mercoledì, 18 Settembre, 2019

FMI, ITALIA SOTTO OSSERVAZIONE

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Nel giorno in cui il Governo si riunisce per approvare il Def, il Fondo monetario internazionale taglia ulteriormente le stime di crescita dell’economia italiana per l’anno in corso allontanandole vistosamente dal +1% contenuto nella Legge di bilancio del governo Lega-M5S, rendendo in un colpo solo sballati i numeri contenuti della Legge di Bilancio presentata a fine dello scorso anno e quelli previsti per l’anno venturo. La conseguenza è che il def nasce già superato dai fatti.

Stando alle tabelle del World Economic Outlook, il rapporto sull’economia globale dell’Fmi redatto nell’ambito degli Spring Meetings che da giovedì prossimo entreranno nel vivo a Washington, l’economia italiana è vista crescere dello 0,1% quest’anno dopo il +0,9% registrato nel 2018 e il +1,6% del 2017. Solo a gennaio il Fondo aveva previsto un +0,6% e lo scorso ottobre aveva anticipato un +1%. Dalla stessa tabella si apprende che le previsioni di crescita per il 2020 sono rimaste invariate rispetto sia a quelle di inizio anno sia di quelle autunnali, a un +0,9%. Insomma il trend ribassista dell’economia è lontano dall’essere invertito sia per riflesso dell’economia mondiale in fase di afasia, sia per la mancanza di struttura in una Legge di Bilancio priva di investimenti e tesa solamente a soddisfare le esigenze elettorali. Reddito di cittadinanza e Quota cento non solo non creano lavoro e tantomeno spingono verso la crescita economica, ma, così come concepite, sono solo un ulteriore aggravio di spesa senza nessun beneficio di ritorno. Sono mancette elettorali.

Secondo il Fondo Monetario, l’Italia, le elezioni europee e la Brexit sono fra i rischi che gravano sulle prospettive di crescita. “In Europa – si legge nel report sull’Italia – un periodo prolungato di rendimenti elevati in Italia metterebbe sotto ulteriore stress le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe la dinamica del devio. Altri fattori specifici europei che potrebbero creare rischi sono la crescente possibilità di una Brexit no-deal e l’esito delle elezioni europee” nel caso in cui vengano ritardati o invertiti i progressi nel rafforzare l’architettura dall’area euro.

Insomma l’Italia è l’ossevato speciale, guardato con sospetto perché foriero di quel rischio che potrebbe poi contagiare l’intera Europa. Pesano per il futuro incertezza e rischio sovrano. L’Italia quindi si conferma, assieme alla Brexit, come un “possibile fattore scatenante” di una cambiamento del sentimento dei mercati internazionali.

Un peggioramento dello scenario economico italiano legato, osserva l’Fmi, a una “prolungata incertezza di bilancio e a rendimenti elevati” dei titoli pubblici, potrebbe avere “ricadute negative per le altre economie dell’Eurozona”. Peraltro, si osserva, i “dati più deboli del previsto e le preoccupazioni sull’Italia” sono alla base della svalutazione del 3% dell’Euro registrata negli ultimi mesi. Fondo Monetario Internazionale osserva che ad aggravare lo scenario sia il trend a livello globale orientato al ribasso. Come già in passato il Fondo segnala la necessità che in alcuni paesi dell’Eurozona, in particolare Italia, Francia e Spagna, “vengano ricostruiti gradualmente buffer di bilancio per evitare di riaccendere la spirale negativa tra rischio sovrano e banche”. Fondamentale il varo di riforme strutturali il cui focus “varia a seconda delle esigenze specifiche del paese”. Ad esempio. in Italia, “la decentralizzazione della contrattazione salariale contribuirebbe ad allineare i salari e la produttività del lavoro, migliorando così la flessibilità del mercato e aumentando l’occupazione”.

“Questo – afferma Gita Gopinath, capo economista del fondo Monetario Internazionale -è un momento delicato per l’economia globale. Se i rischi al ribasso non si materializzeranno e il supporto politico messo in atto si rivelerà efficace, la crescita globale dovrebbe rimbalzare. Se, invece, uno qualsiasi dei principali rischi dovesse materializzarsi, la ripresa prevista nelle economie sotto stress, in quelle dipendenti dalle esportazioni e in quelle fortemente indebitate potrebbe essere deragliata. In questo caso – ha aggiunto – i responsabili delle politiche dovranno adeguarsi”.
“L’Italia – ha detto ancora – ha mostrato debolezze nel 2018 che si portano dietro anche nel 2019”, ha poi detto la capo economista del Fondo monetario internazionale. “Restano timori per l’alto livello del debito e per i rendimenti dei titoli di Stato che si riflettono in investimenti più deboli”.

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