martedì, 2 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Fmi, l’economia italiana migliora, ma sfuma il rimbalzo

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L’economia italiana è in miglioramento. Almeno secondo le stime del Fondo monetario internazionale. Però lo stesso Fondo prevede un peggioramento del rimbalzo atteso dopo il forte calo dei mesi passati. Il Fondo, che stimava un calo del 12,8% del Pil nazionale per il 2020, nell’aggiornamento del suo World Economic Outlook prevede ora una flessione del 9,2%, seguita da un rimbalzo di +3% nel 2021. Lo scorso ottobre il Fmi aveva stimato un recupero, per l’anno in corso, pari a +6,3%. Secondo il Fmi nel 2022 si registrerà invece un rimbalzo di +3,6%. “La prevista ripresa della crescita quest’anno segue un grave crollo nel 2020. Anche se il crollo stimato (-3,5%) è leggermente meno grave di quanto avevamo previsto in precedenza (-4,4%) a causa di una crescita più forte del previsto nella seconda metà dello scorso anno, rimane la peggiore contrazione globale in tempo di pace dalla Grande Depressione”. “A causa della natura parziale del rimbalzo – prosegue -, si prevede che oltre 150 economie avranno redditi pro capite al di sotto dei livelli del 2019 nel 2021. Questo numero diminuisce solo modestamente a circa 110 economie nel 2022. A 22.000 miliardi di dollari la perdita di produzione cumulativa prevista per il 2020-2025 rispetto ai livelli previsti pre-pandemia rimane sostanziale”. Il Fondo monetario internazionale migliora le stime sull’andamento dell’economia globale ma avverte di non abbassare ancora la guardia. “Nonostante le recenti approvazioni dei vaccini abbiano sollevato la speranza di un’inversione di tendenza nella pandemia entro la fine dell’anno, nuove ondate e nuove varianti del virus pongono preoccupazioni per le prospettive”, scrive sempre il Fmi nell’aggiornamento del suo World Economic Outlook. “In mezzo a un’incertezza eccezionale, l’economia globale dovrebbe crescere del 5,5% nel 2021 e del 4,2% nel 2022”, scrive ancora il Fondo. La previsione per il 2021 è rivista al rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto alla previsione precedente, “riflettendo le aspettative di un rafforzamento dell’attività alimentato dai vaccini nel corso dell’anno e sostegno politico aggiuntivo in alcune grandi economie”.

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