venerdì, 4 Dicembre, 2020

Giovani da immolare o ragazzi che si sacrificano per il bene comune. Una storia di esempio

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I ragazzi che salvarono il mondo. La vera storia degli eroi di Chernobyl è la prima opera letteraria di Amedeo Barbagallo.
Pubblicato dalla Santelli Editore, questo saggio storico mostra la profonda sensibilità del giovane Autore, anche collaboratore del quotidiano Avanti! online, nell’affrontare tematiche ambientali, con l’auspicio che le giovani generazioni possano trarre reale ispirazione dai fatti narrati.
L’Autore riesce nell’intento di restituire dignità e unicità agli eroi di Chernobyl, uomini e donne che, con il loro sacrificio, hanno evitato che il disastro nucleare, al confine tra Ucraina e Bielorussia, si configurasse come una catastrofe di proporzioni mondiali. L’opera viene arricchita dalla prefazione di Grazia Francescato, storica esponente della migliore tradizione dell’ambientalismo italiano.
Lo stile narrativo dell’intero lavoro è avvincente, arricchito da grande dovizia di particolari: ne è emblematico esempio la descrizione della città di Pripyat, luogo simbolo del potere sovietico, costruito in modo da assomigliare ad un “paradiso dei lavoratori”. Difatti, il territorio in cui si scelse di edificare l’impianto nucleare si situa in Polesia, un luogo immerso nel verde delle foreste e nel particolare ecosistema locale, che rende quell’area geografica avvolta da un’aurea di unicità.
Anche la conformazione edilizia della città seguiva dei canoni sovietici: a grandi viali con edilizia residenziale si accompagnavano spazi verdi, nei quali la popolazione poteva godere dell’aria pulita e di momenti di svago immersi nella natura.
Leggendo il saggio si viene subito catapultati nella realtà degli anni ’80, con una particolare attenzione al contesto geo-politico e ai precari equilibri che stavano per scuotere la nomenclatura dell’URSS.
Nella vicenda di Chernobyl si è assistito, come rilevato più volte dal Barbagallo, ad una colpevole sopravalutazione dell’infrastruttura nucleare sovietica: il regime era convinto di possedere mezzi tecnologici e infrastrutturali di altissimo livello; a quel tempo, infatti, si soleva dire tra compagni: “la probabilità di un incidente nucleare è altrettanto remota quanto quella di essere colpiti da un meteorite”.

Tuttavia, mentre, da un canto, la classe dirigente pagò duramente il prezzo della generale negligenza, dall’altro, il popolo ucraino e i lavoratori si unirono in un profondo spirito di solidarietà, sino a sacrificare la propria vita per la causa comune.
I primi ad essersi immolati, nel disperato tentativo di ridurre l’impatto devastante dell’esplosione, furono, infatti, gli ingegneri, i vigili del fuoco e i tecnici che intervennero nel terzo e quarto blocco della centrale.
Molto toccante il capitolo sugli “Eroi dimenticati”, che l’Autore riporta in vita con le loro soggettività e storie.
Tutti, lavoratori e tecnici, pompieri ed esercito, diedero un personale contributo nella lotta alla catastrofe nucleare: da una parte, la ritrosia nell’affrontare il disastro e la segretezza che contraddistingueva la burocrazia sovietica, dall’altra, persone in carne ed ossa che, per il bene
comune e per il progresso della Patria socialista, immolarono la vita per gli altri.
Tra le pagine si scorgono anche storie di amore e di tenerezza: in particolare, colpisce la vicenda umana del sergente Vasilij, della moglie Lyudmila e della creatura che portava in grembo. È toccante, inoltre, il ruolo dei minatori, dei lavoratori della centrale, dei liquidatori e dei “bio-robot” che, per evitare ulteriori scoppi e il conseguente olocausto nucleare, in Europa e nel mondo, intervennero con grande senso di responsabilità, sacrificio ed eroismo.
Traspare speranza nell’intera opera scrittoria, in particolare nel finale del libro, come aspettativa sempre suffragata da prove empiriche.
Oggi, la zona adiacente alla centrale nucleare è divenuta un luogo di conservazione della biodiversità, un’area trasformata in riserva naturale, grazie alla straordinaria capacità di adattamento e rigenerazione della natura, delle specie animali e della fauna selvatica.
È meritorio, in conclusione, lo spirito con il quale l’Autore ricostruisce, con l’utilizzo di documenti di archivio, la storia degli eroi di Chernobyl, mosso da una ferma contrarietà nei confronti dell’energia nucleare e in favore, dunque, di un piano di sviluppo che preveda un’auspicabile riconversione verde dell’economia e un efficace utilizzo delle energie rinnovabili.

Paolo D’Aleo

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