venerdì, 6 Dicembre, 2019

Gender pay gap. Quota 100 penalizza le donne

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“La mancata valorizzazione del lavoro di maternità e cura, le dimissioni dopo il parto, rendono sostanzialmente impossibile il raggiungimento di quota 100 per le donne […] Le donne quindi arriverebbero alla mitologica quota 100 a 74,5 anni, per avere, inoltre, un trattamento previdenziale più contenuto a causa del gender pay gap che caratterizza tutta la loro vita lavorativa”.
Queste le parole della sindacalista Laura Pulcini, responsabile del Coordinamento Pari Opportunità e Politiche di Genere. Il governo, ha stanziato nella legge di bilancio dell’anno da poco iniziato, circa 4 miliardi di euro i quali dovrebbero essere erogati agli aventi diritto a partire dal primo aprile prossimo. Dunque a partire dal primo gennaio 2020 tale spesa sarà pari a 5,3 miliardi e se queste pensioni risulteranno pari al 70% dello stipendio, vuol dire che questo importo sostituirà un ammontare di stipendi di 7,6 miliardi. Molti numeri e poca sostanza fin qui. Ma non è tutto.
A conti fatti questo è il totale di stipendi sul quale in ognuno degli anni trascorsi al lavoro è stato calcolato il Tfr, cioè la liquidazione che compete per un dodicesimo all’anno, ma, va sottolineato, il Tfr essendo salario differito è in qualche modo di appartenenza del lavoratore ed in virtù di questo, ha tutto il diritto di riscuoterlo nel momento del pensionamento.
Ora, la liquidazione che tutti gli italiani hanno riscosso negli oltre sessanta anni passati è sempre stata pagata con qualche mese di ritardo spesso maldestramente spiegato come fatto tecnico dovuto alla complessità dei calcoli. Se si considera lo stock dei titolari di pensione, su 9,3 milioni di assegni della gestione previdenziale, 5,2 milioni sono destinate a uomini e 4,1 a donne. La prevalenza è senza dubbio ne scampo maschile.
Il diritto alla pensione anticipata alle lavoratrici è valido per coloro che entro il 31 dicembre 2018, hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età di almeno 58 anni per le lavoratrici dipendenti e almeno 59 anni per quelle autonome. Ma la parte della storia che rende ancor più seccante la faccenda, che altro non sembra che una presa in giro, è l’anno di nascita per accedere alle credenziali da loro impartite, che in giorni quasi alterni viene spostato di un anno, un mese, un altro anno, eccetera eccetera.
Chi accede ad opzione donna deve aver ben presente il fatto che l’assegno di pensione sarà ricalcolato ab ovo con il sistema contributivo, portando ad una penalizzazione anche fino al 40%. Rispetto alla pensione anticipata e a quella di vecchiaia, opzione donna consente un anticipo dei tempi di percezione dell’assegno superiore anche a otto anni. Incredibile!
Le donne però riescono a guadagnare il diritto alla pensione solo raggiungendo il limite di età previsto di 67 anni, molto difficilmente prima, proprio a causa di carriere contributive discontinue. Puntando il focus sulle pensioni di anzianità o anticipate, il testosterone arriva al 77,5%: su un totale di 3,36 milioni, gli assegni riservati alle donne sono meno di un milione. Nel Dl allo studio del Governo è contenuta anche la proroga dell’Ape sociale, l’anticipo pensionistico per vari casi sociali disagiati: per accedere a questo canale le lavoratrici madri possono beneficiare di un anno di sconto dei requisiti contributivi per ogni figlio (fino a un massimo di due anni). Per avere la certezza, bisogna attendere che il decreto diventi definitivo.
Tutte le lotte rivendicazioniste degli agli sessanta, e le grandi conquiste del decennio successivo sono state fatte per un’unica grande causa di libertà chiamata uguaglianza. Solo per ricordare: era il 1902 e il governo moderato dei primi anni del secolo precedente promuoveva riforme a tutela della donna in quanto genere considerato lavorante e in particolare, facente parte di un insieme sociale. Si chiamava legge Carcano.
Non sarà giunto il momento di tutelare un genere troppo a lungo adombrato dall’indifferenza generale dello stato? E non sarà il caso di agire con un governo del cambiamento che sia tale anche di fatto oltre che nome? Le donne, come sempre, pazientemente, continuano ad attendere per qualcosa che spetta loro di diritto ma quanto durerà tanta solerzia?

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