venerdì, 24 Gennaio, 2020

Giornalisti, pugno di ferro per gli abusivi:
ora anche il carcere

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Giornalisti-carcereIn galera, tutti quanti: le centinaia di precari dell’informazione, quelli che per anni si sbattono da una conferenza stampa a un congresso, che mandano avanti redazioni ridotte sempre più all’osso con articoli pagati 6 euro lordi, vittime dell’equo compenso imposto dal più iniquo dei contratti mai firmati prima d’ora, che dopo laurea, specializzazione e stage passano dieci ore tra Camera e Senato per mandare 24 righe di take alle Agenzie o al sito web per cui scrivono. Tutti illegali, tutti abusivi, tutti condannabili.

È questa la conseguenza di una proposta di legge approvata incredibilmente al Senato e prossimamente in discussione alla Camera, su iniziativa dei senatori Giuseppe Marinello, Salvatore Torrisi, Pippo Pagano (Nuovo centro destra), Giuseppe Ruvolo (Gruppo autonomie e libertà) e Riccardo Mazzoni (Forza Italia), in base alla quale «chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a 2 anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati».

Un sostanziale inasprimento della pena esistente che prevede una multa da 103 a 516 euro e che colpirebbe tutti coloro che si accreditano come giornalisti senza avere in mano un tesserino, che scrivono senza averne l’abilitazione, o che pur avendo superato l’esame di stato non sono iscritti all’Albo o ne sono stati radiati. Una vera e propria manna per l’Ordine, assetato del contributo annuale di pubblicisti e professionisti, poco importa se siano disoccupati e non, e che tra tasse e gabelle arriva a chiedere fino a 600 euro per esaminare e approvare ogni nuova richiesta di iscrizione.

Una vera incongruenza se si pensa che per potersi iscrivere e ottenere un’abilitazione bisogna obbligatoriamente fare 18 mesi di praticantato o scrivere “abusivamente” per almeno due anni.

Ma la cosa più assurda è la mancanza di differenziazione con le altre professioni. Un medico, un ingegnere, un avvocato che si spacciano per tali senza esserlo possono provocare danni enormi con conseguenze perfino mortali, un “falso” giornalista al massimo può scrivere qualche sciocchezza, né più né meno del collega munito di tesserino rosso (specie protetta in via d’estinzione) che le spara quotidianamente e impunemente sulla prima di qualche grande giornale o dai salotti televisivi.

Cecilia Sanmarco

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