lunedì, 14 Ottobre, 2019

Gian Franco Schietroma
Per una buona riforma della giustizia

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Scrivo questo articolo per l’Avanti on line con animo davvero triste per la notizia della scomparsa del caro compagno ed amico Roberto Villetti, la cui intelligenza politica non potrà mai essere dimenticata. Non voleva cerimonie funebri, ma più avanti troveremo il modo di ricordarlo degnamente.
Vengo al tema della giustizia, che abbiamo avuto modo di discutere in un dibattito a Fano, alla Festa dei Socialisti.

Il programma del nuovo Governo, al punto 15, recita testualmente così: “Occorre rendere più efficiente il sistema della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi; riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura; garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica”.
Osservo, in primo luogo, che lo stop alla prescrizione del reato dopo il primo grado di giudizio non è di certo un incentivo alla desiderata riduzione dei tempi del processo penale.
Inoltre, se si afferma di voler garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica, di ciò si deve tener conto necessariamente anche nel caso di un’eventuale riforma del metodo di elezione dei membri del C.S.M. Consiglierei, comunque, cautela su questo tema che va ad incidere inevitabilmente sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura.
In via più generale, è evidente che buone riforme si realizzano soltanto coinvolgendo adeguatamente tutti gli operatori del settore, magistrati, avvocati, personale amministrativo.

Non si può riformare in modo adeguato la giustizia, dando l’impressione che tali riforme sono rivolte contro qualcuno. Ad esempio, sul tema della tanto discussa (e auspicata da noi socialisti) separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, dico una cosa: se la separazione delle carriere è il mezzo per avere un giudice veramente “terzo” tra accusa e difesa, ben venga la separazione delle carriere. Se invece, in ipotesi, la separazione delle carriere è il mezzo per poi, successivamente, arrivare ad assoggettare il Pubblico Ministero al potere politico, in questo caso saremmo su una strada decisamente sbagliata. Perché se è giusto pretendere un serio e scrupoloso esercizio dell’attività di autogoverno della magistratura, d’altra parte sarebbe, invece, inaccettabile l’interferenza della politica nell’attività giudiziaria, come di converso sarebbe inaccettabile l’interferenza della magistratura nell’attività politica.

Occorre che i politici facciano i politici senza dare mai nemmeno l’impressione di voler interferire nell’attività giudiziaria; occorre che i magistrati facciano i magistrati senza dare mai nemmeno l’impressione di voler fare politica.
Il magistrato, oltre ad essere imparziale, deve anche apparire imparziale. Tale concetto era caro ad un grande Presidente della Repubblica, il Presidente Sandro Pertini.
A questo riguardo, personalmente auspico che il C.S.M. intervenga efficacemente in materia di esternazioni di carattere politico da parte dei giudici, esternazioni che non giovano di certo all’immagine della magistratura. Infatti un magistrato che si lascia andare ad esternazioni di carattere politico perde inevitabilmente di credibilità perchè diventa di parte.
Mi rendo perfettamente conto che ciò può configurare una lesione dei diritti del magistrato come cittadino; e la libertà di espressione è certamente un diritto fondamentale. Ma il problema esiste perché un magistrato che si esprime politicamente, che compie esternazioni di carattere politico, rischia di perdere quel ruolo di assoluta garanzia di terzietà, di imparzialità, che è alla base della funzione stessa di giudice. Peraltro, un magistrato che si pronuncia politicamente rischia di fornire seri argomenti ai denigratori della magistratura.
La giustizia ha bisogno di riforme, ma per realizzare buone riforme occorre innanzitutto fiducia reciproca tra il Governo e tutti gli operatori del settore, magistrati, avvocati, personale amministrativo. Ad esempio, non è possibile realizzare una buona riforma della giustizia se, in ipotesi, il Governo non si fida dei magistrati e se i magistrati non si fidano del Governo.

Mi auguro, quindi, che il nuovo Governo abbia la capacità di coinvolgere adeguatamente tutti gli operatori del settore, superando ogni possibile diffidenza e mettendo da parte le tentazioni verso eccessi di giustizialismo che sono certamente antitetici rispetto al fondamentale obiettivo di una giustizia giusta.

Gian Franco Schietroma

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