domenica, 28 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Gennaio: un mese diviso fra ricorrenze diverse

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Per la storia del Socialismo italiano, Gennaio è un mese di grandi anniversari politici.

Nel secolo scorso, in questo stesso mese nacquero due partiti; l’uno riferimento dei comunisti, l’altro dei socialdemocratici. Entrambi figli di storiche scissioni dal Partito Socialista Italiano.

 

L’11 gennaio del ‘47 nacque a Roma il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, erede del Partito Socialista Unitario e di tutti i riformisti turatiani, ed embrione del futuro Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Ma come dicevo, il mese di Gennaio è anche l’anniversario di un altro partito, il Partito Comunista d’Italia; fondato a Livorno, il 21 gennaio del 1921, come sezione italiana dell’Internazionale Comunista(COMINTERN). Nel dopoguerra prenderà la ben più nota denominazione di Partito Comunista Italiano (PCI).

 

Insomma, il destino ha voluto che nello stesso mese ricorra l’anniversario di due opposte visioni del mondo. Chi credette in Italia di edificare il socialismo con la violenza e con il sostegno di regimi politici comunisti, e di chi pensava di affermare i valori sociali conciliandoli con le libertà individuali proprie delle democrazie occidentali.

 

Questa divisione in seno al Socialismo italiano era già presente prima di queste due fatidiche date. Ma sicuramente nel gennaio del ‘21 e in quello del ‘47 si costituirono due partiti che segnarono la storia di tutta la prima repubblica. Il primo costituendo la maggior forza d’opposizione del paese(il PCI era il maggior Partito Comunista d’Occidente); il secondo, seppur di minor dimensione elettorale, sarà invece elemento fondante della giovane Repubblica Italiana, risultando organico a molti governi e regalando agli italiani il primo Presidente di cultura laica e riformista della storia repubblicana: Giuseppe Saragat.

 

Purtroppo, nonostante le ragioni storiche del riformismo umanista del PSDI, la maggioranza della sinistra italiana è sempre stata appannaggio dell’ideologia massimalista; un pensiero presente anche fra le fila del PSI, il quale nell’immediato dopoguerra lo vedrà affiancato al PCI, nella scellerata scelta di presentarsi col cartello elettorale comune denominato Fronte Democratico Popolare.

Per ritrovare le ragioni storiche del “millerandismo” occorrerà aspettare i fatti di Ungheria del ‘56; la prepotenza sovietica infatti risveglierà un moto di indignazione molto forte fra i compagni del PSI, avvicinando quest’ultimi ai fratelli scissionisti di Palazzo Barberini (Socialdemocratici).

 

Questo avvicinamento fra socialisti e socialdemocratici darà vita, dagli anni ‘60 in poi, all’attuazione di riforme storiche per il paese: l’istituzione della scuola media unificata, la nazionalizzazione delle industrie elettriche con l’ istituzione dell’ENEL, la creazione della cedolare d’acconto e lo Statuto dei Lavoratori.

 

Questo sodalizio fra forze riformiste (PSI e PSDI) continuerà per tutta la prima repubblica, fino a raggiungere negli anni ‘80, con gli esecutivi Craxi, risultati politici inimmaginabili, facendo figurare l’Italia fra le maggiori potenze economiche del pianeta.

 

Dall’altra parte, il maggior freno al riformismo italiano fu costituito proprio dalla rimanente sinistra comunista. L’ala maggioritaria infatti farà di tutto per ostacolare i governi di centro-sinistra e le grandi stagioni delle riforme. Basti pensare come il PCI nel ‘70 si astenne persino dinanzi all’approvazione dello Statuto dei Lavoratori.

 

Per la storia della sinistra italiana, gennaio sembra essere davvero ben rappresentato dal Dio da cui trae origine l’etimo del mese. Come Giano Bifronte, infatti, due sinistre diverse, due popoli entrambi figli del Socialismo festeggiano. Ciascuno con il suo evento di riferimento. Ognuno con il suo “viso” rivolto verso il proprio orizzonte, verso il personale “avvenire”.

Purtroppo però la parte figlia del massimalismo rivoluzionario, esattamente come più di un secolo fa, rimane ferma sulle sue posizioni. Sembra non aver ancora fatto i conti con la propria storia, essendo divisa da un lato dalla nostalgia e dall’altro da un atteggiamento volto a minimizzare i crimini e gli errori del passato.

 

Forse arriverà il giorno in cui la profezia di Turati troverà pieno compimento, quando gli eredi del comunismo saranno costretti, a loro malgrado, a ripercorrere completamente la via del riformismo.

 

Ad oggi, benché molte volte si è sperato nel recupero della tanto agognata unità socialista, appare ancora lontano il giorno in cui non si celebrerà più il proprio piccolo anniversario di partito, ma si ricorderà solamente l’evento che riguarda i figli dell’unico vero Socialismo degno di essere ricordato; quello di quando a Genova, il 14 agosto del 1892, nacque il movimento di tutti noi: il Partito dei Lavoratori Italiani.

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Riguardo l'Autore

Luca Fiore

Nato a Torino, ma di origini romane. Socialista e umanista da sempre. Ufficiale Commissario del Corpo Militare della Croce Rossa. Orgogliosamente collaboratore e redattore de l' Avanti.

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