mercoledì, 8 Aprile, 2020

Giornalisti e fake news. Doppio verdetto sull’Affare Dreyfus

0

L’imparzialità e l’autonomia della stampa che ha pubblicato nel 1984 menzogne ormai storiche sull’Affare Dreyfus, è stata “assolta” dalla giuria social di Radio Luiss, mentre la stragrande maggioranza del pubblico del Teatro Eliseo, votando a fine dibattito, ha deciso di non assolvere il giornalista che non verifica le sue fonti e non fa da filtro.

Un tema sempre attuale, quello dell’Affare Drayfus, che è stato riproposto proprio pochi mesi fa sul grande schermo da Roman Polanski con “L’ufficiale e la spia (J’accuse)”, protagonista Jean Dujardin, che ha vinto il Gran premio della giuria alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Il verdetto è stato emesso mercoledì scorso al termine di
“L’Affaire Dreyfus e la ragion di Stato: Colpevole o Innocente?”, secondo appuntamento romano della stagione del format teatrale “La Storia a Processo!”, ideato e curato da Elisa Greco.

Il processo vero e proprio – fatto come da tradizione a braccio da “veri” magistrati, avvocati, giornalisti o politici – riguardava infatti il tema dei moderni organi di informazione, in epoca di fake news veicolate sui social media in grande quantità e grande velocità, e della capacità dei giornalisti 4.0 di essere autonomi e imparziali. Oppure c’è il rischio che il nuovo modo di fare informazione possa fare da sponda ai poteri forti per rappresentare una realtà diversa?

«Siamo andati oltre la storia focalizzando il contrasto eterno tra verità e falsa verità – ha commentato Elisa Greco -. Infatti, con questa scelta ho voluto, provocatoriamente, mettere a processo e sottoporre al giudizio del pubblico quanto le fake news possano influenzare e dare un’impronta alla realtà stessa. D’altra parte è significativo il doppio e contrastante verdetto che sottolinea ancora una volta la differente visione “generazionale” nell’approccio alle nuove realtà mediatiche».

«Il tema è complesso ma attualissimo», ha subito preannunciato Simonetta Matone, noto magistrato nei panni di una graffiante presidente di Corte. Sotto accusa i giornalisti e i direttori responsabili dei quotidiani “La Libre parole”, “Le Petit Journal”, “L’Intransigeant” e “La Croix” che, in una Francia di fine Ottocento fortemente antisemita, hanno portato avanti una campagna di stampa falsa e piena di pregiudizi contro Dreyfus.

A impersonare il militare francese di origini ebraiche, accusato nel 1894 di alto tradimento e per questo degradato e deportato sull’isola del Diavolo, un esplosivo David Parenzo, anche lui di religione ebraica, che in riferimento ai protagonisti della serata ha subito ironizzato: «Ci troviamo qui tra il salotto di Vespa, il delitto di Cogne e il difensore di Carminati», ha detto riferendosi a Matone, ospite fissa di Porta a Porta, al pm Fabrizio Gandini, che fece condannare la Franzoni, e a Cesare Placanica, avvocato penalista e attuale difensore dell’ex Nar Massimo Carminati.

«Sono il nemico perfetto, perché Dreyfus è il paradigma del vero grande complotto. I Protocolli dei Savi di Sion sono stati il primo grande esempio di fake news. I giornali spesso accarezzano la tigre nel verso giusto. Il giornalista 4.0 deve avere tre strumenti per combattere le fake news: la vanga, per scavare e trovare le notizie; la bussola, per inquadrare il fatto; e il setaccio per separare la sabbia dalle pepite d’oro».

Per l’avvocato difensore Cesare Placanica «non ci sono verità rivelate. Io difendo l’assoluta incolpevolezza di coloro indotti in errore, perché solo nei paesi illiberali questo non si può fare. Il giusto processo vale per Totò Riina e Tortora. Dreyfus è stato una vittima e i giornalisti si sono limitati a fare il loro dovere».

Secondo il pm Fabrizio Gandini, nel caso di Dreyfus «chi è il miglior traditore di un ebreo? La verità mediatica produrrà la verità giudiziaria. Il confine tra verità e fake news è un confine sprovvisto di tutela».

«Quando un processo è all’origine falsato da prove false, chiaro che è più difficile provare la verità – ha affermato la giornalista di giudiziaria, Fiorenza Sarzanini, nel ruolo di testimone della difesa – un giornalista può confutare la verità solo quando viene messo nelle condizioni di farlo».

Per lo storico e scrittore Giordano Bruno Guerri, nei panni di testimone dell’accusa , «chi controlla l’opinione pubblica ha il potere», e poi ricordando l’amico Pansa, scomparso di recente, ha aggiunto: «Quanto abbiamo ingannato i nostri lettori con la bandiera falsa dell’obiettività».

Sempre grande successo per gli incontri Dialogando sulla Costituzione che si svolgono, nell’ambito del format, a teatro immediatamente prima del Processo: da questa edizione infatti insieme al team di volenterosi giudici, coordinati dal magistrato Fiammetta Palmieri, che da sempre conducono gli incontri, ci sono gli studenti dell’Università Luiss Guido Carli a cui è affidato il compito dell’interlocuzione con i più giovani partecipanti: gli studenti dell’Istituto superiore Tommaso Salvini, a cui si sono uniti, per la prima volta gli alunni del liceo Margherita di Savoia. Tutti poi presenti in platea insieme agli studenti dell’Università Luiss Guido Carli, che hanno emesso il verdetto social.

Redazione Avanti!

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply