domenica, 22 Settembre, 2019

Europee. Jozsef: Le Pen prima, ma Macron ha saputo rilanciare

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Intervista a Eric Jozsef, corrispondente di Libération in Italia. Attento osservatore delle vicende italiane ed elegantemente pungente sulla politica transalpina, Eric Jozsef è da molti anni corrispondente di Libération in Italia. Intervistato per l’Avanti! osserva: Macron? Soltanto una sconfitta, con il Dibattito nazionale ha saputo rimettersi al centro della scena. In Italia, Salvini abile leader-uomo forte. Zingaretti oltre l’altro Matteo, ma ora necessari poli e programmi alternativi.

Eric Jozsef

Eric Jozsef, Marine Le Pen riconquista la primazia al suo partito anche in queste elezioni europee. Questo, mentre il Presidente Macron si è lanciato nella campagna elettorale in prima persona, in modo inconsueto per la V Repubblica, dopo un calo di consensi macroscopico e le violente proteste del sabato pomeriggio. Ci delinei il quadro complessivo del dopo-voto francese?
La vittoria di Marine Le Pen è senz’altro un successo per colei che aveva, invece, totalmente sbagliata la seconda fase delle ultime elezioni presidenziali, dove si era confusamente messa in discussione e aveva dovuto cambiare il nome del suo partito.
Ma la forza politica della Le Pen è stata di quella di riuscire a rilanciarsi anche nel 2019. E questo, anche se lei registra oggi un risultato inferiore rispetto alle Europee di cinque anni fa, quando era egualmente arrivata prima tra tutte le formazioni politiche francesi.
Lei era già arrivata in testa alle elezioni allora, ma è da sottolineare come sia, e continui a essere ed apparire la prima forza di opposizione al Governo Macron: ciò vuol dire che la sua forza è di essere riuscita a incarnare ed incanalare elettoralmente la protesta dei ‘Gilet gialli’.

I ‘Gilet gialli’ e i sostenitori del confuso movimento di protesta ‘anticrisi’, dunque, avrebbero votato in massa per il ’Rassemblement National’ della Le Pen?
Possiamo immaginarlo. Le altre forze politiche, che avrebbero potuto raccogliere la protesta dei ‘Gilet gialli’, non hanno avuto grande successo. In particolare, penso a ‘La France Insoumise’ di Jean-Luc Mélenchon, che ha cercato di recuperare il movimento e di dargli uno sbocco politico. Invece il suo partito FI ha registrato un calo profondo. Poi, la piccola lista ispirata dai ‘Gilet gialli’ ha avuto solo lo 0,5%, mentre altre liste che erano sempre vicine al movimento di protesta, come, ad esempio, quella di Dupont-Aignan che si è attestata al 3,5%, sono risultate irrilevanti.
Quindi possiamo dire – ma gli analisti ce lo diranno più esattamente -, che i ‘Gilet gialli’ hanno votato probabilmente e soprattutto per Marine Le Pen o alcune piccole liste o si sono astenuti. Una minima parte di loro ha, forse, anche contribuito al successo dei Verdi, ma la gran parte, il grosso delle truppe, quasi certamente si è orientata su RN.

E la coalizione della maggioranza presidenziale, allestita da Macron attorno a ‘En Marche!’?
Sì, l’altro elemento del quadro politico odierno è il risultato della lista ‘Renaissance’, espressione del partito del Presidente della Repubblica, ‘La République en marche!’.
Macron, mettendosi di forza al centro della scena, ha fatto sì (e detto ripetutamente) che le elezioni sarebbero state un referendum su di lui. Ha perso la battaglia, ma non è stata una sconfitta sonora. La sua lista è soltanto a un punto percentuale di distanza dalla Le Pen.
Inoltre, non è un risultato che gli crea dei problemi per continuare a governare. Tutto sommato, dopo la crisi interna per le proteste dei ‘Gilet gialli’, la sua impostazione di rilancio ha funzionato e così anche la sua volontà di polarizzare lo scontro politico.

Il tanto discusso ‘Grande dibattito nazionale’ nell’Esagono quanto ha influito su questo risultato soddisfacente per Macron? E’ servito? E quanto ha effettivamente riaperto il dialogo del potere con la base, con la popolazione che, ad un certo punto pare detestasse enormemente e più del predecessore, il giovane Capo dello Stato? O è stato un fatto episodico poco significativo?
No, il dibattito nazionale è stato effettivamente importante perché, innanzitutto, veniva dopo un annuncio presidenziale di una serie di nuovi provvedimenti sociali, come l’aumento di 100 euro del salario minimo, che aveva già in dicembre influito e, in una certa misura, smorzato la protesta.
Il grande Débat national ha permesso di rimettere Emmanuel Macron in sella, per così dire. Il Presidente ha personalizzato lo scontro e si è impegnato molto: Macron ha partecipato ad una decina di riunioni pubbliche, in cui è rimasto anche sei-sette ore a dibattere e discutendo con le persone.
Ed è anche quello che ha rimotivato e mobilitato il suo elettorato, che voleva dire poter polarizzare le elezioni ancora una volta, con lo scontro diretto ‘En Marche!’ contro il Front National.
Poi, ‘En Marche!’ ha svuotato la destra repubblicana classica, che si attesta solo a un 8% dei consensi.
Il Partito Socialista, infine, non è riuscito gran che a ripartire ed uscire da una situazione complessa e, in questa prospettiva, possiamo immaginare che se rimane tutto così, alle prossime Presidenziali Macron potrà presentarsi in un panorama politico ancora molto polarizzato e, avendo di fronte sempre la Le Pen, può nuovamente pensare di vincere le elezioni.

‘Europe Ecologie’ è nuovamente davanti al PSF in profonda crisi. I verdi possono essere considerati oramai una forza politica consolidata, una presenza stabile nel panorama politico-parlamentare francese come terza forza o un fattore occasionale e periodico?
I Verdi hanno avuto buoni risultati già nel passato prima di un saliscendi elettorale e cinque anni fa erano stati trainati dalla figura di Daniel Cohn-Bendit, già leader del ’68, ma poi le divisioni periodiche e regolari del movimento verde li ha fatti scendere nei consensi. C’è sempre questo aspetto nei Verdi, che però questa volta è cambiato, Oggi in Francia esiste veramente una nuova sensibilità verso i cambiamenti climatici, il surriscaldamento globale, e la salvaguardia dell’ambiente oramai è radicata in una buona parte della popolazione e c’è una sensibile attesa per una risposta ambientalista da parte della politica. Questo soprattutto perché il Partito Socialista non ha saputo effettivamente rinnovarsi del tutto, in questo senso e, dunque, per i Verdi si è aperto questo spazio e ne hanno approfittato.
Per i Verdi, però, c’è in agguato il rischio di ritrovarsi schiacciati tra i socialisti, che cercano comunque di ‘rinverdire’ la propria offerta politica, e Macron, che ha anch’egli cambiato il suo discorso, orientandolo in senso ecologico ed anzi integrando nella sua lista europea degli esponenti che provengono dal movimento ambientalista.

In finale, Eric Jozsef, ti chiedo una valutazione sui risultati elettorali in Italia. I dati registrano l’inversione dei rapporti di forza tra i partner di governo ‘giallo-verdi’ ed il sorpasso in discesa tra il Partito Democratico – che è sensibilmente in ripresa rispetto alle Politiche – e il Movimento 5 Stelle, che ha, invece, dimezzato i voti.
La mia impressione è che il vice premier Matteo Salvini sia stato molto abile a sfruttare questo anno di governo. E’ molto raro che un partito al potere, in una posizione-chiave di governo, abbia accresciuto e addirittura raddoppiato i voti come la Lega.
In questo gioco continuo con i Cinquestelle è apparso come l’uomo forte, colui che ha le idee più chiare ed ha dunque svuotato sia l’M5S che Forza Italia, e adesso è davvero l’uomo forte nella politica italiana.
Ora – dati delle Europee alla mano – probabilmente riuscirà a imporre a Di Maio i suoi temi e sarà indubbiamente il leader dello schieramento.
Per quel che riguarda il Partito Democratico, Zingaretti ottiene un buon risultato. Non un risultato straordinario, ma possiamo dire che questo successo risiede nell’essere riuscito a ricompattare il centro sinistra e, in qualche maniera, chiudere la pagina dell’altro Matteo: Matteo Renzi. Questo era per certi versi, il suo compito principale e su questo ha avuto il consenso degli elettori. Ma questo successo alle Europee non basta proprio, al momento, per poter sfidare sia i Cinquestelle che, soprattutto, la Lega. Almeno non ancora, e non oggi.

Il neo Segretario PD, Zingaretti, ha affermato che il polo del centro sinistra è oggi nuovamente in campo evocando solo quello dell’avversario leghista. Ma, in realtà, il sistema resta tripolare, dato che M5S – seppur in caduta di consensi – è pur sempre oltre il 15% dei voti. Ma serve parlare di partiti e coalizioni senza che l’opposizione di centro sinistra e progressista abbia un preciso, ben definito profilo politico-programmatico?
In effetti, ci vorrebbe un bipolarismo o un tripolarismo non in termini di numeri, ma di idee. Servirebbe un vero progetto alternativo, e programmatico, che, al momento, non c’è e non si vede.

Roberto Pagano

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    Una svastica che deturpa le parole di William Shakespeare, una croce celtica su quelle di Francesco Petrarca: sono stati ricoperti da simboli nazisti i volantini poetici affissi a Fiumicino. L’iniziativa culturale che martedì ha invaso la città con sonetti romantici, molti dei quali a nascondere i graffiti di Forza Nuova è stata sfregiata: il centro del comune è stato infatti sfigurato da decine di simboli nazisti e fascisti, riporta il Corriere. (Fonte Pagine Ebraiche)

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