domenica, 17 Gennaio, 2021

G20 ITALIA

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Il vertice dei leader del G20 nell’anno della pandemia si è svolto virtualmente dal 21 al 22 novembre presieduto da Sua Maestà il Re Salman bin Abdul Aziz Al-Saud dell’Arabia Saudita che ha avuto il turno di presidenza. Il vertice si è concentrato sulla protezione delle vite e sul ripristino della crescita poiché l’obiettivo principale consiste nelle vulnerabilità scoperte durante la pandemia per gettare le basi ad un futuro migliore. In questa occasione l’Arabia Saudita ha cercato di migliorare la propria immagine, offuscata dalle accuse di violazione dei diritti umani.
Infatti, pesa ancora l’assassinio di Jamal Khashoggi avvenuto il 2 ottobre 2018, nel consolato saudita a Istanbul, che ha offuscato la reputazione del regno e del principe ereditario Mohammed Bin Salman, accusato dalla Turchia e dai difensori dei diritti umani di essere coinvolto nell’omicidio di questo giornalista che era vicino al regime di Riyadh prima di diventare un critico. Gli attivisti e le famiglie degli attivisti incarcerati hanno lanciato importanti iniziative per evidenziare le violazioni dei diritti umani nel Regno. Tra di loro, i fratelli dell’attivista in prigione Loujain al-Hathloul, in sciopero della fame da più di 20 giorni. Amnesty International ha esortato i leader del G20 a chiedere a Riyadh di rilasciare tutti gli attivisti detenuti, una macchia all’immagine del Regno.
L’emancipazione delle donne è un altro punto importante nell’agenda del G20.
La crisi innescata dalla pandemia di coronavirus, la distribuzione dei vaccini anche ai Paesi poveri, la recessione globale e come gestire la ripresa una volta che il Covid-19 sarà sotto controllo, sono i temi al centro del vertice del G20 a presidenza saudita. Li ha elencati lo stesso re Salman nel suo discorso di apertura con la voce affaticata.
Il monarca è apparso al fianco del figlio, il contestato principe ereditario, Mohammed bin Salman, mentre sul resto dello schermo comparivano i volti degli altri leader globali, fra i quali il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’Italia prenderà la presidenza di turno del G20 fra 10 giorni esatti.
Il presidente Conte ha anticipato: “La presidenza italiana promuoverà uno sforzo coordinato per superare la crisi economica, con particolare riguardo ai Paesi più vulnerabili. Negli ultimi mesi, la comunità internazionale ha affrontato una pandemia senza precedenti nel secolo scorso, con impatti socio-economici e sanitari sbalorditivi. Il bilancio delle vittime è salito a oltre un milione e il Fmi ha previsto che 90 milioni di persone in più cadranno in povertà entro la fine del 2020. La recrudescenza della pandemia in molte regioni richiede, ancora una volta, decisioni difficili da parte dei governi e importanti sacrifici da parte dei loro cittadini”.
Al centro della prima giornata si è discusso soprattutto dei vaccini e della solidarietà necessaria perché siano disponibili anche per i Paesi che non hanno i mezzi per acquistarli. 
Il summit, organizzato a Riyadh per la prima volta on-line, in un formato che certo non facilita la diplomazia informale né i negoziati dell’ultimo minuto, il G20 sta cercando di dare qualche risposta al cataclisma economico e sanitario provocato dal Covid-19, che ha contagiato quasi 58 milioni di persone e ne ha uccise più di 1,3 milioni in tutto il mondo secondo i dati ufficiali.     
La fugace apparizione di un Donald Trump, ormai alla fine del suo mandato di presidente Usa, ha aggiunto colore alla riunione. Con cordialità insolita per chi non ha mai apprezzato i vertici né le relazioni multilaterali, Trump ha detto ai suoi colleghi, secondo le indiscrezioni trapelate sulla stampa, che intende lavorare con loro ancora per molto tempo. 
Sul tavolo dei leader quindi, innanzitutto gli acquisti e la distribuzione globale dei vaccini, dei farmaci e dei test anche per i Paesi a basso reddito che non possono permettersi queste spese da soli. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres  ha annunciato che richiederà più contributi per la piattaforma Covax, attraverso la quale i Paesi a reddito medio e alto possono finanziare i più poveri in modo che ricevano anche loro i vaccini; ma lo strumento necessita ancora di 28 miliardi di dollari in più, 4 miliardi entro la fine dell’anno. Guterres ha affermato: “Questi fondi sono fondamentali per l’industrializzazione, il trasporto e la fornitura di vaccini, in particolare ai Paesi più poveri”.  
Anche l’Unione Europea ha proposto al G20 uno sforzo maggiore per garantire che anche i Paesi poveri abbiano accesso alle vaccinazioni ed alle cure contro il Covid, così come lo ha fatto il presidente Emmanuel Macron, mentre la cancelliera Angela Merkel ha invitato tutti i Paesi del blocco a contribuire economicamente. Il presidente russo Vladimir Putin ha assicurato che Mosca è pronta a fornire ai Paesi più bisognosi i vaccini che sta sviluppando; così come lo ha fatto il leader cinese Xi Jiping.
La presidenza saudita ha ricordato il sostegno dei Paesi G20 al sistema sanitario, con 21 miliardi di dollari di sovvenzioni statali alle imprese e ai laboratori farmaceutici per arrivare al più presto a un vaccino; e il ministro delle Finanze Mohammed al-Jadaan ha sottolineato: “Il vertice cercherà di rafforzare la cooperazione internazionale per sostenere la ripresa economica globale”.
I leader del G20 dovranno affrontare anche il problema delle possibili insolvenze del credito nei Paesi in via di sviluppo.
Il Fondo monetario internazionale, in un rapporto stilato in vista del vertice, ha fatto notare: “La ripresa non è uniforme ed è probabile che la pandemia lasci profonde ferite”.
Guterres ha fatto anche notare: “Particolarmente preoccupante è la situazione dei Paesi poveri e altamente indebitati del mondo. Molti di questi sono sull’orlo della rovina finanziaria e registrano una escalation di povertà, fame e sofferenze indicibili”.
Il G20 sosterrà un piano per estendere una moratoria sul debito per i Paesi in via di sviluppo di sei mesi fino a metà 2021, con la possibilità di un’ulteriore estensione.
Oltre alla pandemia, anche il cambiamento climatico è stato tra le questioni principali del G20. Il cambio di leadership negli Stati Uniti fa pensare che ci sarà uno sforzo più concertato tra le potenze per combattere il riscaldamento globale. Seguendo l’esempio dell’Ue, già la metà dei membri del G20, inclusi Giappone, Cina, Corea del Sud e Sud Africa, prevede di essere a impatto zero entro il 2050 o subito dopo.
Sul fronte economico, i big del G20 hanno reso noto di aver contribuito con oltre 21 miliardi di dollari alla lotta alla pandemia e di aver iniettato nell’economia 11.000 miliardi di dollari complessivi per contrastare la recessione globale. La vera sfida è però la cancellazione del debito delle economie già in difficoltà alle quali il coronavirus rischia di dare il colpo finale.
Il club delle nazioni più ricche del mondo ha sottolineato l’importanza di sostenere, oggi ancor più di prima, un sistema multilaterale di commercio e investimenti “libero, equo, inclusivo, non discriminatorio, trasparente, prevedibile e stabile” nonché di “mantenere i mercati aperti”.
Conte, nel suo messaggio quasi da investitura per la presidenza italiana, ha detto: “Costruire un futuro migliore è possibile solo se lavoriamo insieme, uniti in una comunità globale d’intenti forgiata su uno spirito di cooperazione e solidarietà. Se c’è una lezione che abbiamo imparato molto chiaramente negli ultimi mesi è che nessun Paese può vincere da solo le sfide globali. Questa pandemia ha messo a nudo qualsiasi velleità di poter riuscire da soli. Nel mondo di oggi, così interconnesso e interdipendente, il multilateralismo non è una delle tante opzioni a disposizione: è l’unica scelta sostenibile. Sono sicuro di poter contare sul sostegno di tutti voi. Senza rispetto per l’ambiente non ci potrà essere prosperità”. Su questo hanno concordato tutti, seppur con qualche reticenza del presidente americano uscente, Donald Trump.
Conte ha promesso: “Vogliamo promuovere una ripresa sostenibile, inclusiva e resiliente. La nostra intenzione è mettere in atto tutte le misure necessarie per una ricostruzione quanto più solida ed efficace, promuovendo una società più equa, un pianeta più pulito e sano e un ambiente economico più prospero, per noi e per i nostri figli”. Poi, Conte che ribadito il ruolo dell’Italia nella COP26 del prossimo anno, organizzata in partnership con il Regno Unito e l’impegno crescente per la tutela del nostro pianeta.
Il prossimo Vertice del G20 a guida italiana, si svolgerà in Italia il 30 e 31 ottobre del 2021. 
Il presidente del Consiglio, Conte ha proseguito: “L’Italia ospiterà un evento innovativo, dando modo ai giovani di tutto il mondo di scambiare idee, punti di vista e anche spunti critici, spero in uno spirito costruttivo, con i negoziatori e i ministri presenti agli appuntamenti che precedono la COP. La presidenza italiana concentrerà la propria attenzione sul nesso tra clima e energia, e su come realizzare una rapida transizione verso un futuro libero dal carbonio. Non vi sono alternative alla necessità urgente di ridurre le emissioni. Ciò va messo al centro di tutti i nostri sforzi per la lotta al cambiamento climatico. Il G20 ha bisogno di mostrare al mondo la leadership nel far diventare tutto ciò una realtà. Sviluppo sostenibile e climate change sono questioni strettamente connesse tra di loro”.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo al G20, a quanto si apprende, ha richiamato la necessità di non ragionare a compartimenti stagni, ma di continuare a costruire una riflessione condivisa, in seno a tutta la comunità internazionale, per promuovere un’azione coordinata ed efficace che orienti la costruzione di un futuro sostenibile.
Conte ha anche aggiunto: “Quanto al clima, la stabilità rappresenta un bene pubblico comune a livello globale. Vogliamo promuovere una ripresa sostenibile, inclusiva e resiliente. La nostra intenzione è mettere in atto tutte le misure necessarie per una ricostruzione quanto più solida ed efficace, promuovendo una società più equa, un pianeta più pulito e sano e un ambiente economico più prospero, per noi e per i nostri figli. Abbiamo molto chiara l’esigenza di ricostruire la fiducia tra le generazioni. Per questo motivo, abbiamo deciso di incentrare il nostro programma di lavoro su tre pilastri: Persone, Pianeta e Prosperità. Per sviluppare un mondo più sicuro e sostenibile dobbiamo innanzitutto ristabilire l’equilibrio tra le persone e la natura. Su questa base potremo sostenere la ripresa economica, anche promuovendo l’empowerment femminile; affrontare la povertà e le disuguaglianze, vecchie e nuove, per non lasciare nessuno indietro; favorire la transizione energetica e combattere i cambiamenti climatici; sfruttare le immense opportunità offerte dalla digitalizzazione; rafforzare il sistema commerciale globale secondo i principi di trasparenza, non discriminazione, inclusività, in modo da perseguire un approccio multilaterale realmente efficace”.
Conte ha concluso: “La presidenza italiana del G20 si impegnerà per l’accesso universale ed equo ai vaccini e al rafforzamento dei sistemi sanitari. Tutti questi temi verranno sviluppati anche in sinergia con il Global Health Summit che l’Italia ospiterà il prossimo anno in collaborazione con la Commissione Europea e che coinvolgerà tutti voi Leader partecipi del G20 insieme alla società civile”.
In concomitanza del G20, Papa Francesco ha lanciato il “Patto di Assisi” per affrontare il post coronavirus e la crisi economica strutturale che non ha atteso la pandemia per manifestarsi. Bergoglio lo ha fatto rivolgendosi con un videomessaggio ai circa duemila giovani che, sempre con collegamenti a distanza, in questi tre giorni si sono confrontati attraverso l’evento “The Economy of Francesco”, vero e proprio raduno mondiale di quella che, nelle intenzioni degli organizzatori, è il vero e proprio momento di nascita di un nuovo movimento generazionale e mondiale.
Il Pontefice ha spiegato: “La gravità della situazione attuale, che la pandemia del Covid ha fatto risaltare ancora di più, esige una responsabile presa di coscienza di tutti gli attori sociali, di tutti noi, tra i quali voi avete un ruolo primario: le conseguenze delle nostre azioni e decisioni vi toccheranno in prima persona, pertanto non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il vostro futuro, ma il vostro presente. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra”.
Secondo Papa Francesco: “Al centro della nuova stagione economica, devono esserci i poveri. È tempo che diventino protagonisti della loro vita come dell’intero tessuto sociale. Non pensiamo per loro, pensiamo con loro. Ricordatevi l’eredità dell’illuminismo, delle èlites illuminate. Tutto per il popolo, niente con il popolo. E questo non va. Non pensiamo per loro, pensiamo con loro. E da loro impariamo a far avanzare modelli economici che andranno a vantaggio di tutti. Infatti è tempo, cari giovani economisti, imprenditori, lavoratori e dirigenti d’azienda, è tempo di osare il rischio di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi (e tra questi anche sorella terra), cessino di essere, nel migliore dei casi, una presenza meramente nominale, tecnica o funzionale per diventare protagonisti della loro vita come dell’intero tessuto sociale. E’ tempo anche di nuovi uomini per nuovi approcci. Se è urgente trovare risposte, è indispensabile far crescere e sostenere gruppi dirigenti capaci di elaborare cultura, avviare processi, non dimenticatevi questa parola: avviare processi, tracciare percorsi, allargare orizzonti, creare appartenenze. Ma anche la Chiesa, di fronte alle nuove sfide, rinuncia alle sue formule più consolidate, almeno nei decenni più recenti. Ci vuole qualcosa di nuovo, un radicale ripensamento delle strutture culturale e non dell’economia. No, non siamo costretti a continuare ad ammettere e tollerare in silenzio nei nostri comportamenti che alcuni si sentano più umani di altri, come se fossero nati con maggiori diritti o privilegi per il godimento garantito di determinati beni o servizi essenziali. Sia però ben chiaro: non basta neppure puntare sulla ricerca di palliativi nel terzo settore o in modelli filantropici. Benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare. Infatti, non si tratta solo o esclusivamente di sovvenire alle necessità più essenziali dei nostri fratelli. Occorre accettare strutturalmente che i poveri hanno la dignità sufficiente per sedersi ai nostri incontri, partecipare alle nostre discussioni e portare il pane alle loro case. E questo è molto più che assistenzialismo: stiamo parlando di una conversione e trasformazione delle nostre priorità e del posto dell’altro nelle nostre politiche e nell’ordine sociale”.

I propositi del G20 e le esortazioni di Papa Bergoglio sembrerebbero rivolte al bene dell’umanità. Dopo tanti buoni propositi, parleranno i fatti, senza dimenticare che è tempo di grandi cambiamenti sociali, ma è anche tempo che si riprenda il dialogo storico tra socialisti e cattolici.

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