giovedì, 22 Agosto, 2019

Fonsai, arrestata la famiglia Ligresti: occultato un “buco” da 600 milioni di euro, colpiti 12mila risparmiatori

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Ligresti famiglia

E’ stato definito un terremoto. Sono sette le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla GdF di Torino nell’ambito dell’inchiesta su Fondiaria-Sai, compagnia assicurativa che faceva capo alla famiglia Ligresti poi passata sotto il controllo dell’Unipol. Le misure cautelari interessano  proprio i componenti della famiglia Ligresti oltre che alcuni manager che hanno ricoperto posizioni di vertice in Fondiaria-Sai: le accuse vanno dal falso in bilancio aggravato alla manipolazione di mercato. Domiciliari per Salvatore Ligresti, mentre, per due dei suoi tre figli, Jonella e Giulia Maria e’ scattata la custodia cautelare in carcere. Il terzo figlio Gioacchino Paolo risulta ricercato: secondo informazioni della Procura dovrebbe trovarsi in Svizzera e gli inquirenti attendono di conoscere le sue intenzioni. Le ordinanze hanno interessato anche i due ex amministratori delegati, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, e l’ex vice-presidente pro tempore Antonio Malarico: anche per Marchionni e Malarico sono scattati i domiciliari.

UN “BUCO” DA 600 MILIONI DI EURO, COLPITI 12MILA RISPARMIATORI – I reati contestati riguardano il bilancio del 2010 ritenuto falso dalla Procura torinese: il gip che ha accolto la richiesta di custodia cautelare l’ha motivata con la necessità di evitare il rischio di fuga, di reiterazione e inquinamento delle prove. Secondo gli inquirenti, gli indagati sarebbero responsabili di aver occultato un “buco” nella riserva sinistri pari a circa 600 milioni di euro. Un ammanco non proprio da poco la cui mancata comunicazione al mercato avrebbe provocato danni ad almeno 12mila risparmiatori.

I SOLITI IGNOTI – Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la tecnica messa in piedi dalla famiglia Ligresti, presente nei consigli di amministrazione di Fonsai e Milano Assicurazioni, mirava all’acquisizione di un costante flusso di dividenti illecitamente percepiti grazie alla costante sottostima della “riserva sinistri”. Il surplus generato in questa maniera veniva poi dirottato su una holding che faceva capo agli stessi Ligresti, la Permafin. In questo modo, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati acquisiti almeno 253 milioni di euro utilizzati per operazioni finanziarie a dir poco sospette come quella che porto’ all’acquisizione dell’intero pacchetto azionario della società alberghiera Atahotel, pagata un prezzo superiore ai valori di mercato nonostante fosse strutturalmente in perdita.

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