sabato, 24 Ottobre, 2020

Gino Giugni, lo Statuto dei lavoratori e la stagione dei diritti

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Per commemorare il cinquantesimo anniversario dello Statuto dei lavoratori, oggi, la Fondazione Pietro Nenni, ha organizzato un convegno dal titolo “La stagione dei diritti – Gino Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori” che si è svolto a Roma nella Sala Congressi Centro di Servizi per il Volontariato in via Liberiana, 17.
Così, la Fondazione Nenni ha voluto ricordare il decimo anno della scomparsa di Gino Giugni con l’obiettivo di far conoscere le opere e la biografia di Giugni, e di valorizzare il patrimonio archivistico e bibliografico conservato presso la Fondazione Nenni.

Infatti, la Fondazione Nenni conserva le carte e i libri dell’illustre giuslavorista, un grande patrimonio comprendente 122 buste, catalogato e dichiarato di Grande interesse dalla Sovrintendenza archivistica e bibliografica del Lazio; un patrimonio da valorizzare e da far conoscere soprattutto alle nuove generazioni. All’interno dell’archivio è rilevante la documentazione relativa allo Statuto dei Lavoratori ed ai lavori preparatori della Commissione. L’attività fa parte del progetto “A 10 anni dalla scomparsa : Gino Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori”, ed è stato realizzato con il contributo della Regione Lazio, Area Servizi Culturali, Promozione della Lettura e Osservatorio della Cultura, L.R. n. 42/1997, artt. 13-16.

Ai lavori del convegno sono intervenuti Carlo Fiordaliso (Segretario Generale Fondazione Nenni), Cesare Salvi (Professore di Diritto Civile all’Università di Roma Tre, già Ministro del Lavoro), Paolo Borioni (Professore di Storia delle Culture Politiche all’Università La Sapienza di Roma), Giuseppe De Rita (presidente del Censis, già componente della Commissione Statuto dei Lavoratori), Giovanni Floris (giornalista), Franco Liso (professore di Diritto del Lavoro all’Università La Sapienza), Andrea Ricciardi (professore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano), Roberto Voza (direttore del Dipartimento di Giurisprudenza all’Università di Bari ed autore del volume “Gino Giugni, il coraggio dell’innovazione” – edizione Radici Future 2019), Stefano Bellomo (professore di Diritto del Lavoro, Università La Sapienza), Piero Curzio (presidente Sezione Lavoro della Corte di Cassazione), Ugo Intini (giornalista, esponente storico del Psi, già parlamentare e Direttore dell’Avanti), Roberto Romei (professore di Diritto del Lavoro all’Università Roma Tre).

Dagli interventi è emersa la figura di Gino Giugni, grande giuslavorista che, senza limitarsi agli studi accademici sul Diritto del Lavoro, incontrava i lavoratori e si recava nei luoghi di lavoro per rendersi conto personalmente delle realtà in cui si sarebbe applicato lo Statuto dei Lavoratori.
Non sono mancate le analisi di quel particolare momento storico del Paese, la stagione delle rivendicazioni dei diritti e delle riforme attuative dei principi della Costituzione. In quegli anni di governo del Centro Sinistra avvenne un profondo cambiamento dell’Italia. Su qualche editoriale dell’epoca si leggeva: “la classe operaia va in paradiso”.
Nel convegno è stato ricordato il complicato percorso politico per la realizzazione dello Statuto dei Lavoratori, dove fu determinante l’azione del socialista Giacomo Brodolini in qualità di Ministro del Lavoro.

Dal convegno è emersa la profonda differenza tra la classe politica di allora e quella dei nostri giorni. Allora ci si preoccupava dell’evoluzione del Paese, del miglioramento delle condizioni sociali ed economiche degli italiani, dell’educazione scolastica e dell’emancipazione. Per realizzare tutte quelle riforme e quel cambiamento, i politici al governo chiamavano al loro fianco gli esperti, gli accademici e gli studiosi per elaborare le proposte di riforme legislative che dopo venivano discusse ed approvate in Parlamento.
Oggi le logiche sono molto cambiate e l’animus per affrontare i problemi del Paese, nella maggior parte dei politici, è molto distante dalla sensibilità esistente in quel periodo storico risalente a circa mezzo secolo fa.

Salvatore Rondello

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