giovedì, 28 Maggio, 2020

Fineco e il capitale finanziario addosso ai risparmiatori

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Morningstar, una delle maggiori società nordamericane di analisi degli investimenti a livello mondiale, in data 16 marzo ha lanciato un allarme. Riguarda il fondo di investimento di origine francese Natixis. Uno dei suoi prodotti, l’Allegro H20, da inizio anno è in rosso di oltre il 50%.
Non è la prima volta che questo fondo supera l’obiettivo massimo della volatilità. Nel prospetto informativo,esso è compreso tra il 7 e il 12%. Purtroppo per i risparmiatori che l’hanno acquistato gli ultimi sforamenti sono considerati “allarmanti” dai ricercatori di Morningstar.
Nel giugno 2019, H2O Allegro era stato og getto di pesanti deflussi in seguito ad un articolo del Financial Times sull’esposizione a obbligazioni illiquide e aveva rischiato di violare i limiti regolamentari sugli investi menti di questo tipo. Ora sembra si ripeta il problema della gestione efficace del rischio. Di conseguenza, il rating del fondo è messo sotto revisione.
Ciò malgrado viene consigliato agli investitori, per esempio dalla sede di Bologna di Fine cobank. E’ in pericolo la sicurezza dei risparmiatori ai quali non risulta sia stata comunica ta l’iniziativa di Morningstar.
Questo preoccupante episodio a loro danno avviene dopo la diffusione dell’epidemia da corona-virus. Essa è avvenuta dopo la prima metà del mese di febbraio, cioè proprio nel momento in cui le Borse avevamo cominciato a girare  a tutto volume. Azioni, obbligazioni, fondi di investimento ecc. davano qual che soddisfazione ai risparmiatori.
Con la diffusione del virus i mercati hanno innescato la marcia indietro.Sia in Europa sia negli Stati Uniti si sono avuti  sbandamenti e crolli continui e sempre più pesanti. Un’immensa volatilità ha investito il sistema finanziario.
Non ha risparmiato nessuno.Si è visto il Monte dei Paschi di Siena come Natixis, il Dax (in Germania) come fondi scandinavi come Nor dea e quelli degli Usa come Robeco e Henderson perdere fino al 38-45%.
Di fronte alla devastazione dei propri investimenti la tentazione del risparmiatore è di uscire, rendersi liquidi, in attesa di ricomprare appena  l’orizzonte si sia rasserenato  Oppure si vendono i titoli azionari, si tengono quelli obbligazionari  e magari si gioca la carta difensiva dell’oro, della valuta svizzera o canadese (in realtà anch’essi sono stati travolti dalla bufera).
Ma la Finecobank, che ha una sede al centro di Bologna, ha una reazione severa. I suoi agenti proclamano che non si deve vendere, si deve restare investiti, perché dopo il tracollo ci sarà una sontuosa ripresa.
Questa spiegazione va bene per chi giocare in Borsa è una professione, come le società finanziarie, le banche ecc. E’ un mondo per il quale non solo la flessione, ma anche il crac dei mercati fa parte di una possibile (prima o poi) realtà, quindi un evento non inatteso.
Ed è anche vero che dopo la tempesta torna a splendere il sole. Come per le guerre, prima o poi arriva la pace, e la gente scende in strada per ballare in preda ad un’euforia collettiva.
Diverso è lo stato d’animo e l’esperienza di chi si avvicina alle Borse per trarne qualche profitto, integrare salari o stipendi, fare fronte ad una spesa in più. Penso siano la grande maggioranza dei nostri lettori.
Per queste persone non sembra essere molto fondato sostenere che le perdite subite saranno interamente riassorbite e seguiranno addirittura dei rendimenti.
In questi anni le Borse hanno ricevuto degli scossoni da crisi diverse come quella ultima, della Volkswagen,di Lehmann Brothers, della Cina, di Cipro ecc. Ebbene, l’investitore occasionale non pare proprio abbia registrato dei guadagni.
E’ avvenuto semplicemente che chi ha potuto restare sul mercato nel lungo periodo (cioè dopo molti anni) ha potuto recuperare le per dite subite. Ma per il risparmiatore occasionale, transeunte, di passaggio, la flessione delle Borse è una ferita che molto raramente si rimargina.
Questa è la ragione per cui è nel suo interesse circoscrivere i guadagni o le perdite. Lo può fare rendendosi liquido, cioè vendendo i titoli e postandoli in un conto corrente in attesa di rientrare nel mercato quando abbia ripreso, con una certa stabilità(in funzione di una ripresa economica), a funzionare.
Perché gli agenti di Fineco, al pari di quelli delle altre banche e società finanziarie, sono tetragone nel negare questa realtà?
La spiegazione più realistica è che Fineco (alla quale, peraltro, si deve l’adozione di un importante sistema articolato di valutazione delle propensioni del cliente e quindi degli in vestimenti proposti) intenda scongiurare un pericolo reale, cioè che chi si rende liquido possa decidere di non rientrare nell’ottovolante del mercato azionario.Dunque è il rischio della perdita dell’investitore non professionale che muove la società finanziarie a cercare di trattenerlo nel mercato in crisi.
Questa è la ragione per cui negli sportelli delle banche e negli eleganti uffici di Fineco, Mediolanum, Adviseonly ecc. avviene una sorta di tramutazione antropologica. I gestori, quando gli andamenti borsistici vanno in picchiata, si trasformano in affabulatori, imbonitori, narratori di storie salvifiche e provvidenzialistiche del capitalismo finanziario.
E’ così successo con l’esplosione dell’epidemia virale. Tutto il personale di istituti di credito, holdings, finanziarie ecc. ha raccomandato ai propri clienti, compresi quelli occasionali o di breve durata, di restare abbarbicati ai mercati che giorno dopo giorno erano diventati macellerie e cimiteri.
Da gennaio a marzo chi si è lasciato convincere (o abbindolare) ha lasciato sul lastrico l’intero (sostanzioso) guadagno accumulato, ma anche si è visto incidere il capitale.
E’ suonata come una bizzarria, libidine di arricchimento facile, disinteresse per la clientela, la predica ad essa rivolta di non disinvestire. Chi è rimasto incantato da questa musica si è ritrovato con un patrimonio scheletrito, ridotto anche del 50%.
Insieme all’avventuristico e cinico consiglio di alcune agenzie di Fineco di tenere tutto in cassa, c’è stata anche la beffa. Gli investitori non professionali hanno perso più del dovuto. Infatti alla contrazione dei profitti finanziari si è accompagnato un altro ulteriore micro-dissanguamento.
L’ordine di vendere un titolo non è,infatti, uniforme valido per tutti i prodotti. Si tratta di operazioni differenziate.
In altre parole, per alcuni basta pigiare il tasto e il disinvestimento è immediato. Per altri, invece, è differito. Può, cioè, avere luogo in un solo giorno (come per esempio l’obbligazionario Pimco) oppure in 3-4 giorni (come per i prodotti assai volatili di Natixis).
Cambiando i giorni di vendita, le perdite possono essere anche maggiori, magari con qualche rimbalzo.
Oltre a indurli a non uscire dal mercato,con questo silenzio sulla “tempistica” hanno inferto un loro colpo ai risparmi della gente.
Quanti alla Fineco (e alle altre società finanziarie) hanno informato i propri clienti di questa situazione?
E a quale principio etico risponde il vizietto di suggerire ai propri clienti società che come Black Rock, Invesco, Janus Henderson ecc. so no azionisti di Fineco?
Un amministratore come Alessandro Foti dovrebbe, a dispetto dei suoi collaboratori a Bologna, darne una motivazione.

 

Mariano Sermonti

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