mercoledì, 20 Novembre, 2019

Garanzia giovani, convezione tra Anpal, Inps e Regioni

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Garanzia giovani
CONVENZIONE TRA ANPAL, INPS E REGIONI
Con la circolare n. 125 del 20 settembre 2019 l’Inps ha dato notizia dell’avvenuta stipula della Convenzione concordata con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le Regioni per l’erogazione dell’indennità di tirocinio prevista nell’ambito del Piano italiano di attuazione della c.d. Garanzia Giovani”, in base alla quale l’Istituto ha provveduto a corrispondere, per conto delle Regioni, le indennità di tirocinio, scaduta il 30 novembre 2018.
Qualora le Regioni firmatarie della convenzione terminata non intendessero sottoscrivere il nuovo protocollo di cui trattasi, le Direzioni regionali dell’Inps potranno validare le richieste di tirocinio entro il limite massimo spendibile indicato nella convenzione scaduta e oggetto di successive rimodulazioni. Infatti, alcune Regioni hanno rimodulato gli importi massimi spendibili riportati nella convenzione conclusa e per tali Regioni l’Anpsl ha chiesto la proroga della precedente convenzione.
Inoltre, l’istituto ha precisato che essendo cessata la validità della previgente convenzione, sono venuti meno i presupposti per considerare la gratuità del servizio reso dall’Inps. Pertanto, per i pagamenti delle indennità trasmessi dalla data del 28 febbraio 2019 sarà calcolato il rimborso degli oneri sostenuti.
Adempimenti delle parti
L’Inps, nella fattispecie, assume il ruolo di ente erogatore dell’indennità di tirocinio per conto della Regione sulla base di tutte le informazioni corrette e complete. In caso di non corrispondenza dei dati trasmessi dalla Regione con quelli presenti negli archivi dell’Istituto, le Direzioni regionali dell’Ente di previdenza, comunicheranno con cadenza mensile alla Regione medesima, tramite appositi file, le indicazioni del dato errato.
Attraverso l’apposita funzione “Monitoraggio domande”, la Regione potrà autonomamente verificare lo stato delle istanze e ritrasmettere nuovamente le richieste corrette.
Nell’ipotesi in cui il beneficiario sia percettore di un ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria, l’Inps verifica l’importo mensile dello stesso, adottando il criterio di competenza. Se tale importo è superiore a quello dell’indennità di tirocinio, viene corrisposto l’ammortizzatore sociale; in caso contrario, e solo laddove il maggior importo dell’indennità superi i dieci euro, viene erogato l’ammortizzatore e la maggiore somma a titolo di indennità di tirocinio.
Inoltre, le Direzioni regionali dovranno inviare mensilmente le attestazioni di pagamento, estraibili dalla procedura “Richieste di pagamento indennità/sussidi pervenute via web dalle regioni e provincie autonome” alla Regione e all’Anpal, al fine di permettere di avviare le procedure di controllo e rendicontazione della spesa agli appositi organi competenti, come prefigurato dall’articolo 6 dello di schema convenzione.
Regime fiscale
Le indennità di tirocinio sono assimilate, ai fini fiscali, ai redditi da lavoro dipendente (ai sensi dell’articolo 50 del T.U.I.R.). L’indennità ulteriore, attribuita per i tirocini in mobilità territoriale, è considerata come aggiuntiva/integrativa a quella “ordinaria” e, pertanto, rientra anch’essa nel novero dei redditi sottoposti a imposizione ai sensi dell’articolo 50 del T.U.I.R. e successive modificazioni ed integrazioni. Nell’ipotesi di pagamenti di arretrati si applica il regime della tassazione separata nei casi in cui il provvedimento amministrativo di individuazione degli aventi diritto, coincidente con la richiesta di pagamento inoltrata all’Istituto, è emanato nell’anno successivo a quello dei periodi indennizzati.

Naspi
PROROGA VERSAMENTO MAGGIORAZIONE CONTRIBUTO ADDIZIONALE
Con la circolare Inps del 6 settembre c.a. n. 121, l’Istituto, ha fornito le istruzioni operative relative alle modalità espositive dei lavoratori per i quali i datori di lavoro siano tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale Naspi, nei casi di rinnovo del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato.
Successivamente, sempre al riguardo, con il messaggio del 24 settembre scorso, n. 3447, l’Ente di previdenza ha informato che il termine di esposizione di tale contribuzione, nel periodo compreso tra il 14 luglio 2018 e agosto 2019, è stato prorogato al mese di ottobre 2019.
Di conseguenza, pertanto, i datori di lavoro, nel flusso di competenza settembre o ottobre 2019, dovranno provvedere a esporre per ogni singolo lavoratore i valori complessivi relativi a ognuno dei rinnovi intervenuti nel periodo indicato.

Morto operaio nella FCA di Cassino
INAIL: MENO MORTI SUL LAVORO MA PIU’ MALATTIE PROFESSIONALI
Con l’ultimo, tragico episodio dell’agghiacciante morte del giovane operaio alla Fca di Cassino continua la scia di incidenti mortali, determinati spesso dalle condizioni di lavoro. Secondo le organizzazioni sindacali, serve con urgenza un confronto sul tema degli investimenti, della formazione e della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma è necessaria anche un’iniziativa del governo per accrescere la prevenzione e i controlli con i servizi ispettivi, ormai sempre più in carenza anche di personale,
Proprio su questa delicata questione l’Inail fa comunque sapere che complessivamente calano le denunce di infortunio sul lavoro, ma aumentano quelle relative alle malattie professionali. Le denunce di infortunio presentate all’Inail entro lo scorso mese di agosto sono state 416.894, 1.641 in meno rispetto alle 418.535 dei primi otto mesi del 2018 (-0,4%). I dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento dei casi avvenuti ‘in occasione di lavoro’, passati da 357.737 a 353.316 (-1,2%), e un incremento del 4,6%, da 60.798 a 63.578, di quelli ‘in itinere’, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro.
Ad agosto 2019 il numero degli infortuni denunciati è diminuito dello 0,8% nella gestione industria e servizi (dai 331.048 casi del 2018 ai 328.546 del 2019), mentre è rimasto stabile in agricoltura (da 21.621 a 21.627) ed è aumentato dell’1,3% nel conto Stato (da 65.866 a 66.721).
A livello territoriale l’analisi evidenza una flessione delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord.Ovest (-0,5%), nel Nord.Est (-0,7%), al Sud (-1,0%), e nelle isole (-0,2%). In controtendenza il Centro, che presenta un’ascesa pari allo 0,7%. Tra le regioni che hanno fatto registrare i ridimensionamenti percentuali maggiori spiccano il Molise (-7,2%) e il Friuli Venezia Giulia (-2,6%), mentre le crescite più consistenti sono quelle di Sardegna (+2,7%) e Umbria (+1,6%). Il lieve calo che affiora dal raffronto dei primi otto mesi del 2018 e del 2019 è legato esclusivamente alla componente maschile, che fa rilevare un -0,7% (da 270.751 a 268.973 denunce), a differenza di quella femminile, in progresso dello 0,1% (da 147.784 a 147.921).
Per i lavoratori extracomunitari si rileva un salto degli infortuni denunciati del 3,6% (da 51.763 a 53.652), mentre le denunce dei lavoratori italiani sono in discesa dello 0,9% (da 350.228 a 346.961) e quelle dei comunitari dell’1,6% (da 16.543 a 16.280).
Dall’analisi per classi di età emergono aumenti tra gli under 30 (+2,3%) e tra i 55 e 69 anni (+2,4%). In diminuzione del 2,6%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-54 anni, nella quale rientra oltre la metà dei casi registrati.
Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di agosto sono state 685, 28 in meno a fronte delle 713 dei primi otto mesi del 2018 (-3,9%). Con la rilevazione dei dati al 31 agosto si riscontra, pertanto, un’inversione di tendenza in confronto al trend in ascesa che aveva caratterizzato i primi sette mesi del 2019 rispetto all’analogo periodo del 2018. La spiegazione di questo calo è legata soprattutto agli “incidenti plurimi”, con cui si indicano gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori. Tra gennaio e agosto di quest’anno sono stati 15, prevalentemente su strada, per un totale di 30 vittime. Nei 15 incidenti plurimi avvenuti nei primi otto mesi dello scorso anno, invece, le morti sul lavoro sono state 61, oltre la metà delle quali avvenute proprio in agosto, un mese funestato dai due incidenti stradali avvenuti in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e dal crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 casi mortali denunciati all’Inail.
A livello nazionale, i dati rilevati al 31 agosto di ciascun anno evidenziano 23 denunce in meno per i casi mortali occorsi ‘in itinere’ (da 215 a 192) e cinque in meno per quelli avvenuti ‘in occasione di lavoro’ (da 498 a 493). Il ridimensionamento, a livello gestionale, attiene unicamente l’industria e i servizi, con 29 casi in meno (da 617 a 588). Nel conto Stato, invece, le denunce sono state 10 in entrambi i periodi, mentre in Agricoltura è stato denunciato un caso mortale in più (da 86 a 87).
Dall’analisi territoriale si osserva una flessione delle denunce di infortuni con esito mortale soltanto nel Nord-Ovest (da 195 a 174) e nel Nord-Est (da 182 a 159). In controtendenza il Centro (da 129 a 141), e le Isole (da 56 a 60). Stabile il Sud, con 151 casi in entrambi i periodi. A livello regionale spiccano le diminuzioni rilevate in Veneto (-21 casi mortali denunciati) e in Liguria (-20) e gli sbalzi nel Lazio (+18) e nella provincia autonoma di Bolzano (+10).
L’analisi di genere, nel confronto tra i primi otto mesi del 2019 e del 2018, mostra un andamento decrescente per ambedue i sessi: 16 casi mortali in meno per gli uomini (da 643 a 627) e 12 in meno per le donne (da 70 a 58).
In discesa le denunce di infortunio con esito mortale per i lavoratori italiani (da 589 a 559) ed extracomunitari (da 88 a 82), mentre tra i comunitari si registrano otto casi in più (da 36 a 44). L’analisi per classi di età mostra decrementi tra gli under 20 (-5 decessi), nella fascia 25-44 anni (-20) e in quella 55-69 anni (-49), a fronte di due morti in più per i lavoratori tra i 20-24 anni e di 46 in più per quelli tra i 45 e i 54 anni.
Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi otto mesi di quest’anno sono state 41.032, 813 in più rispetto al medesimo lasso di tempo del 2018 (+2,0%). Le patologie denunciate sono cresciute solo nella gestione industria e servizi, da 31.628 a 32.742 (+3,5%), mentre sono calate in agricoltura, da 8.122 a 7.863 (-3,2%), e nel conto Stato, da 469 a 427 (-9,0%).
A livello territoriale, l’incremento ha riguardato il Nord-Est (+0,4%), il Centro (+2,4%), il Sud (+2,8%) e le Isole (+8,3%). Il Nord-Ovest, invece, si distingue per un ridimensionamento del 2,9%. In ottica di genere le denunce di malattia professionale sono state 392 in più per le lavoratrici, da 10.767 a 11.159 (+3,6%), e 421 in più per i lavoratori, da 29.452 a 29.873 (+1,4%). In salita sia le denunce dei lavoratori italiani, che sono passate da 37.654 a 38.209 (+1,5%), sia quelle dei comunitari, da 839 a 946 (+12,8%), ed extracomunitari, da 1.726 a 1.877 (+8,7%). Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (25.277 casi), del sistema nervoso (4.413, con una prevalenza della sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (2.880) continuano a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate, seguite da quelle del sistema respiratorio (1.799) e dai tumori (1.607). Circa 300 le denunce di malattie di origine professionale legate a disturbi psichici e comportamentali e di quelle della cute e del tessuto sottocutaneo, mentre i cai di patologie del sistema circolatorio sono 168.

Carlo Pareto

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