martedì, 22 Gennaio, 2019

Genova. M. Ghini (Uil): “Dal governo poca competenza”

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Quello tra costruttori (del nuovo) e demolitori (del vecchio ponte di Genova) sembrava proprio un matrimonio che non s’aveva da fare, come avrebbe scritto il Manzoni, invece il commissario sindaco Marco Bucci c’è riuscito: «Ci siamo trovati tutti d’accordo per un contratto unico – ha annunciato poche ore fa – ma con due raggruppamenti differenti per i costruttori e i demolitori». Il contratto, che sarà firmato venerdì prossimo 18 gennaio, prevede due contraenti e separa le responsabilità dei costruttori da quelle dei demolitori.
Nel frattempo qualcosa si sta muovendo, nel senso che in via Porro  sono arrivati i macchinari che garantiranno la messe in sicurezza della pila 10 dell’ex Morandi, e tra qualche giorno dovrebbero iniziare anche altri lavori preparatori alla demolizione totale dei resti, così da poter iniziare la costruzione del nuovo viadotto.

Ma cosa sta succedendo a Genova? La città sta superando lo shock? L’economia e la politica stanno dando risposte adeguate? Saprà la città della Lanterna trovare la forza per risollevarsi? Ne abbiamo parlato con Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria.

Mario Ghini

Mario Ghini si è formato tra le fila della Uilm, la categoria che si occupa dei lavoratori metalmeccanici, in cui ha maturato una lunga esperienza. Dal 2008 al 2016 alla Uilm nazionale si è occupato di cantieristica, siderurgia, alluminio e parte della galassia Finmeccanica. Oggi, dopo aver regionalizzato la Uil in Liguria segue con passione le vicende di un territorio complicato da Ventimiglia a Sarzana.

Iniziamo con un giudizio sui lavori di demolizione. Si può essere ottimisti che procederanno spediti?
«Per ora tutti gli impegni sulla tempistica che il Commissario Bucci si è preso sono stati mantenuti e, conoscendo la persona, sono convinto che farà di tutto per procedere spediti».

Genova è ancora traumatizzata dal crollo del ponte?
«Il crollo del ponte Morandi, avvenuto ormai ben cinque mesi fa, ha segnato duramente la comunità socio-economica della Liguria. La tragedia rappresenta un vero e proprio spartiacque per un territorio già segnato dalle difficoltà».

Come superare questo momento?
«Un trauma, quello ligure,  che difficilmente si potrà superare con le semplicistiche ricette di un governo che ha rallentato la corsa alla ripresa, anche con la subitanea caccia al colpevole, al mostro da sbattere in prima pagina».

Prese di posizione inopportune e fatte nel momento sbagliato?
«Tutti atteggiamenti, quelli del governo, che non hanno giovato allo strappo da ricucire con una popolazione già sotto shock. Come sappiamo bene, una critica pretestuosa reiterata nel tempo, indebolisce anche quelle serie».

Quindi, in generale, non è soddisfatto del comportamento del Governo?
«Il governo, nel caso Genova, ha dimostrato ben poca competenza, forse perché impegnato a giocare partite impegnative con l’Europa o a tenere in piedi un contratto di governo che fatica a difendere le promesse fatte in campagna elettorale».

Il territorio sta reagendo o piangendosi addosso?
«Sta reagendo. Infatti, dopo la tragedia sul territorio è nata una nuova comunità in grado di far sintesi sulle istanze collettive e di comparto».

Che ha in Marco Bucci un buon rappresentante?
«Il commissario straordinario per la demolizione e la ricostruzione, Marco Bucci, sta operando in maniera positiva e siamo sicuri che, nell’ambito di tutte le operazioni, sia di demolizione che di ricostruzione, si terrà alta la guardia, in particolare, su salute e sicurezza dei lavoratori che verranno impiegati. Su questo non accetteremo scuse e vigileremo affinché l’urgenza non prevalga sul buon senso, come sempre accade in questi casi».

Quanto ha inciso il crollo sul giro d’affari del Porto?
«Il presidente del porto, Paolo Emilio Signorini, fa sapere che chiuderà il 2018 come il 2017: 2,6 milioni di Teu,  che sono contenitori da 20 piedi ciascuno e sono il pane del porto. Nessuna flessione ma anche nessuna crescita. Voglio ricordare che il porto non è solo Teu ma è anche rinfuse liquide, solide, merci varie e traghetti. Bisogna incentivarne la crescita, non solo curarne gli equilibri».

E questo non è un dato positivo?
«Veder questo come segnale positivo è sbagliato perché il porto, se vuole davvero essere competitivo, deve dare importanti segnali di crescita; altrimenti il rischio che possa diventare un problema c’è tutto, anche a fronte dell’allarme lanciato dagli spedizionieri».

La vita continua e in qualche modo bisogna ripartire. Come?
«Qui, a Genova e in Liguria, è necessario ripartire sostenendo i vari comparti economici, certo comprendendo le cause del disastro e della crisi, vagliando gli effetti per dare di nuovo forma alla nostra sostanza. Genova e la Liguria, provate da un decennio di crisi – sia internazionale che nazionale – e dal sonno del tessuto politico economico di questa regione e di questo Paese, hanno subìto un colpo senza precedenti. Ognuno dovrà rispondere per la sua parte di errore, ma come sindacato non ci piace pensare “l’avevo detto”».

Quali sono le proposte della Uil, per uscire da questa situazione, prima che diventi un vicolo cieco?
«In queste settimane, abbiamo bussato più volte alle porte del Prefetto per chiedere al governo di adottare le misure necessarie per il futuro del nostro territorio. È naturale, in un territorio complicato come il nostro, chiedere lo sblocco delle grandi opere per connettersi all’Europa e chiedere conto dei fondi per le periferie disposti da Renzi, confermati da Gentiloni e negati da questo governo. Per questo siamo andati in piazza insieme alla Cgil».

Questi fondi, però, non erano l’unico motivo della protesta?
«Fin da subito abbiamo voluto ascoltare la base, attraverso le assemblee sul territorio,  per raccogliere le richieste di chi vive nei punti nevralgici del disagio o di coloro che, a causa del crollo, stanno vivendo momenti drammatici sul lavoro. Quindi siamo scesi in piazza per rappresentare i bisogni di migliaia di lavoratori e cittadini che vivono con fatica nell’area metropolitana genovese, lo abbiamo fatto alzando la voce ma essendo soprattutto propositivi. Ci siamo messi a disposizione e stiamo offrendo la massima collaborazione ai tavoli istituzionali. L’impegno del sindacato sarebbe anche maggiore, se venisse interpellato di più dalla Regione».

Chiedete investimenti pubblici per attirare capitali privati?
«Certamente. Le aziende non investono dove non ci sono infrastrutture e in luoghi difficili da raggiungere. Il nostro porto non può misurarsi con gli scali internazionali se i suoi livelli di ricettività non sono competitivi. E non possiamo accettare che ci sia ancora una flessione nell’occupazione».

Flessione che, se non sbaglio, rischia di diventare drammatica?
«Qui a Genova il lavoro si perde, le aziende faticano a tirare avanti e l’indotto delle imprese che ruotano intorno all’economia della zona rossa è in sofferenza. A breve partiranno i colloqui con tutte le aziende partecipate per tentare di ricollocare i lavoratori che hanno perso l’impiego nella zona del disastro».

La criticità maggiore da superare?
«Sono lavoratori quasi tutti over 40, molti sono cinquantenni. Queste persone saranno assunte a tempo determinato e non a tempo indeterminato, questo per gli effetti della Legge Madia. Occorre sbloccare questo limite e mettere in sicurezza questi lavoratori che, diversamente, tra qualche anno, si ritroveranno senza lavoro».

I fondi previsti dal “decreto Genova” sarebbero una boccata d’ossigeno per le imprese e i lavoratori. Come procede l’iter?
«Sono stati definiti i criteri attuativi del decreto Genova per risarcire le imprese e i lavoratori autonomi danneggiati dal crollo. In questa fase ci appelliamo alla semplificazione, perché di burocrazia si muore. Le domande potranno essere presentate dal 15 gennaio al 28 febbraio presso la Camera di Commercio. Speriamo vivamente in un esito positivo. Il più possibile. Le domande per il sostegno al reddito potranno essere presentate tramite il sistema telematico del sito di Regione Liguria. L’indicazione del commissario per l’emergenza, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, è il riconoscimento del 100% di indennizzo per le aziende in area rossa, se le risorse non saranno disponibili al massimo anche per altre aree, verranno effettuati riparti fino all’80% nelle aree nella zona arancione, fino al 60% per le imprese nei Municipi di Sampierdarena, Cornigliano e Sestri Ponente».

Questi fondi da soli non basteranno. Qualche altra proposta per il futuro prossimo venturo?
«Ribadisco che le comunità devono avere la possibilità di accedere ai servizi legati alla salute, ai trasporti, all’istruzione e ai presidi territoriali di aggregazione. Il rischio più grande che può correre un territorio in crisi, è perdere i giovani che ha formato, un tesoretto di intelligenza e sapere. Noi andiamo fieri dei nostri giovani perché solo con la loro tutela e la loro presenza si potrà davvero ricominciare a mettere le basi per il futuro di Genova e della Liguria».

Antonio Salvatore Sassu

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