martedì, 26 Marzo, 2019

Fisco. La pressione fiscale torna a salire

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Nel terzo trimestre del 2018, la pressione fiscale è stata pari al 40,4%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ uno dei dati rilevati dall’l’Istat nel trimestrale delle Amministrazioni pubbliche. L’Istituto di statistica, nel bollettino pubblicato oggi, ha rilevato, inoltre, che nel terzo trimestre 2018 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è in calo al -1,7% (-1,8% nello stesso trimestre del 2017). Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,0%, a fronte dell’1,6% nel III trimestre del 2017. Il saldo corrente è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,1% (1,6% nel III trimestre del 2017).

Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2018 le Amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari a -1,9% del Pil, in miglioramento rispetto al -2,6% del corrispondente periodo del 2017. Nei primi nove mesi del 2018, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, risultando pari, rispettivamente, all’1,8% (1,2% nello stesso periodo del 2017) e allo 0,9% (1,0% nel corrispondente periodo del 2017). Nello stesso periodo, la pressione fiscale si è attestata al 39,7% del Pil, in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2017.

Nel terzo trimestre 2018, tra luglio e settembre, la spesa per interessi è cresciuta di circa 1,7 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2017, pari ad un aumento del 12%.

Quanto al potere d’acquisto delle famiglie, nel terzo trimestre 2018 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. L’Istat ha sottolineato, inoltre, come a fronte di una variazione dello 0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici sia diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

A fronte di tali andamenti, le famiglie hanno mantenuto, grazie a una lieve riduzione della propensione al risparmio, un livello quasi inalterato dei consumi in volume. La quota dei profitti sul valore aggiunto delle società non finanziarie, pari al 41,4%, è diminuita di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Insomma, senza gli incrementi dello spread, causati dal comportamento dell’attuale governo, gli italiani avrebbero avuto un debito minore da sopportare. I dati del terzo trimestre dell’Istat confermano da un lato il percorso virtuoso della politica del governo Gentiloni e dall’altro le negatività create dal governo giallo-verde di Conte.

S. R.

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