mercoledì, 27 Gennaio, 2021

Francia, primo ballottaggio
tra Front National e PS

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Francia-Le-PenIl Front Nazional di Marine Le Pen continua a crescere e nel primo test elettorale dopo l’attentato terroristico a Charlie Hebdo, ha dimostrato la sua forza ottenendo il primo posto nelle elezioni suppletive nel Dipartimento del Doubs, nella Francia centro-orientale al confine con la Svizzera. Sophie Montel, esponente ‘storica’ del lepenismo, domenica scorsa infatti con il 32,6% dei voti si è aggiudicata il primo posto, portando in dote un +9% al Front National rispetto allo elezioni legislative del 2012. Al secondo posto, il candidato socialista Frédéric Barbier col 28.85%. Il seggio dell’Assemblea Nazionale era rimasto vuoto dopo che il socialista Pierre Moscovici era stato nominato Commissario Ue nel novembre scorso.

Il ballottaggio di domenica prossima avverrà dunque tra la candidata del Front National e l’esponente del PS, ma per Barbier, nonostante il secondo posto, il risultato non è del tutto insoddisfacente alla luce dei sondaggi sfavorevoli della vigilia e dei risultati delle precedenti elezioni suppletive. In tredici casi, tra la fine del 2012 e il 2014, per dodici volte ha vinto il centro-destra e solo una volta il centro-sinistra, con un candidato del Partito radicale di sinistra. Per di più, per ben quattro volte, il candidato socialista non aveva raggiunto neppure il numero di voti sufficienti per concorrere al ballottaggio.

Il vero sconfitto di queste elezioni, come ha sottolineato la Le Pen, è stato il partito dell’ex presidente Sarkozy, l’UMP. Il candidato del centrodestra, Charles Demouge, ha ottenuto il 26,54%, piazzandosi in un inutile terzo posto.

Ora scatta il gioco delle alleanze che può favorire il secondo arrivato. Il socialista Barbier è stato definito dal premier Manuel Valls “candidato di tutti i repubblicani”, nel tentativo di convincere gli elettori del centrodestra a votarlo, ma ufficialmente l’Ump, con grande soddisfazione di Marine Le Pen, non ha ancora dato indicazioni di voto al suo elettorato. Una scelta che sarebbe stata scontata in passato, quando a guidare il Front National c’era il padre di Marine, Jean Marie, e la sua politica decisamente spostata sull’estrema destra faceva scattare quasi automaticamente lo spirito del “fronte repubblicano”. Oggi la figlia Marine, pur su posizioni nette di destra, usa accenti meno urticanti, più populisti che fascisti, e il suo razzismo è abilmente mascherato sotto una patina di tecnocratica difesa degli interessi nazionali francesi. L’UMP dunque invitando a votare per il candidato socialista potrebbe rischiare di apparire ‘estraneo’ al suo elettorato di riferimento e pregiudicarsi future alleanze.

Su questo tema nell’UMP ci sono due linee contrapposte; mentre la maggioranza è orientata a non fornire alcuna indicazione di voto agli elettori, la minoranza moderata, che fa riferimento all’ex premier Alain Juppé sarebbe invece disposta a sostenere il candidato socialista, proprio in nome dell’‘alleanza repubblicana’.

Comunque l’affermazione del partito di estrema destra in Francia non desta sorpresa perché la formazione di Le Pen è in continua ascesa, così come la sua leader, che secondo i sondaggi è destinata ad arrivare in testa al primo turno delle presidenziali del 2017.
Sophie Montel, la candidata del Fronte Nazionale, 45 anni, loquace, attivista da quando aveva 18 anni, ha un Master in storia medievale, dopo qualche scivolone xenofobo nel passato, si è adeguata prontamente alla linea Marine Le Pen, decisamente più ‘civile’ e accattivante. Così oggi afferma di non essere “né di destra né di sinistra”, attacca le storture del sistema e rivolge i suoi strali polemici sia contro la “minaccia islamica” che contro l’Unione europea.
Ad aiutare la Montel è soprattutto il vento a favore che spira nelle vele del Front National, ma anche il PS mostra segnali di recupero e dopo l’attacco terroristico del 7 gennaio e quello del 9 – ma soprattutto per la buona gestione della crisi – la popolarità del presidente François Hollande è cresciuta passando dall’abisso del 13%, a sfiorare la vetta del 40%, un livello di consensi che non veniva raggiunto dalla fine del 2012, l’anno della sua elezione. La gestione della crisi e, forse e soprattutto la marcia repubblicana assieme a oltre 50 tra Capi di Stato e di Governo, hanno creato un clima di unità nazionale che ha favorito anche il primo ministro Manuel Valls, passato in pochi giorni dal 44 al 61% dei favori nei sondaggi.

Alvaro Steamer

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