domenica, 23 Febbraio, 2020

Gentiloni prova a cambiare il Patto di stabilità

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In questi giorni, nelle istituzioni dell’Unione Europea si è aperto un dibattito sui progetti di revisione della governance comunitaria. Il tema è stato posto, con forza, dal Commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, durante la conferenza stampa, svolta a Bruxelles, insieme al vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis.
Paolo Gentiloni ha dato l’avvio alla consultazione pubblica per la revisione del Patto di stabilità e crescita europeo. Si tratta di una consultazione sul futuro del quadro di regole di sorveglianza fiscale e macroeconomica dell’Ue.

In merito, il rappresentante italiano ha dichiarato che: “le politiche economiche in Europa devono affrontare le sfide che affrontiamo oggi, che non sono chiaramente le stesse di un decennio fa. La stabilità resta un obiettivo chiave ma c’è un eguale bisogno pressante di sostenere la crescita e in particolare di mobilitare investimenti immensi per far fronte al cambiamento climatico”.
L’ex presidente del Consiglio ha aggiunto: “La complessità delle nostre regole rende più difficile spiegare ai nostri cittadini cosa sta dicendo Bruxelles, e questo è qualcosa che nessuno di noi dovrebbe accettare. Non vedo l’ora che si avvii un vero dibattito su questi temi nei prossimi mesi”.

La consultazione prevede un questionario composto da nove domande cui saranno chiamati a rispondere le principali Istituzioni europee: stati membri, Bce e il Parlamento europeo.
Con la stessa modalità verranno consultati i principali partner sociali e il mondo delle imprese.
La volontà sottesa a questa iniziativa è quella di costruire delle policy in grado di indicare le misure più condivise per la modifica del Patto di Stabilità.
In altri termini, si è aperto un dibattito sulle regole europee attuali e in particolare sui regolamenti comunitari: il Six Pack e il Two Pack, pensati durante la crisi del debito sovrano.
I due commissari hanno spiegato che i principali regolamenti comunitari in vigore hanno favorito la realizzazione di “un più stretto coordinamento delle politiche economiche, hanno permesso di affrontare gli squilibri macroeconomici, ridurre i livelli di deficit e debito”.
Ciò nonostante, “rimangono alcune vulnerabilità e il quadro fiscale è diventato sempre più complesso”. A questo si aggiunge che l’Ue è fortemente indebolita su tutti i dossier aperti, a partire dalle relazioni internazionali e geopolitiche.

Per tutti questi motivi è necessaria la revisione del Patto di Stabilità.
Le regole attuali, che prevedono l’uso della flessibilità nella valutazione dei deficit, resteranno in vigore per tutto il periodo in cui verrà discussa la riforma complessiva dei meccanismi europei.
Allo stato dell’arte la consultazione non è vincolante e l’esito per nulla scontato. Ad oggi si tratta di annunci dal contenuto riformatore ma che rischiano di rimanere soltanto buone intenzioni.
Al contrario, se le Istituzioni europee valorizzassero questa iniziativa, si potrebbero aprire delle concrete possibilità per una riforma dei Trattati e dei regolamenti comunitari. Questa iniziativa sarebbe in grado di rilanciare, con nuovo entusiasmo e condivisione da parte dei cittadini degli stati membri, il progetto federale e democratico dell’Unione Europea.

Paolo D’Aleo

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