domenica, 17 Novembre, 2019

Giovanni Nigro
Una scelta sbagliata ridurre i parlamentari

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Il nuovo Parlamento sarà composto da 400 deputati e 200 senatori. Tuttavia la riforma non entrerà in vigore immediatamente, ma nei tre mesi successivi alla pubblicazione potrebbe essere presentata richiesta di referendum confermativo da parte di un quinto dei membri di una Camera o 500 mila elettori, oppure cinque consigli regionali, così come previsto dalla nostra Costituzione.

Sono perfettamente consapevole che criticare la riduzione del numero dei parlamentari equivale ad offrire la testa al boia per l’esecuzione; ciò nonostante è impossibile giudicare in maniera positiva una siffatta proposta di riduzione, anche volendosi sforzare. Lo dico senza troppi giri di parole: si tratta di una riforma sbagliata ed insensata, e le ragioni sono molteplici. Mi limito a sintetizzarne tre:

In primo luogo, questa riduzione dei parlamentari ha un duplice effetto negativo sul piano della rappresentanza politica, in quanto da un lato l’aumento del numero medio di abitanti per parlamentare eletto aumenta il distacco tra elettori ed eletti creando così le condizioni per un indebolimento della rappresentanza politico-territoriale e dall’altro non fa che accrescere il ruolo dei capi partito;

In secondo luogo, dal punto di vista squisitamente aritmetico-elettorale la riduzione del numero dei parlamentari da eleggere nei collegi aumenterà il numero dei voti utili a conquistare il seggio, con il conseguente aumento dei costi per la campagna elettorale.

Infine sotto l’aspetto proprio dei lavori parlamentari un numero minore di parlamentari potrebbe incidere sull’organizzazione e lo svolgimento dell’attività parlamentare, in quanto le forze politiche che supererebbero appena la soglia di sbarramento si troverebbero ad avere un gruppo esiguo di deputati e senatori da suddividere poi nei vari organismi (per esempio commissioni e giunte).

Mi chiedo allora: perché, invece di ridurre il numero dei parlamentari, non si procede ad una più sensata riduzione delle indennità? Oppure, perché non accompagnare il taglio dei parlamentari ad una riforma costituzionale più ampia in grado di abolire, per esempio, il bicameralismo paritario? Di questi tempi, purtroppo, pare che la strada più facile sia quella di accontentare il popolino con slogan quali “abbiamo abolito i costi della politica, abbiamo tagliato la casta”, magari affacciati su un balcone.

E così, mentre i nostri gloriosi padri costituenti vollero prevedere un numero di parlamentari rapportato ad una popolazione corrispondente a circa 40 milioni di persone, i nostri nuovi “padri costituenti” ( si fa per dire) a fronte di un aumento della popolazione preferiscono tagliare il numero dei nostri rappresentanti. Ora, che siano gli esponenti del Movimento 5 Stelle a volere una riforma del genere non ci stupisce più di tanto; ciò che davvero stupisce è che sia il Partito Democratico, il quale si definisce riformista e progressista, ad appoggiare una simile proposta per salvaguardare , probabilmente, la tenuta e la stabilità del governo.

Resta il fatto che in un momento come questo, con questa crisi della rappresentanza, ridurre il numero dei parlamentari rappresenta non solo la sciocchezza più grande che si possa fare, ma altresí un vero e proprio attacco alle nostre istituzioni democratiche. In sostanza, assisteremo ad un vero e proprio attacco alle nostre istituzioni democratiche nel tentativo di distruggere la democrazia rappresentativa per lasciare il posto alla democrazia diretta, alla democrazia della rete; il tutto nel silenzio assordante di chi nel 2016 parlava di “deriva autoritaria”.

Giovanni Nigro
Responsabile nazionale Riforme Istituzionali FGS

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