mercoledì, 20 Novembre, 2019

Giro: Cataldo vince, Nibali e Carapaz attaccano Roglic

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“Poi Dio creò la bicicletta perché l’uomo ne facesse strumento di fatica ed esaltazione nell’arduo itinerario della vita. Su questo colle essa è diventata monumento all’epopea sportiva della nostra gente, che sempre è stata aspra nella virtù e dolce nel sacrificio”.
Siamo nei dintorni di Como, a 754 metri sul livello del mare, sulle strade abitualmente percorse dal Giro di Lombardia. La frase è incisa su una targa che si trova nel Santuario della Madonna del Ghisallo. Papa Pio XI nel 1949 proclamò la Madonna del Ghisallo patrona universale dei ciclisti. Il giorno della proclamazione venne organizzata una staffetta in bicicletta da Roma, gli ultimi due tedofori a portare la fiaccola furono Coppi e Bartali.

Salire al Ghisallo vuol dire trovare un luogo dove lo spirito del ciclismo rivive anche negli oggetti che vi sono conservati, come la bicicletta con la quale Coppi pedalò sulle strade del Tour nel 1948 o la bicicletta del povero Casartelli, la bici con la quale Moser ha stabilito il record dell’ora e le maglie di tanti Campioni, i gagliardetti di centinaia di società ciclistiche. Al Santuario fa capo anche un gruppo sportivo il cui Presidente Onorario, per tradizione, è il Papa, con tanto di tessera UCI.

Oggi sul Ghisallo, mentre le campane suonano a festa, è passato per primo Dario Cataldo, partito in fuga con Cattaneo già poco dopo il via da Ivrea.
Il vantaggio della coppia ha toccato anche il quarto d’ora, i due vanno d’accordo, si gestiscono bene.
Sulla seconda salita del giorno, il Colle di Sormano, sono ancora primi. Dietro, il gruppo perde pezzi e rimangono solo una ventina, i migliori. Ci pensa Yates a dare la scrollata giusta. L’inglese avrebbe voluto lottare per la vittoria di tappa ma i due in fuga gli hanno rovinato la festa. La discesa dopo il Colle di Sormano è difficile ma la fuga non perde terreno. Roglic fora una ruota, vicino non c’è l’ammiraglia, vicino c’è solo un compagno di squadra, l’olandese Tolhoek. Si scambiano con foga la bici. Lo sloveno rientra nel gruppo pochi chilometri più in là, appena prima dell’ultima salita del Civiglio.
Il Civiglio è duro, va su senza misericordia con pendenze sempre in doppia cifra ed i corridori se ne accorgono subito, quasi tutti dondolano la schiena dalla fatica. Ad un certo punto Pozzovivo, fedele pesce pilota dello Squalo, si porta in testa al gruppetto dei migliori e rilancia ancora l’andatura. Il gruppetto si allunga, Nibali si guarda intorno e via, scatta in progressione con Carapaz pronto ad accodarsi. Un tornante, due tornanti. Roglic sale con il suo passo ma ad ogni pedalata perde un metro, poi due. La discesa che segue è una picchiata su Como. Nibali scatta ancora spettinando i muri delle case che si affacciano sulla strada. Frenare, staccare, rilanciare. Così di seguito ad ogni tornante, ad ogni curva. La forza d’attrito che si arrende allo Squalo. Carapaz riesce a non perdere troppo ed a rientrare nel tratto pianeggiante che precede l’arrivo. Là dietro non sappiamo con quale animo Roglic abbia affrontato la discesa. Di sicuro ad un certo punto sbaglia una curva e si trova in terra, ad abbracciare il guardrail. Per fortuna si rialza subito anche se alla fine Nibali e Carapaz gli mangeranno quaranta secondi.
Intanto Dario Cataldo e Mattia Cattaneo, primo e secondo all’arrivo, fanno l’impresa e si prendono gli applausi di Como. Duecento chilometri di fuga. Duecento chilometri di intrepida determinazione. Bravi.
Domani riposo. Dopodomani si torna in sella con la certezza di non salire più sul Gavia a causa della neve. Troppi rischi. Al suo posto gli organizzatori hanno inserito i tornanti del Monte Cevo e la salita all’Aprica. Resta l’ascesa al Mortirolo. Martedì arrivare al traguardo di Ponte di Legno sarà comunque una impresa.

CLASSIFICA DI TAPPA

CLASSIFICA GENERALE

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