mercoledì, 22 Gennaio, 2020

Fine processo mai

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Secondo l’osservatorio europeo sulle condizioni di detenzione (European Prison Observatory), nei Paesi dell’UE la media dei detenuti che non scontano una pena definiva è del 23 per cento. Tra i Paesi con percentuali superiori alla media troviamo al 40 per cento Lussemburgo, Paesi Bassi e Danimarca, seguite da Belgio, Italia e Grecia, con percentuali comprese tra il 35,6 e il 32,5 per cento (dati ottobre 2019).

In Italia la popolazione penitenziaria risulta essere pari a 61.174 mila unità (dati ministero giustizia novembre 2019). Dunque sono quasi 20 mila i detenuti in attesa di giudizio. Bloccare i tempi della prescrizione determinerebbe il fallimento di uno Stato che non garantisce le appropriate garanzie costituzionali. Uno Stato che non sarebbe in grado di giudicare in tempo ragionevole come per legge, imputati in attesa di giustizia (molto spesso detenuti). Imputati che per anni dovrebbero combattere con una vita lavorativa sospesa (si pensi a reati contro la PA) o ancora peggio con un’onta sulla propria onorabilità (reati come violenza sessuale o pedopornografia).

La riforma della prescrizione voluta da Davigo e portata in dono all’Anm dal Ministro Bonafede, così come è strutturata porterà la giustizia penale nel baratro con gravi conseguenze quali “fine processo mai”, sovraffollamento carcerario in aumento, palese violazione della nostra costituzione, anni di udienze in attesa di giustizia e di verità da parte di uno Stato che dovrebbe accorciare i tempi della giustizia e non renderli eterni.

Luigi Iorio

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