venerdì, 20 Settembre, 2019

Franz Caruso
La via dell’Accoglienza per Cosenza

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La vicenda che, purtroppo, ha fatto balzare Cosenza agli onori della cronaca, induce a qualche riflessione. Il solo pensiero che un uomo possa sferrare un calcio nello stomaco di un bambino di tre anni mette angoscia; il fondato sospetto, poi, che lo faccia perché il piccolo, che ha osato avvicinarsi al passeggino in cui sedeva sua figlia (chissà se per curiosità, per voglia di giocare o cos’altro), fosse di origini marocchine, trasforma l’angoscia in rabbia e ci ricaccia in uno stato d’allerta che da cosentini, padri e madri, fratelli e sorelle lascia confusi, storditi, increduli.

Cosenza da sempre si fa vanto di possedere una cultura di accoglienza e solidarietà, una cultura di apertura alle diversità presente in ogni parte della città e nel bagaglio personale di ogni cittadino, a prescindere dal suo ceto sociale o dalle sue condizioni economiche. Non solo lo stretto ambito urbano, ma tutto il territorio provinciale forniscono prova della capacità delle nostre popolazioni di accogliere ed integrare lo straniero: esempio ne sia la presenza del popolo arbereshe, il quale ha peraltro donato importanti personalità al capoluogo bruzio e che ha portato addirittura il Presidente Mattarella ad incontrare il Premier albanese a San Demetrio Corone; di insegnamento sia l’esperienza del comune di Acquaformosa, dove nel 2017, a detta degli ispettori del Ministero dell’Interno, c’era il miglior progetto SPRAR d’Italia e dove ogni anno vengono celebrate l’accoglienza e le diversità con il Festival delle Migrazioni, un progetto di assoluta lungimiranza ed umanità; da lodare e valorizzare sono tutte le organizzazioni di volontari attive nei porti, come quello di Corigliano, per fornire la prima accoglienza a chi attraversa il Mediterraneo in cerca di un futuro migliore per sé stesso e per i figli o soltanto in cerca di pace e sicurezza, ma anche tutte le ragazze ed i ragazzi che si riuniscono in comitati, fondazioni e altre sigle no profit allo scopo di trovare un alloggio, del cibo, un lavoro agli immigrati, per evitare che finiscano nella trappola infame del caporalato; e infine c’è chi, come Jessica Castiglia, non può accettare di rimanere ferma di fronte ad una ingiustizia e che, a differenza di quanti sono o sarebbero rimasti inerti davanti a quell’inaccettabile gesto, semplicemente segue il bellissimo istinto di aiutare chi versa in stato di difficoltà e bisogno.

Questa è Cosenza e non può essere diversa.
La propaganda salviniana, in quattordici mesi di operato governativo al Viminale, e oltre il Viminale, ha lanciato, senza soluzione di continuità, messaggi che ci riportano di un secolo indietro e trasformano una xenofobia, evidentemente più presente nel nostro tessuto sociale di quanto credessimo e sperassimo, in vero e proprio odio razziale, capace di autorizzare e giustificare ogni sorta di violenza e sopruso, purché rivolti verso lo straniero, anzi, meglio, verso chi ha un colore diverso.
Tutto questo è inaccettabile e dobbiamo chiederci se la colpa non sia anche nostra, di chi possiede quella cultura solidale e di accoglienza ma che, sebbene in buona fede, non ha fatto abbastanza per proteggerla e tutelarla, per farla proliferare e trasmetterla agli altri, convinti che oramai fosse una conquista definitiva della nostra società. È evidente che così non è e allora il PSI e la FGS della provincia di Cosenza, oltre ad esprimere solidarietà al bambino vittima dell’insensata violenza e vicinanza alla sua e a tutte le famiglie di immigrati presenti sul nostro territorio, condannano il gravissimo gesto di una persona, un giovane, che proprio dalla violenza scappava e che per questo riceveva protezione dallo Stato, ed intendono farlo non solo con una censura verbale, ma esprimendo la volontà di promuovere dibattiti, incontri, attività e seminari di approfondimento, anche con gli altri partiti e con le altre organizzazioni che sentano il bisogno di unirsi in questa battaglia civile, sui temi dell’immigrazione, della solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione.

A Cosenza c’è una strada, quella che costeggia l’ingresso autostradale, la porta della città, che si chiama “Via dell’Accoglienza”. Noi socialisti cosentini vogliamo che ogni strada della nostra città sia una via dell’Accoglienza.

Franz Caruso
Segretario Provinciale PSI – Cosenza
Circoli FGS – Federazione Giovani Socialisti della Provincia di Cosenza

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