venerdì, 30 Ottobre, 2020

Flowers Of Taiwan, II edizione. Intervista a Giacomo Spinelli

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Si è conclusa ieri al Cinema Farnese di Roma la seconda edizione di Flowers of Taiwan, lo spin-off di Asiatica Film Festival interamente dedicato al cinema taiwanese, a cura di Italo e Giacomo Spinelli. Una rassegna di quattro giornate ricca di novità e di proiezioni interessanti, organizzata da Joint Cultural Initiatives, dal Ministero della Cultura taiwanese, dall’Ufficio Economico e Culturale di Taipei in Spagna e dall’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia. «L’edizione di quest’anno – spiega Giacomo Spinelli – ha cercato di indagare la trasformazione della cinematografia taiwanese nel corso dei decenni, attraverso diversi generi.»

 

Un programma denso di titoli significativi…

La rassegna si è aperta con due importanti melodrammi degli anni Sessanta, “The Husband’s Secret” (1960) di Lin Tuan-chiu e “The Rice Dumpling Vendors” (1969) di Hsin Chi, interessanti anche per il tipo di tematiche che affrontano. Poi è stata la volta di “Raining in the mountain” (1979) di Hu King, uno dei più rilevanti esponenti del cinema “wuxia”. Quindi è toccato agli anni Ottanta e alla New Wave taiwanese, in particolare con “I ragazzi di Feng Kuei” (1983) di Hou Hsiao-hsien: un film in qualche modo di culto, nel quale per la prima volta l’istanza autoriale di Hou Hsiao-hsien emerge con forza. Abbiamo anche proiettato una commedia come “Mangiare bere uomo donna” (1994) di Ang Lee, celebre cineasta taiwanese-americano.

Sabato e domenica sono stati dedicati alla nuova generazione di registi taiwanesi.

Di Chung Mong-hong – regista affermato, autore di diversi successi internazionali – abbiamo mostrato “The Fourth Portrait” (2010) e “Soul” (2013); della regista esordiente Huang Xi abbiamo proposto “Missing Johnny” (2017), un film co-prodotto da Hou Hsiao-hsien in un ideale ponte tra generazioni diverse. Tra le premiere italiane abbiamo presentato “The Garden of Evening Mist” (2019) di Tom Lin Shu-yu e “Boluomi” (2019), primo film di finzione di Lau Kek-huat. Quest’ultimo è un autore di origine malese che lavora a Taiwan, con alle spalle la realizzazione di documentari che indagano la storia del suo Paese nativo vista attraverso i suoi occhi di emigrato. Un fatto interessante è che a volte, in “Boluomi”, sembra che finzione e documentario si sovrappongano. Abbiamo anche proiettato “Detention” (2019) di John Hsu, una storia tra thriller e horror ambientata durante il Terrore Bianco ma basata su un videogioco, una novità nel panorama della cinematografia taiwanese. Con John Hsu, Lau Kek-huat e Tom Lin Shu-yu abbiamo anche realizzato delle interviste via Skype che sono state trasmesse prima dei film.

Anche questa seconda edizione di Flowers of Taiwan è realizzata in collaborazione con il Taiwan Film and Audiovisual Institute e il Taiwan Cinema Toolkit. Puoi dirci qualcosa di questa partnership?

È una collaborazione nata due anni fa, quando mi sono recato nell’isola per discutere della presenza di film taiwanesi all’interno di Asiatica Film Festival, che da ventun anni porta a Roma il cinema orientale. A Taiwan si avverte un’attenzione alla promozione culturale e cinematografica davvero positiva e stimolante. Presto ci è venuta l’idea di creare una rassegna a sé stante per la cinematografia taiwanese e in questo senso siamo stati lieti di incontrare la disponibilità del Taiwan Film and Audiovisual Institute e del Taiwan Cinema Toolkit. Realizzano questo evento con noi anche il Ministero della cultura taiwanese, l’Ufficio Economico e Culturale di Taipei in Spagna e l’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia.

A quando la XXI edizione di Asiatica?

Asiatica XXI si terrà a metà novembre: il programma potrà contare su film di numerose nazionalità, dalla Turchia alla Corea del Sud, con video collegamenti e interviste agli autori.

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