lunedì, 18 Novembre, 2019

FUGA DALLA BREXIT

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Le sta provando tutte. Dalla chiusura del parlamento britannico fino alla proposta-ultimatum presentata mercoledì scorso per cercare di raggiungere un accordo condiviso per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Boris Johnson sembra muoversi sempre più a tentoni, senza nessuna strategia se non quella del tanto peggio tanto meglio. Dopo l’ultima bocciatura sulla Brexit il premier britannico Boris Johnson ha una settimana di tempo per presentare un piano che possa essere accolto con favore dall’Unione europea: in sua assenza, e stavolta sembra essere Bruxelles ad alzare la voce e a imporre un aut aut, al Regno Unito rimarranno due opzioni: o uscire dall’orbita europea senza un accordo, nel qual caso si concretizzerebbe il No-deal Brexit, oppure, come scrive Bloomberg, far fronte a “una nuova umiliante estensione” dell’Articolo 50, dunque, posticipare ancora il divorzio.

Tra l’altro, circolano anche alcuni rumor, secondo cui Bruxelles potrebbe finire con il bypassare Boris Johnson. La bocciatura sull’ultimo tentativo di accordo è stata affidata alle parole della portavoce di Palazzo Berlaymont, Natasha Bertaud, durante il consueto midday briefing con la stampa: “Ogni giorno conta. Siamo vicini alla fine del mese di ottobre e la discussione del Consiglio europeo deve essere preparata con buon anticipo – ha esordito a chi le chiedeva quale fosse la posizione della Commissione riguardo all’offerta arrivata da Londra – Stiamo analizzando il testo e siamo pronti a impegnarci in modo costruttivo su questo testo. Tuttavia ci sono molte domande a cui il Regno Unito deve rispondere“. Ora sembra che il premier britannico abbia intenzione di chiedere un rinvio della data di Brexit, oggi fissata al 31 ottobre, nel caso in cui entro il 19 di questo mese il governo non avrà trovato un accordo con l’Unione Europea. Nel documento il governo si impegna anche a non ostacolare in altre forme il rinvio, per esempio facendo pressione su uno degli altri stati membri per votare contro la richiesta di spostare Brexit (per approvare il rinvio ci vuole il voto unanime dei paesi membri dell’Unione Europea).

Il contenuto del documento è stato ripreso da diversi giornali britannici perché contraddice ciò che aveva detto finora Johnson, cioè che Brexit sarebbe avvenuta certamente il 31 ottobre, con o senza accordo. In teoria Johnson è obbligato a chiedere un rinvio, perché così stabilisce una legge approvata dal Parlamento britannico a inizio settembre, legge che Johnson aveva fatto capire in più occasioni di non voler rispettare.
Il procedimento nel quale è stato letto il documento in questione è in corso di fronte alla Court of Session, il supremo tribunale civile scozzese. L’azione legale era stata iniziata tra gli altri dalla parlamentare del Partito Nazionale Scozzese Joanna Cherry, per chiedere al tribunale di obbligare Johnson a chiedere il rinvio di Brexit nel caso in cui non fosse stato trovato un accordo entro i termini previsti dalla legge, quindi per evitare lo scenario del “no deal”.
Il governo per ora si è rifiutato di commentare il caso in corso alla Court of Session, ma ha ribadito che il Regno Unito lascerà ad ogni costo l’Unione Europea il 31 ottobre.

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