martedì, 24 Novembre, 2020

FULMINE SUL BAGNATO

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Un fulmine in piena emergenza sanitaria e nel cuore dell’Europa. Il fulmine nero è su un cartello accanto al fulmine simbolo di Ogolnopolski Strajk Kobiet (lo ‘Sciopero nazionale delle Donne’). In piena pandemia la destra conservatrice prova a portare via un baluardo dei diritti delle donne. Varsavia tira indietro le lancette con la sentenza del Tribunale Costituzionale polacco che giovedì scorso, su istanza di un gruppo di deputati conservatori, ha dichiarato incostituzionale l’aborto e lo ha vietato anche in caso di grave malformazione del feto, rendendo ancora più restrittiva una legge tra le più rigide d’Europa. L’interruzione di gravidanza ora è consentita solo resta in caso di pericolo per la vita e la salute della madre e nel caso di stupro e incesto.
Da giorni le donne nel paese stanno protestando contro questa deriva autoritaria, trovando l’opposizione del premier polacco Mateusz Morawieck che ha chiesto l’intervento dei militari.
“Non ci fate paura con l’esercito per le strade: se serve, il lockdown lo faremo noi”. Marta Lempart, dell’organizzazione femminile “Lo sciopero delle donne”, risponde così al premier polacco, che ha chiesto l’aiuto dei militari per fronteggiare le proteste in corso in Polonia contro le forti restrizioni sull’aborto.
Dalla parte delle donne è intervenuta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sostenendo che “nella Ue sui diritti delle donne non si arretra”.
A Varsavia, la folla ha marciato dalla sede di Ordo Iuris, gruppo conservatore che ha fatto pressione per il divieto totale del diritto d’interrompere le gravidanze, fino al palazzo del Parlamento, circondato da agenti di polizia antisommossa. La rabbia popolare per la decisione è rivolta contro la Chiesa cattolica romana e contro Jaroslaw Kaczynski, leader del partito Diritto e Giustizia al potere e politico più potente del Paese. Intanto Kinga Duda, figlia del presidente Andrzej Duda, che ha detto di appoggiare la sentenza, si è schierata invece contro il divieto dicendo di non poterlo accettare.
Ma il sostegno è trasversale ed è questa la vera novità: l’appoggio arriva da gruppi sociali tradizionalmente conservatori, cattolici, filogovernativi, schierati anch’essi con il movimento, addirittura sfilando con le bandiere col lampo rosso, simbolo di quella che ormai le donne e molti polacchi chiamano “rivoluzione”.
Anche Donald Tusk, ex premier, ex presidente del Consiglio europeo, attuale presidente del Partito popolare europeo e fondatore del partito conservatore polacco Po, ha trovato inaccettabile la sentenza contro le donne. Tusk, che di tutta l’opposizione è il punto di riferimento, ha scritto su Twitter: “Gettare il tema dell’aborto e lasciare che la decisione venga presa da uno pseudo tribunale nel mezzo di una furiosa pandemia è qualcosa di più del cinismo. È una vigliaccata politica”.

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