sabato, 28 Novembre, 2020

Giovanna Miele
Roma 2021: un serio approccio politico

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La prossima primavera Roma affronterà le sue elezioni Amministrative ed è del tutto evidente che sarà una scadenza obiettivamente particolare.

Siamo in piena pandemia e alle prese con tutte le urgenze ed emergenze che questa comporta. Ne usciremo, ne sono certa. Ma sul quando, sul come e con quali strascichi successivi doversi confrontare, non esistono parametri credibili da potere utilizzare. Tutto al momento , è affidato al senso civico, alla responsabilità dei singoli, delle istituzioni, della collettività.

Traguardando le elezioni esistono, perciò , una serie di problemi, inconfutabili da affrontare e risolvere, che interpellano chiunque intenda partecipare alla competizione elettorale e chiedere il consenso dei cittadini. Il funzionamento della Sanità – sul terreno della Ricerca Scientifica, delle strutture cliniche ospedaliere, della medicina territoriale e di quella di prossimità – costituirà un autentico banco di prova discriminante per la futura Amministrazione.

I mezzi finanziari sembrano, finalmente, a disposizione e, dunque l’ostacolo (finora insormontabile) per operare con discernimento, unità di intenti e predisposizione scientifica adeguate, consente di poterlo superare con credibili opportunità di successo. La posta in gioco – la tutela della salute – è la più alta in assoluto e, l’obiettivo non può essere mancato.

SI può fare e si deve fare.

Questo è il principale compito della Politica: avere una visione di futuro; nutrirla con i necessari progetti; elaborare i conseguenti programmi attuativi.

La sfida si presenta con caratteristiche tanto complesse, quanto inedite. Dovremo essere all’altezza di ripensare tutto e ripensarci tutti. Se è vero che siamo ormai ad un “svolta epocale” non dobbiamo solo “voltare pagina”, ma dobbiamo “cambiare libro”.

Questa necessità sta facendosi strada ai diversi livelli: nell’Unione Europea – dove sono stati compiuti notevoli passi innovativi e vanno facendosi strada scelte di priorità che rappresenteranno i nuovi binari sui quali dovrà passare il treno della futura e più stringente integrazione comunitaria; nei Governi Nazionali, chiamati loro volta a mettersi in sintonia con i grandi capisaldi delle priorità indicate. E così di conseguenza, armonizzare scelte e comportamenti a livello regionale e locale.

In sintesi: non un restauro, magari gradevole, della politica, bensì una sua rigenerazione.

Noi Socialisti, e noi Socialisti romani, abbiamo iniziato ad approcciare il tema delle amministrative 2021, sforzandoci di ragionare a questa nuova latitudine di pensiero e d’azione. Non è semplice, ma ci sembra obbligatorio.

Abbiamo alcune certezze di partenza: sappiamo da che parte stare.

Siamo consapevoli del nostro peso elettorale – reale e potenziale – ma anche di rappresentare idee e forze grandi che non vogliamo e non possiamo deludere. Partendo da qui stiamo partecipando e promuovendo tavoli di consultazioni e confronto con le forze di centro sinistra, ambientaliste, civiche e progressiste.

Ci interessa un fronte largo, inclusivo, il più rappresentativo possibile, poiché l’altezza della sfida richiede l’apporto consapevole ed originale di tutti. Siamo alla ricerca di soluzioni condivise e persuasive. Non abbiamo ricette preconfezionate da imporre, ma obiettivi chiari da perseguire.

Certo, nello sforzo di dare vita ad una costruzione così complessa ed ambiziosa non ci piace partire dal tetto. Intendo dire non dalla disputa sul nome del candidato Sindaco.

Secondo noi quello è un punto di arrivo – e comunque successivo – non di partenza.

Anche qui una certezza l’abbiamo. Ed è quella relativa alla Sindaca uscente, peraltro autocandidatasi. Che dire? Povera Roma, che male ha fatto per essere trattata così? D’altra parte – non volendo infierire con valutazioni soggettive – per giudicare non solo la Sindaca, ma la sua complessiva squadra di Governo della Capitale, basta affidarsi alla “voce del popolo”. Per deformazione professionale sono incerta nel definire la scelta della Sindaca uscente se sia strafottente o incosciente…Mah?

C’è tuttavia un’altra auto candidatura a Sindaco di Roma: quella di Carlo Calenda.

Intendiamoci bene: candidandosi sia Virginia Raggi che Carlo Calenda , esercitano un loro sacrosanto diritto, costituzionalmente garantito.

Della Sindaca uscente ho già detto. Probabilmente il ragionamento su Carlo Calenda è differente. Se non altro per ragioni di “curriculum vitae”.

Eppure, non riesco a comprendere la intempestività e la forzatura di questa candidatura. Non ne faccio soltanto una questione di Metodo (le primarie, le consultazioni, gli schieramenti ecc…) bensì di Merito. Perché LUI, per fare COSA, con CHI, contro CHI, con quale VISIONE, con quali PROSPETTIVE. Ecco perché – a prescindere dall’apprezzamento sul candidato – ho detto che per costruire un progetto tanto ambizioso, quanto difficile, non si poteva partire dal tetto, vale a dire dalla fine.

Stiamo parlando di Roma. Non è un Comune, non è una città qualsiasi. E’ la Capitale d’Italia. E’ il Centro Universale della Cristianità; costituisce pur sempre un faro per la cultura e la civiltà del mondo e dell’intera umanità. Possiede una sua intrinseca dignità da difendere e tramandare ai posteri.

Tutto ciò, nei perigliosi tempi che viviamo, deve essere raccolto, preordinato, progettato ed eseguito dalla Politica.

Questo è il livello della sfida.

Con tutta umiltà, ma anche con tenacia, perseveranza e testardaggine, noi a questo intendiamo lavorare.

Giovanna Miele

Presidente PSI ROMA Area Metropolitana

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