martedì, 9 Marzo, 2021
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Genova. Sciopero nazionale dei lavoratori portuali

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A Genova, il corteo di portuali, questa mattina alle 10, è partito puntualissimo da Ponte Etiopia per raggiungere Palazzo San Giorgio. La manifestazione genovese si inserisce nello sciopero nazionale dei portuali indetto per 24 ore nella giornata di oggi, durante la quale, a partire dalle 6 di questa mattina, i sindacati hanno dato vita a un presidio ai varchi, che durerà fino alle 19,30 circa. Durante il loro percorso verso la sede dell’Autorità di Sistema Portuale, i lavoratori si uniranno anche ai lavoratori della Compagnia Unica.
Enrico Ascheri della FILT-CGIL ha spiegato: “È uno sciopero su tutto il comparto. Continuiamo ad avere problemi di regolamentazione delle condizioni di lavoro, sulle regole di ingaggio. Il rinnovo di lavoro è nazionale, e anche il problema dell’autoproduzione rimane ancora oggi. Lo sciopero è nazionale ed è molto sentito da tutti in tutta Italia: questo è motivo di grande soddisfazione, ma soprattutto un sintomo che era necessario farlo”.

Roberto Gulli, Segretario generale Uil Trasporti Liguria, ha incalzato: “Con questa lotta vogliamo tutelare anche il lavoro dei marittimi, i quali sono formati per fare un’altra tipologia di lavoro. I portuali devono fare i portuali, i marittimi devono fare i marittimi: a ognuno il suo. In tutta Italia e anche a Genova porti in sciopero per chiedere rispetto del lavoro e, soprattutto, dei diritti”.
Secondo il Segretario nazionale della CISL Maurizio Diamante: “Questo sciopero è necessario proprio perché il mondo portuale sta vivendo una grande trasformazione. Riteniamo che il contratto collettivo di lavoro sia il perno per la regolamentazione dei diritti dei lavoratori: per questo abbiamo organizzato questa giornata di sciopero con cui, a fronte di una piattaforma non tradizionale in quanto vertente su pochi punti ma essenziali per il lavoro portuale, chiediamo, ad esempio, la costituzione di un fondo per accompagnare al pensionamento i lavoratori (purtroppo non inseriti nei lavori usuranti) oltre al fatto di poter partecipare al processo dell’automazione che sta arrivando. Chiaramente non siamo ai livelli del nord Europa, ma ormai anche in Italia c’è l’autoproduzione, quindi chiediamo di capire il destino di tutto questo: vogliamo sapere se ci saranno ricadute occupazionali, se eventualmente ci sarà la possibilità di formazione e ancora se ci sarà un aumento adeguato al valore della vita in linea con gli altri contratti. Infine ribadiamo il ‘no’ all’autoproduzione, ma comunque resta da capire anche col Governo che intenzioni ci sono in base all’evolversi dell’Autorità di Sistema Portuale: purtroppo al momento risposte non ne abbiamo”.

Altri presidi sono stati organizzati dai sindacati anche negli altri scali portuali della Liguria. In un comunicato unitario, le segreterie genovesi di Filt, Fit e Uiltrasporti, hanno scritto: “La fase di stallo in cui è finita lo scorso 12 aprile la trattativa per il rinnovo del contratto dei porti a causa delle rilevanti indisponibilità datoriali su temi quali la difesa del fattore lavoro e le sue peculiarità, assume un carattere di pesante gravità e crea un livello di preoccupazione molto alto che, inevitabilmente, apre una stagione conflittuale di pari entità”.
Per i sindacati è inoltre necessario, per le aziende che non applicano il contratto dei porti, procedere al rinnovo dei contratti di settore, come quello dell’armamento, in scadenza. La protesta è anche contro l’autoproduzione, cioè l’utilizzo dei marittimi per effettuare operazioni portuali. Questo fenomeno crea riduzioni nei compensi nel lavoro portuale e grave rischio per la sicurezza, specialmente dei lavoratori marittimi. Infine c’è il nodo delle compagnie portuali dove il continuo tentativo di rimandare l’applicazione dell’art. 15 bis rischia di mettere a serio rischio la continuità aziendale ed i posti di lavoro come sostengono i sindacati. A Genova non è stato ancora completato l’organico porto e quindi è ferma la destinazione di risorse alla formazione e ricollocazione dei lavoratori della Culmv.
Anche nella vertenza dei portuali si avverte l’assenza del governo con la latitanza del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Di Maio, in tutt’altre faccende affaccendato.

Oggi, a Genova non c’è solo il rischio di viabilità per la manifestazione dei sindacati. Questo pomeriggio in pieno centro ci sarà il comizio di Casapound, in piazza Marsala e la concomitante manifestazione antifascista. Circa 300 agenti di polizia sono stati schierati per evitare scontri.
Piazza Marsala è stata trasformata dalle forze dell’ordine di una sorta di ‘fortino’ dal primo pomeriggio (il comizio è alle 18), con gli ‘alari’, le barriere metalliche che vengono installate per evitare che i due gruppi arrivino allo scontro.
Gli antifascisti si sono dati appuntamento nella zona vicina alla prefettura, a poche decine di metri dalla piazza. Sotto il palazzo del Governo si riuniranno Cgil, Anpi, Arci, Comunità di San Benedetto e Libera e non è escluso che venga chiesto un incontro con il prefetto Fiamma Spena, mentre Genova antifascista si è data appuntamento a piazza Corvetto, per cercare di arrivare il più vicino possibile al comizio.

Al comizio di Casa Pound con Gianni Plinio e il candidato alle Europee Marco Mori sono attese una cinquantina di persone secondo le previsioni della Questura. Alcune associazioni hanno lanciato appelli con l’esposizione ai balconi di striscioni e cartelli contro il movimento neofascista. Nel pomeriggio di ieri in piazza Marsala sono comparse alcune scritte in rosa contro il comizio.

Salvatore Rondello

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