sabato, 28 Novembre, 2020

Crisi Eurozona, l’FMI allarma l’Italia: PIL in calo in aumento. Lo spread sfiora i 500 punti

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Questa volta a lanciare l’allarme è stato il Fondo monetario internazionale che avverte che la nostra economia subirà una contrazione dell’1,9% quest’anno e dello 0,4% nel 2013. Secondo il report estivo dell’organismo di Washington il debito italiano nel 2012 e 2013 aumenterà e a pesare sul nostro deficit – così come su quello tedesco – saranno gli aiuti europei dell’Efsf (il Fondo europeo di stabilità finanziaria). Le borse europee hanno reagito registrando il segno meno, Milano infatti ha ceduto lo 0,36% e lo spread – il differenziale tra Btp decennali e corrispondenti Bund – si è impennato raggiungendo il picco dei 495 punti, massimo livello dallo scorso gennaio.

L’ALLARME DEL FMI – Secondo l’Fmi, il debito pubblico dell’Italia avrà un incremento di 2,5 e 2,6 punti percentuali – rispettivamente nel 2012 e 2013 – rispetto alle stime dello scorso aprile. Inoltre i rischi per la stabilità finanziaria «sono cresciuti», ma le azioni incisive stabilite dalle autorità dell’Ue «hanno fatto guadagnare tempo prezioso per rimettere in sesto i conti delle banche e dei Paesi» hanno dichiarato gli esperti dell’Fmi. Il nostro Paese e la Spagna hanno compiuto «importanti passi nella giusta direzione» ha dichiarato il capo del Fondo, Oliver Blanchard, «ma possono avere successo solo se riescono a finanziarsi a tassi ragionevoli». Blanchard ha poi concluso affermando che i Paesi sotto pressione devono continuare a perseguire «il risanamento dei conti, le riforme strutturali e la ricapitalizzazione delle banche se e quando necessario». Il responsabile del Dipartimento mercati dell’Fmi, Josè Vinals, ha invitato le autorità politiche e monetarie a procedere immediatamente poiché «il tempo sta per finire, è ora di agire».

LA DICHIARAZIONE DI PALAZZO CHIGI – Dall’Esecutivo fonti qualificate hanno fatto sapere che per il momento «non c’è alcuna intenzione di ricorrere allo scudo anti-spread», il meccanismo per contenere la variazione del differenziale dei titoli di stato dei Paesi dell’eurozona virtuosi sì, ma in difficoltà sul mercato. Dalla stessa fonte si è poi appreso che il ricorso a tale meccanismo «nessuno può escluderlo a priori per il futuro, ma al momento non se ne ravvisa la necessità».

Silvia Sequi


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