lunedì, 24 Febbraio, 2020

Fioramonti, ex ministro non pervenuto

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Il ministro della pubblica istruzione Fioramonti ha rassegnato le dimissioni e credo che in pochi ci ricorderemo un membro dell’esecutivo giallorosso passato come una delle più veloci meteore della storia politica repubblicana. A parte di qualche sparata in stile grillesco, classico, degno dei suoi brillanti compari di partito, alzi la mano chi ricorda un’idea, un progetto, una strategia per la scuola e l’università italiana. Zero. Ora, dimettersi dicendo che mancano i tre miliardi che aveva chiesto per il Ministero e non sapere su quale progetto sarebbero stati investiti quei soldi, è davvero un qualcosa che denota lo scadimento di certi politichini promossi a ruoli e incarichi più grandi di loro. Fioramonti, di certo, è uno che la gavetta non l’ha fatta. Avesse attaccato manifesti, fatto vita di partito, fatto il consigliere comunale, l’assessore, il sindaco, frequentato per qualche tempo una Provincia o una Regione, non sarebbe incappato nella figura che ha fatto. Si, perché di figuraccia si tratta, e non di disponibilità, serietà o responsabilità come qualcuno vuol farla passare, inventandosi slanci di generosità che non fanno parte delle corde dell’ex ministro.

Nel nulla prodotto nei sei mesi della sua reggenza di un dicastero strategico, consentiteci di nutrire molti dubbi sulle qualità politiche (quelle umane e scientifiche non le discutiamo). Perché? Almeno per questi motivi. Da un ministro alla guida di un ministero così importante dovevamo aspettarci di capire il progetto di scuola a cui avrebbe teso la sua politica (non pervenuto), come avrebbe inteso riformare la didattica e la ricerca (non pervenuto), come avrebbe inteso gratificare e valorizzare i docenti e le loro competenze (non pervenuto), come impostare un piano per l’apprendimento della lingua inglese, vera chiave dell’internazionalizzazione e delle opportunità per i nostri giovani (non pervenuto), come avrebbe modificato, in chiave meritocratica, il sistema di reclutamento di ricercatori e docenti universitari (non pervenuto), come avrebbe sostenuto la ricerca (non pervenuto), come avrebbe sostenuto l’innovazione tecnologica di scuole e università (non pervenuto), come avrebbe migliorato le competenze digitali e le digital literacy (non pervenuto). Sono ragioni più che sufficienti per dire che, in Italia, non sentiremo certo la mancanza di Fioramonti. O no?

Leonardo Raito

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