domenica, 17 Gennaio, 2021

Francia, la sinistra e il Ps sfidano Macron tingendosi di verde

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È tempo di rinnovamento per i socialisti europei delle varie latitudini.
Non fa eccezione la Francia dove grazie soprattutto a Francois Mitterrand il Partito Socialista è stato protagonista assoluto e ha avuto per lunghi anni responsabilità di Governo e della più alta carica della Repubblica presidenziale. Il risveglio però alle ultime elezioni della massima carica dello Stato ,nel 2017, è stato devastante. Una percentuale di consensi poco superiore al 6%, anche se non si era presentato il Presidente uscente Hollande, ha costituito il più basso risultato mai raggiunto e un campanello d’allarme per il futuro di un partito inserito a pieno titolo nella storia politica transalpina.
Ma se in quella occasione si potevano cercare delle attenuanti nel prevedibile successo delle novità di Macron e Le Pen, per motivi opposti e prevalentemente legati al problema emigrazione, dotate di grande visibilità, nelle successive competizione elettorali amministrative, con poche eccezioni tra le quali quella di Anne Hidalgo a Parigi, il tracollo ha assunto proporzioni ancora più preoccupanti. Olivier Faure, segretario nazionale del Partito socialista francese, ha deciso un rinnovamento profondo non solo della strategia ma anche della proposta politica per dire basta a questo deterioramento di consensi che rischia di conferire ai socialisti un ruolo sempre più marginale. A circa cinquant’anni dalla nascita avvenuta nel congresso di Epinay, località a nord di Parigi, con l’elezione di Mitterrand a segretario, e quindi dalla svolta dalle numerose scissioni del passato che lo avevano contraddistinto fin dai primi albori ottocenteschi del Partito Operaio, il Ps di Faure cambia faccia e contenuto.
Le condizioni storiche e sociali non sono più le stesse. Non più la ricerca della collaborazione con i comunisti, anche essi in forte crisi di consensi, né tantomeno il tentativo di federarsi con il movimento di Melanchon “La France insoumise” che ha costituito negli ultimi anni il principale riferimento della sinistra radicale. Un’apertura invece alle proposte dei verdi e degli ecologisti e alle idee di una società produttiva che ha alla base i valori riformisti e dei diritti civili di una Francia moderna.
Una sinistra non dogmatica e comunista quella proposta da Faure che ha anche indicato, su questa linea, come si caratterizzeranno le nuove primarie interne per le prossime elezioni presidenziali del 2022. Queste non saranno più una lotta tra candidati interni ma diventeranno ” primarie delle idee” coinvolgendo anche gli ecologisti. Prima delle persone verrà offerto agli elettori il progetto, sgombrando il terreno dalle candidature solitarie e personalistiche destinate a perdere. Un “rassemblement” delle forze progressista, della sinistra moderata e ambientaliste nel tentativo di recuperare voti anche al movimento centrista di Macron che a sua volta ha inglobato anche i repubblicani.
Del resto la stessa Sindaca di Parigi Anne Hidalgo, alle ultime amministrative, si conquistò il successo con una campagna elettorale molto sensibile ai temi dei verdi. Ma la svolta innovatrice di Oliver Faure, anche se avrà come traguardo le presidenziali del 2022, si misurerà davanti ai francesi già nelle regionali del prossimo anno. Tra pochi mesi si potrà già verificare se il progetto di unire la sinistra riformista e gli ecologisti sarà un progetto convincente al giudizio degli elettori francesi.

Alessandro Perelli

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