mercoledì, 20 Novembre, 2019

Dopo gli scontri di Genova. Maraio: “Salvini dia spiegazioni”

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Ieri, a Genova in piazza Corvetto, ci sono stati scontri tra la Polizia ed i manifestanti del presidio antifascista. Gli agenti, in assetto antisommossa, hanno caricato i partecipanti più volte di fronte e di lato. Due persone sono state fermate. Gli scontri sono partiti quando da una frangia di antagonisti, un gruppo diretto verso il cordone di polizia a presidio di piazza Marsala, dove c’è stato un evento di chiusura di campagna elettorale di Casa Pound, ha iniziato una sassaiola, lancio di bottiglie fumogeni e oggetti per forzare il blocco. All’aggressione ha risposto la polizia con lancio di lacrimogeni, per disperdere i manifestanti. Ad una seconda sassaiola, questa volta sul cordone di via Assarotti, sono partite diverse cariche della polizia verso la zona di via Serra e sotto i giardini dell’Acquasola.
Durante le cariche della polizia per disperdere i manifestanti sono stati sparati anche alcuni lacrimogeni ad altezza d’uomo in direzione della piazza, dove si trovavano anche le frange pacifiche del presidio.

Negli scontri è rimasto ferito un giornalista genovese di Repubblica e due carabinieri. Il cronista, Stefano Origone, che ha riportato ferite alle mani e al torace, ha dichiarato di essere un giornalista ma è stato colpito dagli agenti. E stato portato via in ambulanza. “A Genova – è il commento del segretario del Psi Enzo Maraio – i giornalisti vengono malmenati dalla polizia, massacrati di botte. Premesso che siamo consapevoli che gli agenti della Polizia di Stato, in determinate situazioni, svolgono un ruolo molto delicato e certo non facile ma esigiamo che il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ci dia spiegazioni e faccia al più presto luce su quanto accaduto”. “Certo  – prosegue Maraio – è che l’escalation è sempre più evidente e questo governo, in merito alla libertà di stampa, sta dando segnali preoccupanti, a partire dalla chiusura di Radio Radicale. Auspico che questi siano episodi isolati. Esprimo la mia personale solidarietà e quella della Psi al giornalista aggredito a Genova” conclude Maraio.

Al termine degli scontri, i manifestanti sono partiti in corteo per raggiungere la questura e chiedere il rilascio dei due antagonisti fermati.

Il questore di Genova, Vincenzo Ciarambino, fuori dalla sede della questura, in via Diaz, parlando con i giornalisi, ha detto: “E’ stata una giornata campale: la polizia come al solito ha consentito l’esercizio dei diritti della democrazia soprattutto in una fase di campagna elettorale. Avete visto tutti quello che è successo. Abbiamo dovuto sigillare l’area da stamattina. Prima che il comizio iniziasse ci è stato tirato di tutto addosso: da fumogeni a mazze, biglie, bastoni, pietre e quant’altro. Non abbiamo reagito. Abbiamo atteso con pazienza, poi abbiamo esercitato un’operazione di alleggerimento e con i reparti abbiamo aperto una manovra semicircolare per liberare la piazza e consentire la protezione di una manifestazione altrettanto pacifica della Cgil, dell’Anpi e delle associazioni davanti alla prefettura, una cui delegazione era salita dal prefetto per esporre le ragioni della loro presenza lì, consentendo un deflusso dei manifestanti un po’ più vigorosi”.

I manifestanti erano scesi in piazza per protestare contro il comizio di CasaPound. Gli antifascisti si sono riuniti in via Roma, davanti agli uffici della Prefettura, per dare un forte segnale di dissenso nei confronti dell’escalation dell’ultradestra in città. Nel comunicato dell’Ansa, è riportato che gli agenti hanno respinto con lacrimogeni gli antagonisti, isolando la piazza in cui si trovano gli esponenti delle tartarughe nere. I manifestanti, in risposta, hanno scagliato contro i poliziotti bastoni e pezzi di bottiglie. A pochi metri da piazza Corvetto, la polizia ha disperso gli antifascisti con alcune cariche.

Sono state almeno cinque le persone rimaste ferite negli scontri secondo l’informazione di Tgcom24. Tra questi ci sono anche due Carabinieri e anche Stefano Origone, giornalista di Repubblica. Secondo quanto riportato dal quotidiano ‘Repubblica’, un gruppo di agenti in tenuta antisommossa ha investito il cronista, colpendolo ripetutamente con i manganelli fino a quando non è caduto a terra. Il pestaggio è stato interrotto solo quando Origone ha urlato “Sono un giornalista” ed è stato riconosciuto da un ispettore della Questura. Secondo quanto emerso alle prime ricostruzioni, il cronista avrebbe due dita rotte, diverse contusioni ed ecchimosi su tutto il corpo, compresa la testa.
I presidi che, fin dall’alba di ieri, hanno blindato piazza Marsala, hanno riportato alla memoria dei genovesi la zona rossa del G8. Sono stati almeno 300 gli agenti, tutti in tenuta antisommossa, chiamati a sorvegliare il comizio. A pochi metri dai furgoni della polizia si è radunato un presidio composto da Cgil, Arci, Anpi e Comunità di San Benedetto. “Genova antifascista“, “Via i fascisti dalla città“, recitano striscioni esibiti dai manifestanti.
La situazione è precipitata intorno alle 18, quando in piazza Corvetto si erano radunate oltre 4mila persone e gli antagonisti hanno tentato di aprire un varco nei cordoni delle forze dell’ordine. Le prime cariche sono partite intorno alle 18.30. Il 118 ha soccorso diversi contusi, allontanandoli a bordo di ambulanze, e tre manifestanti sono stati portati in Questura. Nel frattempo, i militanti di Casa Pound che hanno partecipato al comizio (circa trenta persone) sono stati scortati dalle auto della polizia, verso Circonvallazione a Monte.

Sui fatti di ieri a Genova, dovremmo porci qualche domanda. Innanzitutto cosa ha provocato la reazione di manifestanti solitamente pacifisti e poi chi ha ordinato la carica ed il pestaggio degli antifascisti. Sembrerebbe che la Polizia fosse stata già preparata al pestaggio e non sappiamo chi ha dato l’ordine per la carica. Inoltre, perché lo Stato continua a tollerare movimenti politici come quello di Casa Pound che si ispirano palesemente ad ideologie fasciste e che fanno apologia del fascismo senza essere minimamente denunciati per le attività vietate dalle norme vigenti in materia. Per quanto accaduto, è doveroso porre qualche interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno.

Salvatore Rondello

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