venerdì, 20 Settembre, 2019

Giornata mondiale del rifugiato. L’accoglienza un dovere morale

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In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato: “L’Italia, in prima linea nell’adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede l’alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione. La giornata odierna ci ricorda anche che nessun Paese è in grado da solo di rispondere a questa sfida. Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà, vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati. L’Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo. La preziosa opera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione”.
Il Presidente Mattarella ha lanciato un forte messaggio sia all’Unione Europea che all’attuale governo ed al ministro degli Interni Matteo Salvini in particolare.

La Giornata internazionale del rifugiato fu istituita nel 2001 dalle Nazioni Unite in occasione del cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato e si celebra in tutto il mondo il 20 giugno di ogni anno.
Secondo il rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends, pubblicato ieri, nel 2018 sono state registrati quasi 70,8 milioni di persone in fuga. Negli ultimi anni i flussi migratori sono aumentati e da tutto il mondo arrivano milioni e milioni di rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni.
Tra gli oltre settanta milioni di persone in fuga, in realtà, come specifica lo stesso rapporto, esistono delle differenze che permettono di classificare i profughi. Tra questi il vero numero dei rifugiati che fuggono da guerre, conflitti e persecuzioni ammonterebbe a 25,9 milioni. Gli altri migranti sarebbero suddivisi invece in due gruppi: richiedenti asilo, cioè persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo, il cui numero è di 3,5 milioni; e “sfollati interni” per un numero di oltre 41,3 milioni di persone che non fuggono dal proprio Paese ma continuano a vivere in aree interne ad esso.
Dai dati dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati sulla condizione delle persone in fuga, si scopre che un rifugiato su due nel 2018 era un minore, e che l’80% dei rifugiati vive in Paesi confinanti con i Paesi di origine. Mentre i Paesi ad alto reddito accolgono mediamente 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti; i Paesi a reddito medio e medio-basso ne accolgono in media 5,8; i Paesi più poveri accolgono un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale. Inoltre, pare che un rifugiato su 5 è rimasto in tale condizione per almeno 20 anni.

I fenomeni migratori degli ultimi anni, in particolare l’emergenza migratoria registrata in Europa dal 2014 ha messo spesso in discussione alcuni dei principi giuridici di diritto internazionale, mettendo a rischio lo status stesso di rifugiato e soprattutto di richiedente asilo. I grandi numeri di sbarchi e la difficoltà nel riconoscere e nel distinguere migranti economici da rifugiati e profughi di guerre ha inasprito l’opinione pubblica contro l’accoglienza dei migranti in molti paesi d’Europa, tra cui l’Italia. Abbassare il numero degli sbarchi e chiudere le frontiere è diventato l’obiettivo di molti leader e classi politiche.
In Italia, con il Governo Lega-5stelle il numero degli sbarchi sembrerebbe essere diminuito. Stando al rapporto del Ministero degli Interni sugli sbarchi dei migranti e l’accoglienza, pubblicato nella giornata di ieri, gli arrivi nel 2019 sarebbero diminuiti considerevolmente. Secondo il ministero nel 2017, i migranti sbarcati in Italia sono stati oltre 70mila, nel 2018 quasi 17mila e nel 2019 (fino al 19 giugno) esattamente 2.199.
Tra questi 2.199 migranti che sarebbero sbarcati In Italia da gennaio a giugno 2019, le nazionalità dichiarate dai richiedenti asilo sarebbero diverse: Tunisia, Pakistan, Iraq, Algeria, Costa d’Avorio, Bangladesh, Sudan, Iran, Guinea e Senegal.

Tuttavia, questi paesi sono solo alcuni dei luoghi di provenienza dei rifugiati. Se l’Africa è attualmente il Paese politicamente più instabile che conta il maggior numero di guerre, anche il Medio Oriente conosce da anni diverse situazioni di crisi e conflitti.
A trovarsi dichiaratamente in guerra in Africa sono Algeria, Ciad, Costa d’Avorio, Liberia, Libia, Mali, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sahara Occidentale, Somalia, Sudan e Sud Sudan. In crisi anche Burkina Faso, Etiopia, Guinea Bissau e Uganda. In Medio Oriente si ricorda la guerra in Siria, ma anche in Iraq, Yemen e Libano. Per l’Asia l’Afghanistan e il Pakistan, ed in Europa orientale esistono conflitti in Cecenia, Georgia, Kosovo e Ucraina.
Ad oggi, respingere gli arrivi, negare l’asilo e accoglienza sembra diventata la strada più facile per risolvere l’emergenza delle migrazioni. Tuttavia, di fronte a una crisi globale di questa portata, gli Stati non possono più sperare di rinchiudersi dentro i propri confini nazionali, lavandosene le mani.
L’Alto Commissario, Filippo Grandi, ha dichiarato: “Ad ogni crisi di rifugiati, ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa. Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’UNHCR, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi”.

Dalla Uil è intervenuta Ivana Veronese, segretaria confederale che ha sottilineato come in questi anni il numero di rifugiati sia “in continuo aumento”. Secono la sindacalista questo “testimonia una verità che diciamo da tempo: il fenomeno migratorio non può essere fermato. Con le recenti norme, sono stati chiusi molti centri del sistema di accoglienza e respinte quattro domande d’asilo su cinque. Le persone a cui è negato l’asilo o la protezione, usciti dai centri, vagabondano senza alcuna possibilità di integrazione nelle nostre strade, senza sostegno, abbandonati, aumentando dunque e non certo diminuendo il senso di insicurezza dei cittadini. Paure, queste, che si accentuano negli strati di popolazione più anziana, in coloro che vivono condizioni di disagio economico e di incertezza nel futuro. Il fenomeno migratorio – ha concluso Veronese – non può essere fermato, ma può e deve essere gestito investendo in maniera seria sull’integrazione oltre che sull’accoglienza: solo così si tutelano i diritti e la dignità di chi arriva, con i diritti e le necessità di chi accoglie”.

Quello dei rifugiati è purtroppo un problema annoso e molto esteso sul nostro pianeta. Una realtà umanamente inaccettabile alla quale le coscienze pacifiste si ribellano senza trovare la soluzione sperata. L’impegno dei socialisti, uniti anche nel pacifismo, è quello che in tutto il mondo non ci siano più rifugiati. Sarà pure un concetto utopico quello della pace e della coesistenza pacifica tra i popoli, ma è doveroso battersi affinchè possa realizzarsi compiutamente.

Salvatore Rondello

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