giovedì, 3 Dicembre, 2020

Forum e proposte per un “futuro più giusto”

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Il “Forum Disuguaglianze e Diversità”, al quale partecipano otto organizzazioni di cittadinanza attiva, ha promosso un confronto con qualificati ricercatori accademici, al fine di formulare proposte generali per un’azione pubblica orientata a ridurre e rilanciare la crescita dell’economia italiana. Il Forum è guidato da un “Gruppo di Coordinamento” presieduto da Fabrizio Barca, il quale ha proceduto, avvalendosi del contributo specifico del “Gran Sasso Science Institute”, alla stesura di un Rapporto contenente “15 proposte per la giustizia sociale”. Di tale Rapporto, lo stesso Barca ha curato, con la collaborazione di Patrizia Luongo, la pubblicazione del volume “Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto e giustizia sociale”.
Nella fase attuale, secondo i curatori del volume, l’Italia soffre di una disuguaglianza dei redditi peggiore di quella degli anni Ottanta del secolo scorso. Si tratta di una forte disparità, che si somma a quella nella distribuzione della ricchezza, sia privata che comune (ovvero accessibile a tutti i cittadini); una disuguaglianza complessiva che è all’origine di una progressiva crescita della povertà, con un forte impatto soprattutto nelle regioni più deboli del Mezzogiorno.
Le differenze sociali potrebbero sembrare un fatto fisiologico, considerando che “in ogni fase della storia, in ogni modo di produzione” lo sviluppo economico non è mai stato omogeneo, in quanto si è sempre associato a divari territoriali e personali. Questi divari, però, sono anche la conseguenza dei rapporti di forza esistenti tra i diversi gruppi sociali presenti nella società, nonché delle politiche attuate dagli establishment dominanti. E’ al cambiamento di tali rapporti di forza in senso favorevole alle élite dominanti che, secondo i curatori del volume, “in Italia, come in larga parte dell’Occidente, le disuguaglianze hanno interrotto la lunga decrescita postbellica”, tendendo ad aumentare costantemente.
In Italia, la misura, la natura e la permanenza dei divari sono diventate “ingiuste e percepite come tali”, segnando lo stato generale delle cose e costituendo la “chiave per comprendere i mali e le vie d’uscita da questa fase storica”. Le differenze distributive sul piano economico però non sono determinate dalla crisi del capitalismo, dato che esso è oggi più solido di quanto non sia mai stato; la loro causa è semmai il fatto che il modo di produzione del capitalismo attuale è diventato “troppo forte”, tale da condizionare l’autonoma capacità decisionale della politica e da produrre “squilibri di potere”, che hanno sbilanciato in modo radicale la distribuzione dei benefici economici, sino a suscitare “paura, risentimento e rabbia profondi, una sfiducia radicata in coloro che governano, negli esperti che li consigliano e nella possibilità che si possa cambiare”.
Questa appena descritta esprime la situazione dell’Italia, prima della comparsa del Coronavirus. La crisi sanitaria ed economica conseguente al diffondersi della pandemia ha aggravato la disuguaglianza e l’ingiustizia sociale, che già segnavano la situazione precedente. Questo aggravamento costituisce ora un motivo ulteriore per imprimere alle politiche del passato un mutamento che potrebbe avvenire, per Barca e Luongo, secondo tre opzioni strategiche diverse.
Una prima opzione potrebbe consistere nell’assumere come obiettivo il perseguimento della situazione dell’ultimo quarantennio, con una maggiore attenzione al problema dell’ingiustizia sociale. In base alla seconda opzione si potrebbe affrontare il problema delle disuguaglianze sociali attraverso uno “Stato accentrato”, che prenda decisioni senza alcun pubblico confronto, elevando barriere a difesa di una comunità chiusa, anche a costo di ridurre le libertà civili e politiche. In alternativa a queste due prime opzioni parrebbe rispondere meglio il perseguimento della giustizia sociale con l’orientamento al cambiamento del sistema economico attraverso attraverso un confronto pubblico “aperto e informato, per consentire al lavoro e alla società civile di pesare sulle scelte strategiche, territorio per territorio”, per produrre un salto di qualità del “pubblico” e delle sue amministrazioni, capace di ricostruire fiducia.
In questo modo diverrebbe possibile soddisfare il bisogno di giustizia sociale “cui tutti – affermano Barca e Luongo – abbiamo diritto di aspirare: lavori stabili di qualità, una libera circolazione della conoscenza, una drastica riduzione della povertà educativa, filiere energetiche ed alimentari pulite e di prossimità, rilancio del sistema delle PMI sulla base dell’innovazione, abitazioni dignitose e sicure, servizi fondamentali a misura dei luoghi, riequilibrio nel rapporto fra i generi, una vita in sintonia con l’ecosistema”.
E’ questa, in sintesi, la visione che motiva il “Forum Disuguaglianza Diversità”, convinto che in Italia, come in gran parte dell’Occidente, la situazione esistente possa essere migliorata, promuovendo l’attivazione dei tre processi di formazione di nuova ricchezza; tali processi dovrebbero comportare un cambiamento tecnologico per la giustizia sociale, un’attività lavorativa dotata di una maggior forza per l’esercizio di un suo aumentato peso nei processi decisionali imprenditoriali e collettivi; infine, un “passaggio” generazionale più giusto e più equo. Il Forum ritiene che l’avvio dei tre processi debba essere adattato al superamento della “turbolenze” create dalla pandemia, perseguendo nell’immediato cinque obiettivi tra loro fortemente interconnessi.
Il primo di questi obiettivi (Accrescere l’accesso alla conoscenza e indirizzare la trasformazione digitale alla giustizia sociale e ambientale) dovrebbe consentire di produrre quanto necessario per far fronte agli esiti più devastanti del Coronavirus e di migliorare la qualità di tutti i servizi. Il successo nel perseguire il secondo obiettivo immediato (Orientare e sostenere servizi fondamentali nuove attività e buoni lavori, prima di tutto nei territori marginalizzati) dipenderà, a parere di Barca e Luongo, dalla possibilità che la produzione di “nuovi fondamentali servizi”, l’avvio di “nuove attività” e l’inaugurazione di “buoni lavori” si trasformino in “domanda e che attivino un’offerta imprenditoriale, privata, sociale e pubblica”. Tutto ciò, soprattutto nella aree marginalizzate del Paese, non potrà avvenire endogenamente, in quanto l’avvio delle nuove attività e la promozione di buoni lavori avranno bisogno del sostegno di una politica pubblica moderna.
Gli altri tre obiettivi immediati formulati dal Forum (Dignità, tutela e partecipazione strategica del lavoro, in un nuovo patto con le imprese, Accrescere la libertà dei giovani nel costruirsi un percorso di vita e contribuire al futuro del Paese e Qualità e metodo delle amministrazioni pubbliche: una rivoluzione operativa), dipenderanno dal perseguimento, in particolare, dell’ultimo obiettivo appena indicato, in quanto il suo pieno perseguimento dovrebbe favorire la realizzazione dei precedenti, attraverso un “potente salto di qualità delle amministrazioni pubbliche”, da realizzarsi in modo che, sotto la pressione prodotta dalla crisi pandemica, esse divengano “competenti e rinnovate, non invasive, capaci di dare certezze e fissare indirizzi e poi di adattarli, luogo per luogo, a misura delle persone e dei contesti, e così di riguadagnare fiducia” da parte dei cittadini.
Il raggiungimento dei cinque obiettivi immediati costituirebbe, la precondizione dei tre processi strategici precedentemente indicati. L’attivazione del primo di essi (cambiamento tecnologico per la giustizia sociale) non dovrà oscurare il fatto che l’impatto dell’innovazione tecnologica sulla produzione e sulla pubblica amministrazione e sull’organizzazione della società non avrà necessariamente “un effetto predeterminato sulla giustizia sociale e sulle disuguaglianze”; tale effetto dipenderà dal modo in cui sarà usata l’innovazione tecnologica, dai cambiamenti istituzionali che si vorranno realizzare e da quelli che si vorranno apportare alle forme di governo dell’economia. L’innovazione nel campo delle telecomunicazioni, ad esempio, consentirà elevati miglioramenti della produttività, ma porterà con sé anche il pericolo di squilibri produttivi e sociali.
L’attivazione del secondo processo (dotazione della forza lavoro di un maggior peso nei processi decisionali imprenditoriali e collettivi) dovrà porre rimedio al fatto che “negli ultimi quarant’anni – come sostengono Barca e Luongo – il lavoro ha progressivamente perso il potere: il potere di negoziare le condizioni della propria attività e il potere di pesare sulle scelte delle imprese”; il minor potere del lavoro ha comportato disfunzionali squilibri negoziali, impedendo che la determinazione del salario rispondesse a un livello di dignità condivisa per tutti i lavoratori. Al fine di garantire migliori condizioni esistenziali a questi ultimi, il secondo processo dovrà essere orientato, attraverso opportune politiche pubbliche, ad assicurare un miglioramento della capacità negoziale della forza lavoro e della sua partecipazione alle decisioni strategiche delle imprese.
Infine, con il terzo processo (passaggio generazionale più giusto e più equo), la crisi generazionale dovrebbe essere risolta affiancando alla “protezione familiare”, della quale i giovani hanno sinora potuto disporre, una “protezione collettiva”, mediante la costruzione di una “dotazione di mezzi” su cui essi possano contare al raggiungimento dell’età adulta. Dovrà trattarsi, secondo il Forum, di un’”eredità universale” da erogare ad ogni giovane al compimento dei diciott’anni, perché egli possa rafforzare il suo senso di appartenenza all’interno della società e la sua preparazione alla libera e responsabile scelta del proprio progetto di vita.
Come molte altre proposte formulate prima e dopo lo scoppio della pandemia, quella del Forum per un “Futuro più giusto” merita di essere condivisa, per il superamento delle tradizionali fragilità del sistema economico e sociale dell’Italia; però, come tutte le altre proposte formulate in questi ultimi tempi, essa manca di un’esaustiva riflessione sul come reperire le risorse per la realizzazione di qualsiasi forma di “protezione collettiva”, a vantaggio sia dei giovani, che dei lavoratori privati della stabilità occupazionale e di reddito, a causa delle innovazioni tecnologiche. Si tratta di una riflessione che sembra essere impedita da una sorta di “interdizione sacrale” al suo approfondimento; sin tanto che tale interdizione non sarà rimossa, permarranno seri ostacoli alla realizzazione delle proposte avanzate per il superamento dei mali strutturali del Paese.

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