domenica, 27 Settembre, 2020

Firmare un giornale che si chiama Avanti!

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A onor del vero, pensando di essere il direttore del nuovo Avanti!, si viene investiti da un certo timore. Ma forse un po’ di ottimismo, legato alla forza del progetto e alla voglia di far rivivere questa testata storica fanno in modo che non si resti paralizzati dalla paura. Anzi viene voglia di prendersela tutta questa responsabilità. Perché quando si volta indietro lo sguardo e ci si rende conto di chi siano stati i nomi eccellenti che hanno firmato gli articoli, ideato la linea editoriale e diretto il quotidiano, sale un senso di orgoglio indescrivibile. L’Avanti! è un giornale che ha fatto la storia, che ha portato all’attenzione di milioni di persone temi e dibattiti come poche altre testate sono riuscite a fare nel nostro Paese. Anche quando è stato esiliato, clandestino, bruciato, il giornale non ha mai perso la sua voglia di essere tra la gente per combattere a suon d’inchiostro quelle battaglie che significavano spesso minoranza e marginalità. Nel tempo, un suo tratto distintivo è stato quello di unire sotto lo stesso tetto anche sparute diversità al fine di sottoscrivere ideali comuni, fini non soltanto utopistici che trovavano nella quotidianità, nella gente di strada la loro vera forza. Quando ancora in Italia non si sentiva parlare di solidarietà, giustizia sociale e laicità, questo giornale lanciava campagne politiche che inorgoglivano i suoi lettori. Deve essere stato questo il motivo che ha spinto più persone a prendersi illegittimamente la titolarità della testata, registrando subdolamente e irrispettosamente marchi che sarebbero dovuti essere protetti quasi fossero un bene comune, un patrimonio culturale e sociale di tutto il Paese. Impossessarsi di questo giornale senza poterne spendere la patrimonialità dovrebbe essere considerato da tutti un esempio di mancanza di senso civico, al pari di falsificare una votazione o non pagare le tasse. Ma si sa, in Italia nulla stupisce dopo il secondo giorno che è reso pubblico, niente rimane indelebile di fronte ad un eventuale successo economico, in pochi ricordano cosa ci sia realmente dietro a un’usurpazione. Per questo, a maggior ragione è arrivato il momento di dare l’esempio, non da moralizzatori, ma da gente perbene, da persone che vogliono puntare nuovamente l’attenzione su quei temi che erano cari ai veri lettori dell’Avanti! e che purtroppo hanno oggi uno spazio marginale nelle altre testate. Bisognerebbe però domandarsi perché quei ragionamenti che una volta dettavano o contribuivano al dibattito politico di un paese, siano diventati oggi quasi residuali rispetto al paese stesso. Se uno dei tre princìpi fondamentali della professione giornalistica è l’interesse pubblico della notizia allora

 

qualcosa deve essere successo, o ai lettori o a chi da’ loro la notizia. Le morbosità giudiziarie, l’accanimento politico e la cronaca da giornale patinato non possono essere veramente l’unico ‘pane giornalistico’ che la gente desidera. Magari possono rappresentare un contorno sfizioso su cui buttare l’occhio, ma non la portata principale per cui sedersi a tavola. A dimostrazione di quanto questo modello superficiale non sia poi così diffuso vi è l’urlo d’insoddisfazione delle persone che manifestano, un senso di stanchezza verso una generalizzazione che non le rappresenta più. Per questo trova sempre più spazio quel fervore culturale che spesso parte dai giovani e che li vede investiti della responsabilità di non farlo spegnere, ma alimentarlo slegandosi dagli slogan propagandistici legati al benessere facile, alla televisione fatta di quei colori che non

colorano più la realtà della gente. I ragazzi che negli ultimi tempi hanno strillato per le strade i loro diritti nella piena legalità ne sono assoluta dimostrazione; il loro era un grido di rabbia verso un appiattimento che spesso proveniva più dall’alto, che non dal basso. Lì dove per ‘alto’ s’intende una classe dirigente nella quale era più facile trovare dimostrazioni d’inadeguatezza e arroganza, votata a un diritto all’ingiustizia, alla normalizzazione della mancanza di rispetto. Anche la scelta del web, in questa prima fase di ripartenza, ha un significato importante: per tutti quelli che credono nel progetto rappresenta una scelta di ‘ricchezza’, la volontà di raggiungere quei lettori che sempre più spesso hanno spostato il loro centro d’attenzione sulla Rete. Quindi, se l’Avanti! riprende piede oggi, così come il mio impegno verso tutti i lettori e le lettrici, è soprattutto per dare un’altra voce a chiunque abbia la necessità di non sentirsi isolato rispetto la sua idea di sociale. Per tutti coloro che vivono sul territorio e che vedono quotidianamente notizie a cui andrebbe data la giusta attenzione e su cui far riflettere chi siede poltrone non più inamovibili, per tornare a far fare il proprio mestiere a chi era stato destituito nell’immaginario collettivo di qualsiasi rispettosità, istituzionalità e affidabilità. Ecco, per tutti questi riapre l’Avanti!.

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