisia che in genere si accompagna a questo tema. Gli applausi diffusi fanno giustizia di anni di silenzio”. Per Nencini è stato “un intervento di alto profilo quello di Matteo Renzi con il richiamo alla centralità della politica. Per non far cadere nel nulla la seduta di questa mattina – ha aggiunto – bisogna rapidamente provvedere alla regolamentazione dell’articolo 49 della Costituzione perché, in quella occasione, si affronti concretamente il tema della democrazia dei partiti in anni di crisi della partecipazione. Purtroppo a distanza di quasi trent’anni dall’esplodere di Tangentopoli – ha concluso Nencini –  poco è stato fatto per colmare quel ‘vuoto politico’ a cui si riferiva Craxi” .

Ad apprezzare l’intervento dell’ex segretario del Pd è anche Bobo Craxi: “Matteo Renzi cita in aula il famoso discorso del Luglio del ‘92. Il coraggio per averlo fatto va apprezzato. É il primo ex Primo Ministro a farlo dopo 25 anni”.

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