martedì, 22 Ottobre, 2019

Flavio Tosi: il peccato di presunzione di Salvini

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Flavio Tosi è stato a lungo l’emblema della Lega Nord di governo. Consigliere regionale e assessore alla sanità prima, poi due volte sindaco di Verona, tra il 2007 e il 2017, con consensi record. Poi la rottura con Salvini, a cui non ha risparmiato e non risparmia critiche. Con lui abbiamo parlato della situazione politica attuale e della questione settentrionale.

Leggendo i suoi interventi, pare di capire che consideri un incredibile autogol quanto compiuto da Salvini in questa pazza estate. Qual è la critica più grande che può imputare alla sua gestione (o non gestione) della crisi?
Salvini ha peccato di presunzione, passando in un attimo dal rivendicare “pieni poteri” a consegnare il Paese al governo più a sinistra della storia e a mettersi fuorigioco. Un capolavoro di masochismo. Salvini, abile e furbo nel comiziare a favor di telecamera, ha dimostrato scarso acume politico. Ha fatto una crisi al buio, senza prepararsi l’alternativa e senza toglierle agli avversari.

La sfiducia a Conte ha aperto uno scenario inaspettato, in cui alla maggioranza gialloverde se ne è sostituita una giallorossa. Che pensa del nuovo governo? E dei suoi componenti veneti?
Apprezzo i veneti nell’esecutivo. Stimo la loro capacità professionale o amministrativa. Con Variati ho un ottimo rapporto personale e grande stima. Sul nuovo governo: ho rispetto del premier Giuseppe Conte, tuttavia vedo uno sbilanciamento totale a sinistra, perché – assodato lo statalismo dei 5 Stelle (vedi reddito di cittadinanza e decreto dignità) – Leu per sua stessa definizione è un partito di sinistra radicale e il Pd oggi ha assunto la linea di Zingaretti, ex Ds e Pci. E qui si torna a Salvini: dopo aver violato il patto con l’elettorato liberale e riformista alleandosi coi 5 Stelle, ha abbandonato a se stesso il medesimo elettorato regalando il governo sempre ai 5 Stelle più il Pd zingarettiano e Leu. Ripeto, un capolavoro di harakiri.

L’ingresso di tre sottosegretari dem veneti, a suo avviso, riequilibra quello che sembrava un forte sbilanciamento verso sud dell’esecutivo?
Lo sbilanciamento o meno si vedrà dalle azioni intraprese, non da un Ministro in più o in meno al Nord. Per dire, con Salvini l’Autonomia non l’abbiamo proprio vista.

Quanto durerà, a suo avviso, questo governo?
Fino a quando Renzi deciderà. Di sicuro prima faranno la legge elettorale totalmente proporzionale, indispensabile ai grillini per sopravvivere alle prossime elezioni; con tale sistema potrebbe esserci il “tana libera tutti” all’interno del centrodestra, non essendo più necessario allearsi prima del voto.

Si parla spesso in Italia, di “questione meridionale”. Dalle pagine del nostro giornale noi, invece, abbiamo sottolineato che esiste anche una “questione settentrionale”. Che ne pensa? Come la può declinare, nel suo pensiero?
Quella settentrionale è una questione essenzialmente economica. Il nord Italia è una delle aree più industrializzate e fiorenti d’Europa, ma seppur gigante economico (anche se non più come negli anni ’90 e primi anni 2000) purtroppo rimane ancora nano politico. Il nord produce Pil, ma le sue istanze non riescono a essere rappresentate degnamente dai governi che si susseguono. Per fronteggiare la questione settentrionale bisogna seriamente ripensare al sistema fiscale, ma non con impossibili e stucchevoli flat tax, ma riducendo il cuneo fiscale per le imprese, prevedendo incentivi fiscali che abbassino il costo del lavoro per dipendente in caso di nuove assunzioni, riformando in senso meno dirigista la burocrazia e le norme che regolano le attività economiche, velocizzando i tempi della giustizia civile, sbloccando i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Serve un imprinting davvero liberale.

Le infrastrutture sono uno dei temi su cui si è arenato il rapporto tra Lega e Cinque Stelle. Lei presiede una importante tratta autostradale quindi ben conosce i problemi dei trasporti e delle vie di comunicazione. Quali pensa siano, oggi, le priorità infrastrutturali per il Veneto e il Nord Est?
Ho presieduto la Brescia-Padova fino a pochi mesi fa. Le priorità infrastrutturali sono:
la Valdastico Nord, che verrà finalmente realizzata proprio dalla società autostradale A4 Holding; il completamento del tunnel ferroviario del Brennero e i tratti autostradali inopinatamente e scioccamente bloccati da Zaia, quindi la Nogara-Mare, la Via del Mare a Jesolo e il collegamento tra le due autostrade a sud di Padova. Poi il recupero del trasporto fluviale dove è possibile, il collegamento ferroviario Verona-Aeroporto Catullo-Mantova e la riqualificazione della Romea.

Si parla di zona economica speciale per Marghera e il Polesine. Che ne pensa? Ritiene sia una risposta plausibile ai problemi e alle specificità di questi territori? Secondo lei, con questo governo, si otterrà?
Lo sarebbe senz’altro, quantomeno ridurrebbe il gap di sviluppo e di vivibilità che da anni scontano queste aree. Speriamo che a Roma varino i provvedimenti necessari

In vista delle regionali del prossimo anno, crede che una coalizione giallorossa, magari allargata, possa rappresentare un pericolo per la riconferma di Luca Zaia?
No. Il tema è se invece nasce qualcosa di serio e credibile nel centrodestra, in alternativa a Salvini e al sovranismo. Un polo legato alla tradizione liberale, popolare, europeista del centrodestra.

Come si pone nei confronti dell’autonomia richiesta dal Veneto. È una risposta seria alle esigenze della regione?
Più che altro l’autonomia vera non è arrivata e non arriverà. La Lega di Salvini si è trasformata da movimento federalista, regionalista a partito sovranista e nazionalista. I leader che hanno contribuito al rafforzamento della Lega Nord, avrebbero mai pensato a una mutazione genetica simile? Penso in primis a Miglio e a Rocchetta, anime della Lega Nord, uomini autenticamente federalisti. I loro ideali sono stati traditi e rinnegati.

Lo scadimento del dibattito e del linguaggio politico è un elemento di preoccupazione. Cosa può fare la politica e cosa possono fare i politici per restituire dignità a un impegno fondamentale per il futuro del paese?
Occorre non farsi “mangiare” dalla bulimia di comunicazione. Non occorre comunicare tanto, ma comunicare bene. La gente è stanca di questa ansia di riflettori a tutti i costi. Non è un caso che un uomo mite come Conte sia sopra a tutti gli indici di popolarità. E poi io credo che se hai buone idee passano comunque. Ma servono appunto idee buone, forti, una visione decisa, moderna e lungimirante della società. Chi è volgare, chi urla e strepita è perché ha idee ottuse, deboli e confuse. Se parli male è perché pensi male.

Come vede la nomina di Gentiloni a commissario europeo?
Giudicheremo sui fatti e sulle azioni. Come persona nulla da dire. Mi auguro però che la sua designazione non sia un “contentino” all’Italia. Ma indipendentemente dalle diverse idee politiche, spero faccia bene. Vede, a differenza dei sovranisti io credo sul serio alla difesa della sovranità del nostro Paese. E quella passa anche per coloro che operano bene in Europa.

Leonardo Raito

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