lunedì, 19 Ottobre, 2020

È tempo di una nuova
Bad Godesberg

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Alle elezioni regionali francesi è tempo di ‘desistenze’ per evitare, si ritiene, una vittoria ancor più eclatante del partito lepenista.
La riscoperta del fronte repubblicano mi ricorda l’arco costituzionale italiano tramontato all’inizio degli anni ’90 e per la scelta di Fini di trasformare il Msi in An e per la vittoria di Berlusconi.
Si trattò di un cambiamento profondo, ma la sinistra italiana non seppe trarne le dovute conseguenze. Mancarono il coraggio e la lungimiranza a posizionare la sinistra nella casa madre, non solo sotto lo stesso tetto ma con le argomentazioni e i progetti propri della cultura socialista liberale e socialdemocratica.
In Francia il fronte repubblicano, nonostante qualche crepa, tiene, almeno nelle decisioni assunte dai vertici politici. Se la tattica potrà contenere la piena, la tattica non potrà sostituirsi alla strategia. Quando una forza politica raggiunge un po’ meno di un terzo dell’elettorato, per affrontarla servono strumenti adeguati. Non bastano desistenze e alleanze a tavolino.
Questo è un tempo in cui gli elettori hanno acquisito piena libertà di movimento, le periferie urbane dove il Pcf regnava scelgono la destra estrema, paura e crisi economica scrivono l’agenda delle priorità dei governi. Siccome il dato elettorale francese non è isolato, è il momento che il socialismo europeo convochi una seconda ‘Bad Godesberg’ per discutere la bussola del suo futuro.
Le difficoltà del ceto medio – il bacino più consistente dei suoi voti – non si scioglieranno rapidamente, le migrazioni prenderanno forza, il welfare che abbiamo conosciuto langue con l’emergenza della spesa pubblica, va rivisitata l’idea di un progresso illimitato di stampo illuminista. Ce n’è abbastanza per non rifugiarsi nelle formule.

Riccardo Nencini


It’s time for a new Bad Godesberg

During the French regional elections it’s time to desist, they say, in
order to avoid an even more resounding victory of the Le Pen’s party.
This revival of the Republican Front reminds me of the Italian
constitutional period, waned in the early 90s, due both to the Fini’s
choice to transform the MSI into An, and the Berlusconi’s victory.
It was a deep change, but the Italian left could not draw the necessary
consequences from it. The courage and the foresight lacked, while the
left needed to position itself in its motherhouse, not only under the
same roof, but with the arguments and the projects that belong to the
liberal socialist and the social-democratic culture.
The Republican front in France, despite some cracks, holds on, at least
concerning the decisions taken by its political leadership. If it’s true
that the tactic may contain the flood, the tactic can not for sure
replace the strategy. When a political force reaches a little less than
a third of the whole electorate, one needs proper tools to deal with it.
Withdrawals and alliances cannot be enough.
This is a time when voters have acquired full freedom of movement, the
suburbs where the PCF used to reign choose now the right-wing extremism,
the fear and the economic crisis set the agenda of the government
priorities. Considering that the French electoral result is not an
isolated incident, it is time for the European Socialists to call to a
second ‘Bad Godesberg’ to discuss the compass of their future.

The difficulties of the middle class – its most important constituency –
will not vanish quickly, the migrations will be strengthened from here
on out, the welfare that we have known is languishing together with the
emergence of the public spending, the Enlightenment idea of an unlimited
progress needs to be reconsidered. And that’s enough to not hide
ourselves in formulas.

Riccardo Nencini
Leader of Psi

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