venerdì, 22 Novembre, 2019

FUTURO INCERTO

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Il futuro dell’Iva è sempre più incerto. E Il segretario del Psi, Enzo Maraio lancia l’allarme dopo l’approvazione del Dl imprese che rimette in discussione lo scudo sull’immunità per i vertici. “Rimettere in discussione lo scudo dell’immunità nei confronti di Ancelor Mittal – ha detto Maraio – rischia di provocare un naturale allontanamento degli investimenti in Italia, fornendo un alibi ai vertici dell’Ilva del quale noi stessi ne saremmo responsabili. E’ un errore. Ci costerebbe – ha proseguito Maraio – centinaia di posti di lavoro persi”. “Il governo deve difendere i propri lavoratori, non metterli a rischio. Siamo preoccupati per il futuro di un intero settore decisivo per il mezzogiorno d’Italia e per il Paese intero. E siamo preoccupati soprattutto per il destino di ogni singolo lavoratore” ha concluso Maraio.

Insomma con il voto di ieri durante l’approvazione del Dl Imprese, è passata la linea dura di 17 senatori M5s che hanno bloccato per il momento l’immunità penale per i gestori dell’ex Ilva di Taranto. L’emendamento a prima firma di Barbara Lezzi è stato approvato dalle commissioni Industria e Lavoro del Senato e quindi salta il nuovo scudo penale, ridotto e a tempo che sarebbe stato reintrodotto nel dl Salva Imprese. Così ArcelorMittal si ritroverà scoperta.

Il presidente e senatore del Psi Riccardo Nencini ha sottolineato come ‘la rinegoziazione degli accordi siglati e la cancellazione delle tutele legali rischiano di allontanare Ancelor Mittal da Ilva, offrendo un alibi pericoloso al gestore. Sono preoccupato per il destino di migliaia di lavoratori e perché un settore strategico come quello dell’acciaio potrebbe subire un’ulteriore ferita. I continui cambi di condizioni e di norme – ha cincliuso non attraggono gli investitori. Li fanno fuggire’- ha concluso Nencini.

Di Maio, nello scorso governo alla guida del dicastero dello sviluppo economico, aveva stracciato l’accordo faticosamente raggiunto da Calenda e rimesso tutto in discussione con la promessa di ottenere condizioni migliori per i lavoratori dell’acciaieria e soprattutto di salvare nella sua totalità il livello occupazionale dell’industria di Taranto. Ora, dopo poco più di un anno il futuro dell’Ilva è più difficile che mai. Con un accordo tra le forze di maggioranza, lo “scudo penale”, originariamente garantito ad ArcelorMittal è stato cancellato con un emendamento dal decreto salva imprese dopo che era stato abolito dal Governo Conte-1 e reinserito successivamente in uno degli ultimi provvedimenti dell’esecutivo giallo-verde, anche se con vincoli precisi al rispetto del Piano ambientale. Le commissioni Industria e Lavoro del Senato hanno approvato un ordine del giorno con cui il Governo si impegna a garantire la permanenza dell’attività produttiva, una progressiva decarbonizzazione dell’impianto (con lo stop alla produzione a caldo) e la salvaguardia dei posti di lavoro.

I sindacati dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno scritto al ministro dello Sviluppo economico,Stefano Patuanelli, chiedendo una “convocazione urgente” al Mise su Arcelor Mittal, “per una verifica degli impegni assunti tra le parti con l’accordo di settembre 2018”. “Le vicende di queste settimane – affermano -, riferite alle prospettive industriali e occupazionali del gruppo Arcelor Mittal Italia, destano grande preoccupazione” e “incertezze”.

La decisione di abrogare la norma che prevedeva “non una immunità penale ma una immunità limitata alla realizzazione del piano ambientale, e dunque a perimetro e a portata limitata”, è un “fatto grave” che aggiunge ulteriore incertezza al futuro di ArcelorMittal nel nostro paese: quello che si profila ora sarà “nella migliore delle ipotesi il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore il prologo ad un disimpegno a lasciare il nostro paese”, scrivono i leader di Fim Fiom e Uilm, Marco Bentivogli, Francesca Re David e Rocco Palombella.

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