venerdì, 15 Novembre, 2019

Gianni De Michelis, statista e riformista

1

Ieri, martedì 15 ottobre, per iniziativa della Fondazione Socialismo e di Mondoperaio, presso la Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati, si è svolto un importante convegno di studio dal titolo: “Il riformismo di Gianni De Michelis”.
Sono intervenuti Sabino Cassese, Vito Gamberale, Marcello Inghilesi, Biagio Marzo, Carlo Scognamiglio, Renato Brunetta, Giorgio Benvenuto, Giuliano Cazzola, Luigi Covatta, Marco Cammelli, Alessandro Leon, Antonio Varsori, Margherita Boniver, Giovanni Castellaneta, Corrado Clini, Gerardo Pelosi, Maurizio Sacconi, Giuseppe De Rita, Luigi Zanda, Gennaro Acquaviva, Salvo Andò, Fabrizio Cicchitto, Giuseppe La Ganga, Mauro Seppia, Claudio Signorile e Giuliano Amato. I lavori sono stati coordinati da Marcello Sorgi.
Durante la presentazione del convegno, Gennaro Acquaviva ha spiegato le motivazioni per questa giornata di studi su Gianni De Michelis, volta a ricercare la verità facendo piena luce su fatti che sono stati offuscati e presentati al pubblico in modo diverso dalla realtà.
Da tutti gli interventi è emersa la figura di Gianni De Michelis, un uomo politico dall’intelligenza acuta e perspicace con un alto senso dello Stato.
Il convegno si è sviluppato per aree tematiche soffermandosi sui fatti più significativi della sua vita politica.
Così sono arrivate le testimonianze sul ruolo svolto per il rinnovamento ed il rilancio delle Partecipazioni Statali, sulla scala mobile, sull’invenzione dei giacimenti culturali, nella politica estera, sul territorio veneziano e sulla ricostruzione del gruppo dirigente socialista.
In tutte le sue azioni è visibile la sua figura di socialista riformista impregnato dal pensiero politico di Riccardo Lombardi. Tutte le testimonianze hanno descritto un uomo onesto proiettato al successo dell’azione politica per il bene dell’Italia e degli italiani, scevro dall’azione clientelare che ha sempre combattuto.
Da ministro delle Partecipazioni Statali cercò di esaltare la funzione mitigatrice delle imprese pubbliche nel mercato. Si è scontrato sia con gli interessi clientelari di chi acquistava attraverso le partecipazioni statali aziende decotte e successivamente con chi voleva privatizzare svendendo le aziende pubbliche risanate.
La storia economica dell’Italia è cambiata con il decreto sulla scala mobile. Un grande impegno civile ed umano dove c’è stata una spaccatura tra i lavoratori che dimostrarono un grande senso di responsabilità verso il Paese approvando il decreto con un referendum. La scala mobile era diventata un meccanismo perverso, generatore di costi ed oneri per il Paese che ricadevano su tutta la collettività compresi i lavoratori. I tassi di interesse sul debito pubblico sfioravano il 20% e l’inflazione continuava ad essere galoppante. Fu una grande azione di coraggio assieme al Partito Socialista Italiano che ha sempre guardato in avanti, verso il futuro. Allora, ci fu un grande scontro con il Pci che era rimasto legato ai principi massimalisti ed egemonici nel movimento operaio come ha ricordato in modo particolare Giorgio Benvenuto.
Sul paradigma dei “giacimenti culturali”, Luigi Covatta lo ha definito il creatore del “riformismo creativo”. In sintesi, si è preoccupato di ridurre i costi per gli scavi archeologici facendo un maggiore uso delle moderne tecnologie scientifiche per individuare preventivamente e con certezza i luoghi dove poter effettuare gli scavi, ma anche, preoccupandosi di creare occupazione giovanile. Per Gianni De Michelis “lo sfruttamento economico di un bene culturale diventa la possibilità di consentire senza spreco e al minimo costo la massimizzazione del godimento conoscitivo ed estetico da parte di tutta la collettività di materiali lavorati dall’azione umana che siano state sottratte a tale godimento”. Un altro scontro, dunque, con le logiche consolidate per l’utilizzo e la salvaguardia dei beni culturali. De Michelis vede il patrimonio culturale non più come un soggetto passivo per il bilancio dello Stato, ma come una realtà che deve generare nuove entrate e maggiore occupazione anche con il coinvolgimento di privati.
Nella politica estera dovette affrontare problematiche rilevanti in un periodo storico di profondi cambiamenti nello scenario internazionale ed europeo. Con la sua azione ha segnato una significativa stagione della politica estera del nostro Paese, nella fase che faceva seguito al venir meno del contrasto est/ovest. Le sue intuizioni e il suo impegno sulla vicenda europea, dei Balcani, del Medio Oriente e del Mediterraneo, hanno consolidato il ruolo internazionale dell’Italia e contribuito alla causa della pace e della cooperazione internazionale. Durante il periodo in cui fu ministro degli Esteri, sono avvenuti la caduta del muro di Berlino  nel 1989, la prima guerra del Golfo (1990-91) e la dissoluzione dell’Unione Sovietica (1991). Si è impegnato assieme ai vari governi italiani nel processo di unificazione dell’Europa. In particolare, durante la presidenza italiana del Consiglio europeo, nella seconda metà del 1990, è maturato il Trattato di Maastricht, di cui è uno dei firmatari nel 1992.
Guardava al futuro anche per la modernizzazione di Venezia dove fece la proposta dell’Expo.
Dal 1976 al 1980 ci fu il suo impegno per rinnovare il gruppo dirigente del Partito Socialista, cercando di valorizzare giovani socialisti preparati e con una visione del futuro nella società.
Quando morì, molti giornali lo hanno ricordato come il politico frequentatore delle discoteche e delle balere, senza dire che per Gianni era un modo intelligente per scaricare le tensioni procurate dalla vita politica. Anche per lui è avvenuto quello che terribilmente ha scritto Nietzsche in una sua profezia: “Le cose migliori furono diffamate, perché i deboli o dei maiali ingordi lanciarono una cattiva luce e gli uomini migliori rimasero nascosti, spesso ignoti anche a se stessi”.
Personalmente conservo un ottimo ricordo per le sue qualità di socialista riformista e democratico coerente nelle idee e nei fatti. Facevo parte dei Nuclei Universitari Socialisti all’Università di Venezia, quando fui designato per partecipare alla conferenza operaia di Torino nel 1977. Così conobbi Gianni De Michelis, che aveva l’abitudine di riunire il gruppo dei compagni a lui vicino, la mattina prima dell’inizio dei lavori, per illustrare lo stato dell’arte ascoltando le loro opinioni prima di intervenire.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Quando tornò ad essere presente in programmi televisivi dedicati alla politica – dopo “l’oscuramento” subito dai socialisti negli anni del dopo Tangentopoli – furono in diversi, tra miei conoscenti che non si erano mai professati nostri simpatizzanti, ad apprezzarne la capacità con cui sapeva trattare questioni complesse, anche di livello internazionale, forte della sua passata esperienza di Ministro degli Esteri.

    Paolo B. 18.10.2019

Leave A Reply